Erica Magnaldi Gravel

Gravel e guida su strada: Magnaldi ha qualcosa da dirci

02.11.2026
5 min
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Erica Magnaldi è ormai la nostra regina indiscussa del gravel. L’atleta della UAE L’Imad, oltre a essere la tricolore in carica, è stata anche l’unica azzurra al mondiale in Australia. Ma soprattutto, da quel che ci ha raccontato la volta scorsa, parlando della nuova  Colnago G5-X che le hanno messo a disposizione, traspare una grande passione per il gravel (in apertura foto Instagram).

Ma la passione, forse mai come in questo caso, non è fine a sé stessa. Secondo Magnaldi, infatti, la bici gravel le sta portando benefici anche per la strada, specie dal punto di vista della guida. Il che non è poco, tanto più se si pensa che Erica ha iniziato a correre in bici piuttosto tardi. Veniva dallo sci di fondo e dalle granfondo e, all’inizio, aveva qualche lacuna tecnica.

Erica Magnaldi Gravel
Erica Magnaldi è migliorata molto nella guida su strada anche grazie al gravel
Erica Magnaldi Gravel
Erica Magnaldi è migliorata molto nella guida su strada anche grazie al gravel
Dunque Erica, come senti di guidare? Sia nel gravel che su strada…

Rispetto all’anno scorso, soprattutto nei tratti tecnici e in discesa, mi trovo molto più a mio agio. Forse è merito anche delle gomme più larghe che posso usare con la nuova Colnago G5-X, dei materiali che sto provando, fatto sta che mi diverto molto di più. Penso che anche per questo motivo il gravel continuerà a esserci anche nel mio futuro. Anche su strada noto che mi trovo meglio, che sono più fluida e sicura.

In generale, quanto tempo dedichi al gravel?

Non riesco a dedicargli un tempo preciso ogni settimana. Quando sono fuori casa, tra viaggi e corse, è difficile. Però ultimamente, anche in tutti i ritiri che ho fatto in altura per conto mio, non organizzati dalla squadra, mi portavo sia la bici da strada che quella da gravel. Molto spesso, soprattutto quando si trattava di distanze endurance, quindi senza particolari lavori da fare, uscivo in gravel. E questo per me ha più valenze.

Quali?

Prima di tutto mentali. Non ti annoi, ti permette anche di vedere posti nuovi in montagna, luoghi stupendi, e di goderti proprio l’uscita, la giornata. Il che dà una bella carica. Lasci l’asfalto e ti infili in qualche sentiero, in qualche strada bianca. E’ la bellezza di scoprire posti dove magari sei passato miliardi di volte, anche vicino a casa, ma su strade che non hai mai fatto. Così scopri angoli di cui non sapevi nemmeno l’esistenza.

Veniamo al nocciolo della questione: la guida. Usare parecchio la bici gravel ti ha dato qualche beneficio anche nella guida su strada? O è tutt’altra impostazione?

Il gravel mi piace proprio e mi piace anche per questo motivo: mi aiuta nella guida, anche più rispetto alla MTB. Tante volte, nell’offseason, ho provato per esempio a fare mountain bike, ma non mi sono mai trovata a mio agio, proprio perché la guida è completamente diversa. Forse ero negata per la MTB, anche perché sono arrivata tardi al ciclismo, devo essere onesta. La cosa che invece mi ha subito attratta del gravel era proprio che, come guida, è molto, molto simile alla strada.

Cosa ti porta a dire questo?

Banalmente, la geometria e la forma della bici sono quelle, gli angoli di spinta sono gli stessi. La sento più familiare e penso che, in realtà, le due cose siano molto complementari. Sicuramente essere migliorata tanto in discesa nel gravel mi ha dato benefici anche su strada. Sento di essere comunque più sicura nell’affrontare le discese su strada. Quindi, secondo me, le due cose sono molto compatibili, e non solo in discesa.

Cosa intendi?

Che, avendo ormai il potenziometro anche sulla bici da gravel, riesco a farci allenamenti di tutto rispetto. Allenamenti che hanno la stessa valenza tecnica di quelli che faccio su strada. E poi riguardo alla guida cambia la sensibilità, il colpo d’occhio, il terreno che cambia, il sasso da schivare. E’ un bel bagaglio che affronti sostanzialmente con la tua bici, con quella impostazione (non quella della MTB, ndr)…

Un sentiero gravel, con tutte le insidie e i cambiamenti continui che comporta, affrontato con una gravel, bici che ha un'impostazione da strada, contribuisce a migliorare la sensibilità e la reattività del ciclista
Un sentiero affrontato con una gravel, bici che ha un’impostazione da strada, contribuisce a migliorare la sensibilità e la reattività del ciclista (foto Adam Kolarski)
Un sentiero gravel, con tutte le insidie e i cambiamenti continui che comporta, affrontato con una gravel, bici che ha un'impostazione da strada, contribuisce a migliorare la sensibilità e la reattività del ciclista
Un sentiero affrontato con una gravel, bici che ha un’impostazione da strada, contribuisce a migliorare la sensibilità e la reattività del ciclista (foto Adam Kolarski)
La posizione che hai sulla bici da gravel è la stessa di quella che hai su strada?

Sì, soprattutto con quest’ultimo modello, la Colnago G5-X, sono riuscita a ricreare praticamente la posizione identica che ho sulla bici da strada, come distanze sella-manubrio, altezza sella e tutto quanto. L’unica differenza, in sostanza, è che ho il manubrio più largo, che tra l’altro è una cosa che preferisco. Ho provato anche a usare lo stesso manubrio che ho su strada nel gravel, ma nella guida in discesa, nei tratti tecnici e sullo sconnesso, averne uno più largo dà molta più sicurezza.

Quando dici più largo, di quali misure parli?

Da 36 centimetri su strada a 40 nel gravel. In più, oltre alla larghezza maggiore, bisogna considerare il flare in presa bassa. Lì la curva del manubrio si allarga rispetto alla parte alta, dove ci sono le leve. Io in discesa sono sempre in presa bassa e questo permette di avere un’ampiezza ancora maggiore dei punti d’appoggio sul manubrio e, quindi, maggiore stabilità e un baricentro più ampio.