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Calzini, perché è sbagliato darli per scontati…

14.09.2021
3 min
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Scarpe e calzini da ciclismo sono un binomio indissolubile, le prime stanno facendo passi da gigante nell’evoluzione e nell’adattamento all’atleta. Ci sono modelli sempre più leggeri e resistenti. La traspirabilità è uno dei temi chiave, insieme però, al miglioramento del trasferimento di potenza dal corridore al pedale. Molto dello studio fatto dalle case produttrici di calzini è incentrato su questi argomenti: stabilità e trasferimento di potenza.

Per capire meglio quale sia il connubio tra scarpa e calza abbiamo chiesto l’intervento di Mauro Testa, biomeccanico di fama mondiale. Mauro è stato uno degli sviluppatori tecnici della pista di Tokyo che ha portato all’atletica azzurra due ori (nei 100 metri piani e nella staffetta maschile della 4×100). 

Qual è il rapporto tra calze e scarpe dopo le innovazioni tecniche avvenute in questi anni?

Bisogna partire dalla scarpa, negli anni abbiamo visto alleggerirsi la parte della tomaia, mentre la suola è andata sempre verso una maggiore rigidità. Questo per garantire un miglior trasferimento di potenza. Questo fatto però ha una controindicazione: la chiusura.

Lo studio di Mauro Testa è iniziato dall’analisi del piede
Lo studio di Mauro Testa è iniziato dall’analisi del piede
In che senso?

Se il mio piede appoggia su un corpo rigido e stringo la scarpa fino in fondo, ovvero il massimo grado di chiusura, costringerò lo stesso ad avere poca elasticità, e quindi un effetto negativo, di dolore e formicolio.

Ci spieghi meglio…

Il piede ha numerosissime ossa, 28 per la precisione. Queste accumulano energia potenziale elastica e la trasferiscono poi alla suola e di conseguenza al pedale. Stringendo troppo il rotore o il velcro, si blocca il piede ma lo si fa nel modo sbagliato, poiché non accumula più energia elastica e provoca fastidio al ciclista.

Come si può risolvere questo problema?

Noi di Biomoove abbiamo pensato di inserire alla base dei calzini una parte in silicone antiscivolo, questa soluzione permette di fermare il piede anche senza stringere eccessivamente la scarpa. 

Quali sono le altre problematiche che avete riscontrato?

Sono due principalmente: il ritorno venoso e la stabilità del polpaccio.

Partiamo dal ritorno venoso

Il corpo umano per far risalire il sangue si basa sul ritorno venoso: un liquido tende a trasferirsi da un punto di alta pressione ad uno di bassa. Quando siamo in piedi la pressione è maggiore nella zona dei piedi e questa spinge il sangue verso zone di minor pressione:, testa e cuore. Al contrario, in bici la pressione maggiore è sulla sella ed il sangue deve essere trasferito nelle zone periferiche, facilitando il ritorno venoso nella zona dei piedi si facilita la circolazione. 

E per quanto riguarda la stabilità del polpaccio?

Nel pedalare su strada il polpaccio subisce delle piccole scosse, il nostro sistema nervoso centrale tende a salvaguardare il corpo. Per stabilizzare il muscolo si sforzano le fibre rosse, quelle veloci, così da non dislocare il polpaccio, questo però influisce negativamente sulle prestazioni dell’atleta.