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I copriscarpe non sono un semplice accessorio

20.09.2022
4 min
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I copriscarpe da crono sono un accessorio ormai fondamentale. Dietro questo capo tecnico ci sono studi, sviluppi e ricerche che coinvolgono aziende e staff tecnici, dei team e anche delle nazionali.

Approfondiamo l’argomento con Monica Rudella di Alé Cycling e Stefano Devicenzi di Santini.

Tessuti differenziati per un’aderenza ed efficienza ottimali
Tessuti differenziati per un’aderenza ed efficienza ottimali
I copriscarpe per le crono, quanto è cambiato questo capo tecnico rispetto al passato?

Monica Rudella: «La tecnologia ha raggiunto dei livelli avanzatissimi, anche in merito agli accessori. Ormai sono prodotti assolutamente indispensabili e non solo per avere un look “completo”, ma assieme a maglia e pantaloncino concorrono a raggiungere la massima performance».

Stefano Devicenzi: «Moltissimo. La ricerca e lo sviluppo hanno l’obiettivo principale di trovare nuove soluzioni e dettagli che possono fare la differenza. Questi accessori tecnici sono cambiati tanto negli anni e continueranno a farlo anche per i prossimi».

In più di un’occasione Sobrero ha sottolineato l’impegno di Alé nella ricerca aerodinamica
In più di un’occasione Sobrero ha sottolineato l’impegno di Alé nella ricerca aerodinamica
Come vengono costruiti e con quali canoni tecnici?

Monica Rudella: «I nostri copriscarpe vengono testati da ciclisti professionisti appartenenti a squadre World Tour, sia in allenamento che in gara. Viene provata la calzata, la vestibilità e l’aerodinamicità del capo. Solo dopo numerosi test è possibile raggiungere il copriscarpe definitivo».

Stefano Devicenzi: «I canoni tecnici sono semplicemente dettati da un singolo requisito: essere veloci. Tecnicamente devono poter garantire una performance, testata, che riduca il drag dovuto ai materiali utilizzati e inoltre ovviare a quello che la calzatura potrebbe creare, rivestendola integralmente. La costruzione è oggetto di continue prove e ricerche, ma fondamentalmente i principi sono due. Il primo si riferisce ai materiali, che devono avere una performance ottimale quando entra in contatto con l’aria. Parliamo di penetrazione e drag aerodinamico. Il secondo è far sì che questi materiali performino al meglio. Per questo devono essere tagliati e posizionati ergonomicamente nel modo migliore sulla calzata, diciamo posizionati e qui sono considerate anche le cuciture, in modo strategico».

Kung, secondo gradino del podio in questo Mondiale
Kung, secondo gradino del podio in questo Mondiale
Viene considerato anche il fattore temperatura all’interno della calzatura, oppure no?

Monica Rudella: «Si, infatti produciamo sia il modello leggero che il modello per le condizioni più fredde, che offre protezione anche dal vento, dall’acqua e dal fango, pur mantenendo delle qualità di efficienza aerodinamica di altissimo livello».

Stefano Devicenzi: «Relativamente. Semplificando, direi di no. Non è un elemento che può inficiare la prestazione aerodinamica in modo diretto. Chiaro che poi dipende da quanto un corridore sia attento alle prestazioni o al comfort. Un capo più aerodinamico potrebbe risultare più scomodo, ma a livello prestazionale un comfort maggiore del prodotto potrebbe non collimare con la penetrazione ottimale dello spazio».

La nazionale francese è supportata da Alé
La nazionale francese è supportata da Alé
Quali sono le linee guida da rispettare?

Monica Rudella: «I tessuti, così come il copriscarpe finale vengono testati in galleria del vento per garantire il massimo dell’aerodinamicità. La zona che copre la gamba, che non deve superare una certa misura, presenta delle scanalature che fanno defluire al meglio l’aria riducendo così l’attrito. I copriscarpe devono poi avere un’ottima vestibilità, per essere elastici e facili da indossare (considerata la loro aderenza) e adattarsi a più calzature. Nella pianta del piede sono presenti dei fori che devono essere nella giusta posizione».

Stefano Devicenzi: «Ci sono dei canoni prestazionali dettati da ricerca e sviluppo… Ma bisogna anche rispettare i regolamenti UCI».

I copriscarpe, un accessorio che continuerà a cambiare (@Jacob Kenninson Trek-Segafredo)
I copriscarpe, un accessorio che continuerà a cambiare (@Jacob Kenninson Trek-Segafredo)
In termini di numeri, quanta efficienza si guadagna con un copriscarpa moderno?

Monica Rudella: «In Alé amiamo curare tutto alla perfezione, nulla viene lasciato al caso. Anche il più piccolo dettaglio può fare la differenza quando un solo centesimo può valere la vittoria».

Stefano Devicenzi: «Non è facile rispondere a questa domanda. Gli studi e la ricerca vengono fatti sull’intero “sistema ciclista”. Il miglior risultato in termini di marginal gain, dovuto alle applicazioni tecniche, (sia di materiali che di soluzioni costruttive) è quello che performa meglio facendo conto di tutte le variabili. Non si può dare un numero o una risposta assoluta, senza prendere in esame un caso specifico, perché ogni atleta è diverso dall’altro. Prendiamo ad esempio Rohan Dennis e la sua vittoria iridata nello Yorkshire. In seguito ai vari calcoli, che incrociavano i dati di wattaggio e test effettuati con la pedalata statica e dinamica in galleria del vento, è stato possibile calcolare quanto il “sistema ciclista” abbia guadagnato in termini di tempo sul percorso di 54 chilometri, proprio grazie ai materiali utilizzati. Complicato, ma è stato possibile farlo perché si conoscevano le variabili fondamentali».