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Drali Opale, un telaio fasciato tra bellezza e prestazioni

27.01.2024
5 min
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KORTRIJK (Belgio) – La nuova Opale ha fatto il suo debutto ufficiale in Belgio. Come vogliono gli standard Drali e la tradizione dell’azienda, la bici è completamente fatta in Italia. Opale ha un telaio in carbonio e utilizza il metodo della fasciatura (non è monoscocca).

«E’ l’ultima creazione – ci dice Manuel Colombo di Drali – disponibile in 12 taglie, una ogni centimetro, oppure su misura. La geometria che caratterizza la Opale è una sorta di via di mezzo tra l’endurance e le bici votate alle competizioni, come ad esempio il modello Onice». Entriamo nel dettaglio della bicicletta.

Elegante e “tradizionale”, eppure è parecchio moderna
Elegante e “tradizionale”, eppure è parecchio moderna

Moderna con linee tradizionali

Una delle prime considerazioni potrebbe essere: “Una bici che non stanca, gratificante da osservare e da guardare anche dopo tanto tempo”. La Opale è sicuramente moderna e tradizionale al tempo stesso. Ci sono le tubazioni che fanno risaltare le forme rotonde. Non ci sono estremizzazioni aerodinamiche, tubi piatti e profili alari, ma i dettagli e le particolarità non mancano.

«La volontà dell’azienda è quella di portare avanti il progetto Opale per lungo tempo – argomenta Colombo – e questo spiega anche l’utilizzo di forme tradizionali e profilati tondi. Inoltre i tubi rotondi rimangono fra i migliori in fatto di performances, per rigidità, peso e possibilità di avere una bicicletta ampiamente sfruttabile».

Carbonio T1100 e tecnologia Spindle

I profilati sono il risultato di un blend di 3 tessuti differenti. Alla base c’è il T1100 abbinato alla fibra Twill, mentre esternamente è utilizzato uno strato di unidirezionale. Da considerare però che la laminazione è differenziata in base alle zone del telaio. La stessa laminazione può diventare oggetto di customizzazione quando si parla del telaio fatto su misura. Un plus non banale e che pochissime aziende sono in grado di proporre.

I profilati del triangolo principale (tranne il piantone) adottano la tecnologia Spindle. Consiste in un mandrino in lega metallica sul quale è avvolto il carbonio. Non viene utilizzato lattice o materiale schiumoso, in quanto è fondamentale calcolare anche le percentuali di dilatazione dopo il posizionamento in autoclave. Il processo è complicato e richiede molta attenzione, ma si ottiene un telaio di altissima qualità, con pesi ridotti e materiale di riporto, quello all’interno dei tubi, che è inesistente. Ci sono anche dei vantaggi per quanto concerne l’integrità strutturale, che è a livelli massimi. Le altre tubazioni sono fatte grazie a stampi specifici. Il punto di inserzione tra il fodero basso e quello alto è un blocco unico e una sorta di punto fermo del progetto Opale. Drali ha 4 combinazioni diverse (con angoli differenti) con le quali riesce a coprire le 12 taglie disponibili. La scatola del movimento centrale adotta la filettatura T47, perfettamente in linea con gli standard più moderni.

Bilanciamento ottimale

«Siamo arrivati ad un peso di 790 grammi e lo abbiamo fatto per gradi, tant’è vero che i primi telai erano interno agli 850/860 grammi – ci racconta Manuel Colombo – ed i motivi principali sono due. Il primo è quello di avere un telaio pronto e perfettamente bilanciato, il secondo è che non inseguiamo la leggerezza come valore assoluto. La riduzione del peso è importante se alle spalle c’è anche un’esperienza di guida che non sacrifica nulla».

Con un allestimento di alto livello, ma con componenti standard, la Drali Opale ferma l’ago della bilancia sotto i 7 chilogrammi nella taglia 54. Il prezzo di listino del kit telaio è di 5.600 euro e comprende il telaio, forcella e serie sterzo, i due portaborraccia in carbonio fatti a mano, il reggisella e la sua chiusura. Lo stesso seat-post è disponibile con arretramento, oppure con off-set zero. Il prezzo della bici completa ovviamente dipende dalla tipologia di allestimento, con un punto di partenza che è inferiore ai 10.000 euro.

Drali

Drali Oasi, la bici gravel accessibile e in alluminio

25.09.2023
4 min
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MISANO ADRIATICO – Drali presenta la sua bici gravel con telaio in lega. Il focus principale del modello Oasi è quello di offrire un prodotto accessibile nel prezzo, con un ottimo rapporto tra allestimento, performances e tanta sostanza.

Il telaio è in alluminio 6061, si tratta di una bicicletta alla base del listino, ma capace di mutuare diverse soluzioni di pregio, alcune mutuate anche dal modello in acciaio. Entriamo nel dettaglio.

Compatta e con un gradevole impatto estetico
Compatta e con un gradevole impatto estetico

Il telaio in alluminio alla base

Un telaio in lega 6061 che alterna delle sezioni tonde ad alcune più squadrate e decise nelle linee, per un frame che non è mai esagerato negli ingombri. E’ leggermente sloping ed è proposto in cinque taglie e tre colorazioni.

