All’ultimo Mondiale gravel ha esordito la nuova Colnago G5-X, la bici scelta dalla nostra azzurra Erica Magnaldi. Dell’avventura australiana dell’atleta della UAE ADQ avevamo già parlato prima della corsa. Tra l’altro una trasferta che la piemontese aveva effettutato a sue spese, pensate che passione (in apertura e nel resto dell’articolo foto di Luca Troglia).
Adesso vediamo come è andata la sua prova. Ma soprattutto Magnaldi ci svelerà alcuni segreti della nuova gravel made in Colnago. Come è stata progettata, come si comporta e quali sono le differenze con il modello precedente, la G4-X, che era già una belva.


Partiamo dal tuo mondiale, Erica. Come ti sei sentita? Com’è andata, al netto del risultato?
E’ andata bene, è stata una bella gara. Soprattutto considerando l’avvicinamento che ho avuto, sono soddisfatta del risultato. Fino a due giorni prima di partire per l’Australia non ero neanche sicura che avrei corso, perché non riuscivo a pedalare in gravel dopo la caduta all’altro mondiale, quello su strada di Montreal.
Ma una volta che eri lì…
Una volta arrivata, di giorno in giorno è andata meglio. Le botte hanno cominciato a farsi sentire un po’ meno. Con l’adrenalina della gara non ci ho più pensato, soprattutto al dolore che avevo al gomito e alla mano. Le condizioni dell’avvicinamento non erano proprio ideali, ma alla fine mi sono difesa. Fino agli ultimi 25 chilometri sono sempre stata nel gruppo di testa.
Poi che cosa è successo?
Quando c’è stata la selezione finale, semplicemente le prime quattro ne avevano un po’ più di me. Siamo arrivate quasi una per una, al massimo a coppie. E’ stata la strada a parlare: le carte in tavola quel giorno erano quelle. Sono comunque soddisfatta del risultato. Quinta al mondo non è qualcosa da buttare via, assolutamente.
Ti ha proprio conquistata il gravel, Erika?
Sì, mi piace un sacco, mi diverte proprio. Sento che sto migliorando tanto, anche perché l’anno scorso è stato il primo in cui ho iniziato a praticarlo. Ho usato spesso la bici gravel durante le uscite di distanza, quando ero in altura e magari non dovevo fare lavori specifici. Adesso, avendo anche il potenziometro e tutto il necessario sulla bici gravel, riesco a fare allenamenti di tutto rispetto, con la stessa valenza di quelli che faccio su strada.


Veniamo un po’ alla G5-X, Erika. Come va la bimba?
Molto, molto bene. E’ stato amore a prima vista, se posso essere sincera. Già le prime volte che l’ho usata ho subito sentito una grande differenza.
Quando l’hai provata, in segretissima anteprima, in vista del mondiale?
Ho avuto la fortuna di provare un prototipo della G5-X circa un mese prima. L’ho portato con me in altura, durante un ritiro che avevo programmato in preparazione dei due mondiali. In realtà è proprio lì che l’ho usata tanto, soprattutto per le uscite di distanza. Sostanzialmente ho sempre utilizzato quella. Ho notato subito una grossa differenza rispetto alla G4-X.
Quando parli di differenza, a cosa ti riferisci?
A tanti aspetti, in realtà. Sicuramente al maggiore comfort e alla maggiore facilità di guida. E’ una cosa che ho notato subito. E’ come se seguisse meglio la traiettoria che si sceglie di impostare. Risulta più semplice mantenerla anche nei tratti sconnessi. Questo mi è stato poi spiegato anche dagli ingegneri di Colnago. Non era semplicemente una mia sensazione: effettivamente è qualcosa che hanno ricercato in fase di progettazione.


