Pedivelle corte. Si torna a parlare della soluzione tecnica forse più rivoluzionaria e intrigante del momento. Tolta l’alimentazione, il vero push di questo ciclismo che corre sempre di più, la riduzione delle pedivelle resta centrale.
Ma come ci si adatta quando i pro’ le cambiano? Ne abbiamo parlato con Andrea Vendrame che, passando dalla Decathlon-AG2R alla Jayco-AlUla, quindi da Van Rysel a Giant, ha colto anche l’occasione per apportare questo cambiamento. Il veneto è passato dalle pedivelle da 170 millimetri a quelle da 165.


Hai cambiato pedivelle, Andrea: come sta andando?
Ho cambiato le pedivelle alla ripresa degli allenamenti in autunno, quindi più o meno a fine ottobre. Una modifica che abbiamo fatto con il meccanico e Fabio Baronti, che è il mio preparatore. Abbiamo riportato le misure della vecchia bici Van Rysel che usavo alla Giant. Quando è arrivato il materiale nuovo della Giant abbiamo subito adottato delle pedivelle con altri piccolissimi cambiamenti, come la sella un po’ più alta.
La sella si è alzata di 5 millimetri, pari all’accorciamento delle pedivelle, oppure un po’ meno?
Precisamente l’abbiamo alzata di tre millimetri. Era una mia esigenza con questo nuovo modello di bici. Diciamo che è una scelta che non dipende dalle pedivelle. Se avessi avuto queste pedivelle con la Van Rysel magari non avrei cambiato nulla.
Da un punto di vista pratico, quando vai quali sono le tue sensazioni?
Io amavo la pedalata di forza, quindi rapporti lunghi, più tipici della vecchia scuola. Adesso tengo invece di più l’agilità, la ricerco maggiormente: avendo una leva più corta ovviamente la pedalata, quei 3-4 rpm al minuto, te li dà questa pedivella più corta. A livello di sensazioni iniziali, quando devo spingere mi trovo bene e mi trovo bene tutt’ora.
Ti sembra di avere una pedalata più reattiva anche in volata?
Sotto questo punti di vista dico che le 170 sul mio fisico interagivano meglio, la sentivo come una spinta un po’ più potente. Però a livello numerico questo passaggio da 170 a 165 millimetri in una volata non cambia assolutamente niente dal mio punto di vista, è solo un effetto di sensazione. I valori corrispondono assolutamente. Anzi, in salita sono migliori. Però devo essere onesto: non so se lo siano per via della preparazione fatta fino adesso o per le pedivelle in sé.


Un nuovo Vendrame…
Sì, ho lavorato molto e bene, sia in bici ma anche sul piano nutrizionale. Questo mi ha portato già alle prime gare a trovare un nuovo Vendrame perché abbiamo già fatto dei best time sui 10’ e sui 20’. La condizione è buona, però Baronti mi sta confermando che siamo solo alla prima parte: il nostro obiettivo è arrivare bene al Trofeo Laigueglia, alla Strade Bianche e alla Milano-Sanremo.
Andrea, tu hai una salita di riferimento. Ora che hai pedivelle più corte, alla stessa intensità e a parità di rapporto, quanto cambia la cadenza?
Sì, ho una salita di riferimento, però sinceramente non ho ancora fatto questo tipo di allenamento, cioè il test di salire a 300 watt e vedere in quanto tempo arrivavo, almeno non sulla mia salita di riferimento. Tuttavia ho fatto altri lavori specifici. Diciamo che a livello di wattaggi salgo con valori più alti, quindi non posso neanche confrontarli con gli anni precedenti. Quello che ho visto e notato molto è che prima, su 15 minuti ipotetici dove tenevo il tempo, salivo con una media di 80-83 rpm, adesso invece mi aggiro sulle 87-88, anche 90 in qualche breve caso.
E sul fronte dell’alimentazione ci sono relazioni tra pedivelle più corte e dispendio energetico? Ci rendiamo conto che è una domanda molto al limite, ma in questo ciclismo non si sa mai!
Sinceramente non ne ho mai parlato né con la nutrizionista, Laura Martinelli, né con Baronti se cambia qualcosa. Non penso ci siano relazioni, perché alla fine noi riceviamo la sera prima i valori nutrizionali e ciò che dobbiamo assumere, così il giorno dopo sappiamo cosa dobbiamo mangiare in gara o in allenamento, basandoci sui valori di TrainingPeaks e di altri dati che incrociano i tecnici, ma sono valori che si basano sul dispendio energetico e non sulla pedalata.




Torniamo alla parte tecnica. Tacchette: hai cambiato qualcosa?
Qui è cambiato parecchio, perché sono passato dai pedali Look a Shimano, quindi è proprio un altro tipo di pedalata. Non solo, ma ho cambiato anche le scarpe. Non ho più Gaerne. Sono passato a DMT, quella nuova scarpa su cui hanno abbassato ancora la suola e ridotto il carbonio nella suola. Quindi ci sono più elementi che mi hanno fatto cambiare la posizione in sella.
Quindi avere un pedale più pronto, come hai detto all’inizio, dipende dalle pedivelle ma forse anche da quest’altra serie di cambiamenti?
Sì, diciamo anche che con i pedali Shimano senti una pedalata più uniforme: la tua spinta viene impostata in modo più regolare sul pedale rispetto ai Look. Per me incidono molto anche le tacchette. Io ho le blu che hanno due gradi di flottaggio. Il piede è molto più stabile rispetto alla tacchetta grigia dei Look che ha un movimento maggiore. E più il piede si muove, più disperdi energia.
Essendo tu anche piuttosto veloce, pensavamo usassi tacchette fisse…
No, non metto mai le rosse (con 9° di gioco, ndr) e neanche le grigie (con 4,5, ndr). Invece con uno flottaggio così ridotto forse, tutto sommato, ci può stare. E resto tranquillo soprattutto per quel che può succedere alle ginocchia.