La mezza maratona di Van der Poel agli occhi dei campioni podisti

18.11.2024
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Un’ora e 22′ sulla mezza maratona: è il tempo fatto siglare da Mathieu Van der Poel. È successo nei dintorni di Javea, in Spagna, nella zona di Valencia, una località che l’ex campione del mondo frequenta spesso e considera una sorta di “seconda casa”. Il corridore della Alpecin-Deceuninck non è nuovo a sfide fuori dal comune. Questa volta, insieme al suo amico Freddy Ovett – anch’egli figlio d’arte (il padre Steve è stato una leggenda del mezzofondo) – ha affrontato una “mezza maratona” come allenamento e sfida personale.

Per la precisione, si è trattato di 21,2 chilometri – dato Strava di VdP – percorsi a ritmo sostenuto. In origine, Van der Poel avrebbe dovuto partecipare alla Gran Carrera del Mediterraneo, in programma il 10 novembre, ma l’evento è stato cancellato a causa dell’alluvione che ha colpito la zona (in apertura foto Felix Homann).

L’analisi degli esperti

Per approfondire la prestazione di Van der Poel, abbiamo interpellato due ex grandi del mezzofondo prolungato: Stefano La Rosa e Andrea Lalli, tante volte azzurri nelle più importanti competizioni mondiali. Pur abituati a tempi stellari, entrambi hanno corso la mezza maratona in poco più di un’ora, non sono rimasti scioccati dal crono dell’atleta olandese, ma ne hanno riconosciuto il valore, soprattutto considerando l’impegno muscolare richiesto.

Stefano La Rosa ha sottolineato l’aspetto dell’adattamento muscolare: «Io utilizzavo spesso la bici all’inizio della preparazione, alternandola alla corsa. L’impatto muscolare è però completamente diverso: il contatto con il terreno cambia tutto e innesca un meccanismo biomeccanico molto specifico. Per questo Mathieu è stato bravo. Certo, conosco ciclisti che hanno fatto i 10.000 metri in 31 minuti, che è un tempo eccezionale. Ho saputo che Van der Poel, praticando ciclocross, è abituato a correre, ma non su queste distanze. Fare 21 chilometri a una media inferiore ai 4 minuti al chilometro (il suo passo è stato di 3’52”, ndr) non è affatto semplice e richiede un’ottima preparazione».

Andrea Lalli, invece, ha messo l’accento sulla capacità di sostenere sforzi ad alta intensità: «Quando si corre, anche a ritmo lento, la frequenza cardiaca media è più alta rispetto al ciclismo. Van der Poel è abituato a questo tipo di sforzi, considerando che un cross dura circa un’ora, quindi è una condizione simile. E questo lo aiuta. Mentre un aspetto meno favorevole è la sua struttura muscolare: la massa rende i movimenti meno fluidi e agili, ma con un “motore” come il suo, un’ora e 22 minuti è un risultato alla sua portata. È stato bravo, soprattutto perché non parliamo di 10 chilometri, ma di una mezza maratona».

Mathieu VdP è solito allenarsi con la corsa a piedi, specie durante l’autunno (foto Instagram)
Mathieu VdP è solito allenarsi con la corsa a piedi, specie durante l’autunno (foto Instagram)

Questione di adattamento

Lalli, che da ex campione di corsa è oggi un ciclista amatoriale evoluto, ha riconosciuto come l’adattamento muscolare sia il punto più critico, specie all’inizio.

«Ho molti amici triatleti – riprende Lalli – che confermano quanto sia dura affrontare i primi chilometri di corsa dopo una frazione in bici. È la parte più difficile del triathlon. Anche per Van der Poel la sua muscolatura non è stata un vantaggio.

«Sarebbe interessante conoscere i suoi parziali: se, ad esempio, avesse corso i primi 10 chilometri in 45 minuti e i successivi in 37, il risultato sarebbe davvero notevole. Al contrario, se avesse mantenuto un ritmo costante sfruttando il suo grande “motore”, sarebbe comunque un risultato di rilievo, ma più prevedibile. Probabilmente l’olandese ha fatto qualche giorno di riadattamento muscolare prima della prova».

Cameron Wurf ha fatto sia delle maratone che l’Ironman (triathlon). Tra l’altro si vocifera che lo stesso Van der Poel voglia cimentarsi in questa sfida (foto Instagram)
Cameron Wurf ha fatto sia delle maratone che l’Ironman (triathlon). Tra l’altro si vocifera che lo stesso Van der Poel voglia cimentarsi in questa sfida (foto Instagram)

Testa da running

Ma questa sfida non è stata solo una questione fisica. In certi sforzi è determinante anche la parte mentale quando la fatica sale e non è la “tua fatica”… è più facile cedere.

«Van der Poel – conclude Lalli – ha saputo gestire bene il passo anche dal punto di vista mentale. La mezza maratona è molto diversa da una maratona: io, per esempio, la affrontavo con l’approccio mentale di un 10.000 metri. È più vicina a quella distanza che a una maratona. In ogni caso, tanto di cappello a lui».

Pur non trattandosi di un tempo da record, l’approccio muscolare richiesto per sostenere un gesto atletico così diverso come la corsa, protratto per oltre 21 chilometri, non è assolutamente scontato. Van der Poel ha dimostrato ancora una volta la sua versatilità e il suo straordinario talento atletico.