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Giuliani non si arrende. Un altro anno per il team rumeno

11.01.2024
5 min
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Stefano Giuliani non è cambiato di una virgola rispetto al corridore che negli anni Ottanta vinse due tappe al Giro d’Italia e che dal 1996 è quasi sempre rimasto alla guida di varie squadre del panorama italiano e non solo. Il “quasi” si riferisce alla parentesi dal 2004 al 2011, quando ormai saturo di questo mondo, fece un passo indietro, ma poi la passione tornò a galla. Appena compiuti 66 anni, il dirigente abruzzese è alle prese con la costruzione della nuova stagione del team Sofer-Savini Due-Omz, formazione continental, diretta discendente della Giotti Vittoria, che ha trovato casa in Romania.

Non è più solo questione di licenza: la squadra ha ora una forte impronta rumena, tanto è vero che per metà sarà composta da corridori di quel Paese, poi due giapponesi, un marocchino, un ungherese e il riconfermato in extremis Marco Oliva, unica presenza italiana nel team, trentenne che aiuterà anche a dare un po’ di esperienza nel team facendo da collante tra corridori e tecnici. Se a prima vista questa scelta può stupire, parlando con Giuliani si comprende che è figlia di una situazione più complessa.

Stefano Giuliani ha lanciato il team nel 2018, cambiando sponsor e licenza. Ora rilancia la sfida
Stefano Giuliani ha lanciato il team nel 2018, cambiando sponsor e licenza. Ora rilancia la sfida

«Dico la verità – racconta – io avrei voluto mollare perché in questo ciclismo sono troppe le difficoltà da affrontare, è un mondo dove per rimanere a galla servono troppi soldi. Poi un po’ la passione, un po’ il desiderio di dare comunque ai ragazzi la possibilità di correre, di mettersi in mostra e trovare la strada per emergere, come hanno fatto in decine dai miei team nel corso degli anni, mi hanno spinto a continuare. Per questo ammetto che siamo un po’ in ritardo rispetto agli altri club, anche se tutte le formalità burocratiche sono state espletate».

E’ chiaro però che la squadra di oggi è ben diversa da quella degli anni scorsi…

Lo so bene, ma la scelta di affiliare la squadra in Romania non era stata presa per questioni fiscali. La nostra è sempre stata una squadra piccola, ma con impronta internazionale. Il nostro cammino dal 2018 ci stava portando a diventare una professional, poi la pandemia ha fermato tutto e il ciclismo da allora è diventato un’altra cosa. Per realtà come la nostra è difficile continuare, trovare chi sostiene l’attività è complicato. Soprattutto perché tutte le aziende chiedono la grande vetrina del Giro d’Italia e quindi le porte sono chiuse.

Il gruppo della Sofer-Savini Due-Omz, che quest’anno conterà una decina di elementi
Il gruppo della Sofer-Savini Due-Omz, che quest’anno conterà una decina di elementi
Come sei arrivato in Romania?

Ho avuto la fortuna di conoscere un imprenditore come Savini, abruzzese come me, che ha il suo mercato in Romania e in tutti i Balcani, dov’è un riferimento nel campo dell’arredamento di bagni. Figurarsi che non aveva neanche tanta passione per il ciclismo, alla fine gliel’abbiamo instillata noi. E la sua carica, la sua brillantezza nel campo industriale ha coinvolto anche noi, spingendoci a insistere.

Analizzando la scorsa stagione, hai affermato che il 2023 è stato avaro di soddisfazioni. A cosa è stato dovuto?

Quando corri gare di calendario di alto livello come facciamo noi, in giro per l’Europa, ti trovi contro vere corazzate che hanno mezzi a disposizione molto superiori ai nostri. Noi però consentiamo ai ragazzi di crescere e imparare affrontando competizioni di livello adeguato e infatti qualche risultato è arrivato. Con noi abbiamo avuto Nikiforos Arvanitou, corridore greco laureatosi campione nazionale con i nostri colori e capace di altri buoni risultati anche al Giro di Sicilia. Ma proprio perché è cresciuto non potevamo tenerlo.

Il giovane greco Arvanitou si è messo in evidenza. Nel 2024 correrà per la Novaspor Speedbike (foto DirectVelo)
Il giovane greco Arvanitou si è messo in evidenza. Nel 2024 correrà per la Novaspor Speedbike (foto DirectVelo)
La vostra diventa quindi una squadra di lancio per giovani…

Non potremmo fare altro. Non c’è un reale progetto di base perché ogni anno dobbiamo fare i conti con budget estremamente risicati, muoverci contando il centesimo. Per avere più libertà di movimento non basta che io trovi lo sponsor danaroso che in Italia neanche c’è, servirebbe proprio una nuova impostazione che tenga conto delle esigenze di formazioni come la nostra, dia un supporto a chi è la base del movimento, riempie gli ordini di partenza rimettendoci di tasca propria. Perché ad esempio non dare privilegi di defiscalizzazione a chi investe nel ciclismo, nelle categorie giovanili? Si farebbe il bene del movimento e le aziende sarebbero maggiormente invogliate a intervenire.

Secondo te perché non avviene?

Sarebbe facile dire che è un problema politico, la realtà è che dovremmo noi, intesi come società continental e di under 23, a muoverci di comune accordo invece di farci continuamente la guerra. Questo sistema mi piace molto meno di com’era prima che ero più giovane, ma il mio carattere mi porta a ributtarmi nella mischia e mettercela tutta, pensando ai ragazzi.

Oliva insieme al suo tecnico Alberati. Nel 2024 sarà l’unico italiano del team, almeno per ora… (foto Instagram)
Oliva insieme al suo tecnico Alberati. Nel 2024 sarà l’unico italiano del team, almeno per ora… (foto Instagram)
Quando iniziate?

A fine febbraio faremo un ritiro per poi iniziare le gare a marzo. Per ora abbiamo 10 elementi, ma conto di inserirne almeno un altro paio, magari anche italiani, per poi iniziare la stagione e so che, grazie anche allo staff tecnico a nostra disposizione, sapremo farci valere.