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SQlab, parola d’ordine ergonomia (e qualità super)

14.04.2023
5 min
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Quando si parla di Sqlab si parla di forme anatomiche, di ergonomia. L’obiettivo è la comodità, che molto spesso fa rima con prestazione. Abbiamo “conosciuto”, per quel che riguarda la strada, Sqlab con l’incontro organizzato da Bike Agency Connection in Toscana.

La gamma del brand tedesco è vastissima. Spazia dalla mtb all’utilizzo cicloturistico della bici, dal gravel alla strada. E proprio sulla strada la linea R, race, propone una serie di prodotti davvero interessanti e di elevatissima qualità.

Il fondello ultrasottile dei pantaloncini SQ-Short One 12 R. Prezzo di listino superiore ai 260 euro
Il fondello ultrasottile dei pantaloncini SQ-Short One 12 R. Prezzo di listino superiore ai 260 euro

Fondello ultrasottile

Noi abbiamo provato per esempio il pantaloncino Sq-Short One12 R, con fondello ultrasottile, assieme alla sella 612 Ergowave R Carbon. Un connubio che ci ha colpito non poco. 

Un fondello così poco spesso, si tratta davvero di 3-4 millimetri ci era del tutto nuovo. E ammettiamo di aver avuto almeno all’inizio qualche perplessità. Perplessità che però sono si sono affievolite già dopo le prime pedalate e sono svanite a fine uscita, quando in teoria scomodità e dolori dovrebbero emergere. Invece è stato il contrario.

Oltre alla calzata della salopette, molto buona e avvolgente, ma senza mai comprimere, un fondello così basso cambia un po’ la seduta. La sella si sente davvero bene. Si riesce a prenderla nel punto di spinta e in qualche modo ci si sente più liberi. Forse c’è anche il bisogno di alzarla di un millimetro. Ma soprattutto si ha la sensazione di pedalare con le gambe più strette, come se in qualche modo si riducesse il fattore Q. Ma questa è sensazione…

Sella anatomica

Ad abbinarsi con questo pantaloncino è la sella 612 Ergowave R Carbon, che racchiude grandi studi sull’anatomia. Si nota una parte posteriore rialzata e una centrale che non prevede il foro, ma è “scavata”.

I ragazzi di SQlab prima di assegnarci il modello, ci hanno preso le misure tramite una semplice, ma efficace, seduta che metteva in evidenza la distanza delle ossa ischiatiche. Tuttavia non c’è una misura fissa della zona pelvica. Alla base degli studi di SQlab c’è il concetto che la distanza delle ossa ischiatiche “varia”, o meglio si adatta, in base anche alla posizione che si assume in sella e a quanto si spinge. Pertanto è importante far sì, soprattutto per una sella dalla vocazione race, che nelle fasi di massimo sforzo essa scarichi pressione e assicuri la massima irrorazione sanguigna alle gambe. E più si va forte e più questa misura della zona pelvica, cioè il reale punto di seduta, si riduce. Per questo la sella scarica anche quando ci si siede più verso la punta. E lo fa assicurando sempre il massimo contatto possibile tra sella e sedere, così da ridurre il più possibile i punti di pressione.

Come per il pantaloncino. anche in questo caso, molto meglio la seconda parte dell’uscita. La 612 Ergowave R Carbon inoltre ha anche ottime caratteristiche tecniche. Scafo e telaio sono in carbonio e pesa appena 125 grammi con la seduta posteriore da 12 centimetri (c’è anche da 13, 14 e 15 e al massimo arriva a pesare 135 grammi).

Il manubrio road di SQlab. Da notare come il tubo (nella parte esterna della curva) non sia tondo. Molto comoda anche la presa alta
Il manubrio road di SQlab. Da notare come il tubo (nella parte esterna della curva) non sia tondo. Molto comoda anche la presa alta

Mani comode

Sempre in tema di ergonomia ecco un particolare manubrio e delle particolari solette. SQlab ha dedicato grandi attenzioni ai tre punti di appoggio del ciclista sulla bici: mani, sedere e piedi. 

Per quanto riguarda il manubrio, il brand tedesco ha sviluppato la piega 312 R Carbon. Si tratta di un manubrio pensato per essere preso nella massima comodità in ogni punto, specialmente quando si è in presa bassa. Obiettivo: zero intorpidimenti di mani e braccia.

Il 312 R Carbon infatti ha una impercettibile “campanatura” verso l’esterno e soprattutto la sezione del tubo (sempre in presa bassa) è svasata verso l’esterno, così che il polso non debba compiere innaturali rotazioni. Piccoli dettagli, che con il passare di ore e chilometri tanto piccoli non sono più. Anche la parte alta è pensata per una presa comoda ed aerodinamica al tempo stesso.

Il manubrio è realizzato in carbonio unidirezionale ad alto modulo. E’ disponibile in quattro misure (38, 40, 42 e 44 centimetri) e i pesi vanno rispettivamente dai 235 ai 250 grammi.

Spinte ottimali

Infine ecco le solette, Insole One11. Anche queste cercano di adattarsi all’anatomia del ciclista. Sono super sottili e composte di carbonio e materiale termoplastico.

Per la loro scelta ci si basa sull’altezza dell’arco plantare (ognuno di noi ha un arco più o meno pronunciato) e l’obiettivo è quello di massimizzare la spinta e ridurre le pressione aumentando la superficie di contatto tra piede e suola. In questo modo viene agevolato anche il movimento del ginocchio (con il pedale bloccato la posizione della caviglia indirettamente va ad influenzare anche il ginocchio) e si ottimizza la spinta.

Sqlab