E’ importante sottolineare che la Drali Oasi non ha limiti di montaggio per quello che concerne le trasmissioni, elettroniche, oppure di natura meccanica. Il deragliatore si può rimuovere, quindi con la monocorona o con la doppia il problema non si pone.

Dettagli non banali

L’integrazione di cavi e guaine è completa, così come il blocchetto di serraggio del seat-post. Quest’ultimo è nel tubo orizzontale, una soluzione che permette di avere linee pulite e che, considerando il telaio in alluminio, trova poche emulazioni nel mercato. Tecnicamente la Oasi è compatibile con i reggisella telescopici da 27,2 millimetri di diametro.

Gli spazi tra i profilati, la forcella e le gomme sono generosi, fino a 48 millimetri (sempre da considerare la tipologia di pneumatici e le ruote).

Il carro posteriore è asimmetrico e dal lato catena il fodero scende verso il basso. Ma non finisce qui, per la Drali Oasi è compatibile anche con le ruote da 650b e in questo caso la bicicletta supporta comodamente il passaggio di gomme fino a 50 millimetri. C’è una piena predisposizione agli attacchi di parafanghi e portapacchi.

Tre allestimenti

Si parte da un prezzo di listino di 2.690 euro, fino ad arrivare a 3.490 euro. Gli allestimenti sono tre: due meccanici, con Sram Rival e Shimano GRX, il terzo con il Rival AXS (quello da 3.490 euro).

Drali

Tanto made in Italy nella Drali Ametista della Sias-Rime

20.06.2023
4 min
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MORBEGNO – La mattina della tappa più impegnativa di questo Giro Next Gen abbiamo avuto modo di curiosare tra le bici dei team. Ci siamo soffermati su quelle della Sias Rime: gli atleti della squadra bresciana utilizzano infatti bici Drali. Una livrea semplice ed accattivante ed un design votato all’aerodinamica. Senza, tuttavia, trascurare la prestazione anche quando la strada sale. Il telaio, fasciato, è realizzato utilizzando il carbonio HM-M45J. Il peso è comunque moderato: la bilancia si ferma infatti a 960 grammi.

Dennis Lock, corridore danese classe 2001 della Sias Rime, in azione sulla Drali Ametista
Dennis Lock, corridore danese classe 2001 della Sias Rime, in azione sulla Drali Ametista

Le geometrie

Per entrare ancor di più nell’ambito tecnico abbiamo deciso di parlare della bici Drali Ametista con un corridore. A fare da guida c’è Dennis Lock, scalatore danese al suo primo anno in Italia. Le misure del telaio sono votate alla competizione, ma non estreme: la taglia 53 prevede un reach di 381 millimetri ed uno stack di 535 millimetri.  

«Si tratta di una bicicletta a tutto tondo – racconta Lock – mi piacciono molto le geometrie ed il disegno. Queste caratteristiche rendono la bici molto maneggevole e molto agile nelle discese. Il trasferimento di potenza è buono, considerando che il carro posteriore è basso e ciò lo agevola molto. Il peso, nonostante la bici abbia caratteristiche aero, è contenuto, così da essere prestante anche sulle salite».

A testimonianza di quel che dice il corridore ci sono le prestazioni, il danese ha infatti terminato il Giro Next Gen in 15ª posizione. Nelle due tappe più impegnative: Stelvio e Pian del Cansiglio, è riuscito a piazzarsi sempre nella top 20. 

Pronta a partire per la tappa dello Stelvio. Il danese Lock sarà 19° a 3’31” da Staune-Mittet
Pronta a partire per la tappa dello Stelvio. Il danese Lock sarà 19° a 3’31” da Staune-Mittet

Componenti

Spesso però sono i dettagli a fare la differenza, con delle scelte tecniche, da parte di Drali, che sposano bene il carattere competitivo del team Iseo Sias Rime. Una delle parti fondamentali, ovvero il movimento centrale, è studiato per avere una maggiore scorrevolezza ed una grande reattività. Drali per fare ciò ha utilizzato il T47 inboard da 85.5 millimetri.

«Utilizzo l’Alanera di Deda – aggiunge Lock – un manubrio integrato che mi ha aiutato a trovarmi bene con le geometrie della bici. Come gruppo abbiamo lo Shimano Ultegra a 12 velocità: con 11-30 alla cassetta posteriore e 53-39 per le corone anteriori. Con una scala di rapporti così ampia si riesce ad affrontare ogni pendenza e qualsiasi salita. I freni, chiaramente, sono a disco con misure standard: 160 millimetri davanti e 140 millimetri dietro.

«Le ruote – conclude il danese – sono le Deda SL con profilo da 45 millimetri. Solo nelle cronometro utilizziamo all’anteriore lo stesso modello ma con profilo da 62 millimetri. I copertoni sono i Vittoria Next, tubeless, con doppia scelta: 26 millimetri oppure 28. Abbiamo visto insieme ai meccanici che queste misure sono le migliori per scorrevolezza. Per quanto riguarda le selle, infine, Selle Italia ci fornisce i suoi migliori prodotti, io utilizzo la SLR».