Cosa ti hanno detto gli ingegneri? Come ci sono riusciti?
Sostanzialmente intervenendo sull’angolo di sterzo, che adesso è un po’ più aperto (0,5° per taglia, ndr), e creando una bici con il baricentro più basso – è stata abbassata la zona del movimento centrale – e il peso distribuito in maniera diversa. Inoltre, c’è una maggiore distanza tra le due ruote: un interasse più lungo, ecco.
E per quanto riguarda il peso?
La base della G4-X era già buona. G4-X e G5-X sono simili, ma la nuova è comunque leggermente più leggera. Poi, ovviamente, dipende tutto da come viene montata. Io ho utilizzato una guarnitura monocorona Carbon-T da 46 denti e dietro ho il cambio Shimano XTR, quindi un cambio da mountain bike, con una cassetta posteriore 10-51.
Quali pedali hai utilizzato: da fuoristrada o da strada?
Pedali da mountain bike, i nuovi Shimano XTR. Ho provato a usare anche quelli da strada, ma soprattutto quando ci sono percorsi tecnici, come spesso succede, la scelta dipende molto dalla tipologia di gara. Bisogna considerare se ci sono tratti da affrontare a piedi, ostacoli, guadi… Forse in Australia si poteva correre anche con i pedali da strada, perché quello era gravel vero e proprio, con strade bianche molto scorrevoli.
Ma par di capire che non sia sempre così…
Ormai questa disciplina ha tantissime declinazioni e spesso nelle gare si trovano tratti di single track, salite talmente ripide da essere impossibili da affrontare in bici e guadi in cui, se ti va bene, rimani in sella. Se invece devi mettere piede a terra, poi rimettere la scarpa sul pedale non è facile. Meglio, pertanto, avere un pedale che si aggancia più facilmente.


Ci hai parlato della guidabilità e del tuo setup iridato. Torniamo sulla Colnago G5-X: quali sono le altre caratteristiche?
Una differenza molto importante, se non determinante, è la possibilità di montare copertoni più larghi. Su una bici gravel, il cuscinetto d’aria rappresentato dalla gomma è l’unico ammortizzatore che hai. Poter montare un copertone più ampio, con un maggior volume d’aria e una pressione più bassa, cambia tantissimo. La G5-X può ospitare coperture larghe fino a 53 millimetri. Questo ti permette di fare un ulteriore passo avanti. Non ho ancora provato questa misura, ma sono curiosa di farlo.
Possiamo capirti, cambia del tutto e si allarga il ventaglio di utilizzo. Dal gravel filante a quello più tecnico…
Esatto! Ripenso a quando quest’anno ho corso quella gara in Islanda: è stata una delle competizioni con le condizioni del fondo più difficili che abbia mai incontrato. Il 90 per cento del percorso era su un terreno vulcanico ghiaioso, dove si affondava. Poi c’erano mucche, guadi… Io avevo ancora la G4-X, quindi non potevo montare coperture più larghe di circa 40 millimetri. Le altre atlete, invece, avevano gomme enormi, da mountain bike, alcune addirittura da 60 millimetri.
Con quali coperture hai corso in Australia?
Con le Continental Terra Trail da 45 millimetri, sia davanti sia dietro. Sono i copertoni con cui mi trovo meglio. Li ho provati tutti! Questi restano i miei preferiti.


Perché?
Per il compromesso tra scorrevolezza e tenuta, anche in condizioni difficili. Noi donne, per esempio, abbiamo trovato condizioni completamente diverse rispetto agli uomini. C’era un fango incredibile. Dopo cento metri di gara eravamo irriconoscibili, da quanto eravamo infangate. Avere un po’ più di tenuta è stato fondamentale. Ci sono state ragazze che hanno fatto brutte cadute, purtroppo, proprio a causa di coperture troppo scorrevoli. Gli uomini, invece, il giorno dopo avrebbero potuto correre con una Terra Speed! Credo infatti che Florian Vermeersch abbia usato proprio quella.
Facciamo un passo indietro. Prima hai parlato di guidabilità della G5-X. Colnago è sicuramente intervenuta anche sulla disposizione delle fibre di carbonio…
Esatto. Gli ingegneri mi hanno spiegato anche questo. La disposizione delle fibre è stata modificata appositamente per attutire le vibrazioni. Si è lavorato molto sui tubi orizzontali. Una delle sensazioni che ho avvertito subito è stata quella di una bici più ammortizzata, capace di assorbire meglio le asperità, gli urti e le vibrazioni. Attenzione, però: non è una bici molle, per intenderci. E’ molto reattiva.
Insomma, ti è piaciuta veramente!
Sì, e non lo dico perché sono di parte. Penso anche alla sua versatilità. La Colnago G5-X pur nascendo come gravel race ha anche il vano portaoggetti sotto il portaborraccia, i punti di fissaggio delle borse. E, ripeto, il fatto di poter montare gomme da 53 millimetri la rende adatta a tanti, tanti terreni. Penso a chi fa viaggi o gare estreme anche di più giorni dove ci sono i single track.