Samuele Zoccarato ha chiuso i suoi 63 giorni di gara nella maniera migliore, festeggiando la prima vittoria nella classifica di una corsa a tappe, al Giro di Serbia. Un successo che ci voleva, per far virare verso il positivo una stagione fin lì contraddittoria e soprattutto mettere ordine al suo futuro, diventato sul finire dell’estate un po’ complicato. A qualche giorno di distanza dal ritorno a casa e nel pieno delle sue meritate vacanze, tutto ciò emerge dalle sue parole come un flusso continuo.
«La cosa particolare è che alla fine quei punti per il ranking non hanno cambiato molto – afferma Zoccarato – però era importante portare a casa un risultato pieno, c’era la voglia da parte mia di dimostrare qualcosa, di chiudere il 2026 con un segnale importante soprattutto per me, per darmi fiducia verso la nuova stagione».


Non è una tua abitudine vincere una classifica generale in una prova a tappe. Com’è nato questo successo in Serbia?
C’era un cronoprologo di 2 chilometri e due tappe che potevano benissimo essere delle classiche: il primo giorno un circuito un po’ vallonato: un giorno lo abbiamo fatto in un senso, il giorno dopo nell’altro. Abbiamo impostato la corsa dura entrambi i giorni, come si addice alle mie caratteristiche. Si è arrivati a un certo punto che chi aveva più fondo ed energie riusciva a staccare gli altri anche se il percorso in sé non era così duro.
Una vittoria più di forza o legata alla tattica?
Quest’ultima ha avuto un peso perché si è giocato con gli abbuoni delle tappe. Nella prima siamo riusciti ad arrivare in tre, il giorno dopo l’obiettivo era provare a staccare il leader e stare attento che il terzo del primo giorno non riuscisse a prendere i secondi d’abbuono.


Come giudichi nel complesso tutta questa stagione?
Sono contento perché anche se non sono stato sempre protagonista, ho aiutato la squadra, quando non potevo giocarmi le mie carte. Come tutte le stagioni è stato un alto e basso, con momenti buoni e meno buoni, ma almeno a livello di punti è stata una buona stagione. Ma soprattutto sono contento di essere riuscito a farla tutta…
Che cosa intendi dire?
Erano tre anni che le mie stagioni finivano anzitempo. Per due anni mi sono infortunato ad agosto, l’anno scorso ho avuto un problema al sottosella, quindi sono felice di averla finita quando previsto e ancora con energie e con qualcosa da dire.


Ti aveva lasciato un tarlo psicologico, il fatto appunto che poi da agosto in poi ti succedeva sempre qualcosa?
Sicuramente sì, anche perché curiosamente le due volte che sono caduto e mi sono fratturato è sempre stato il 15 agosto. E quindi una volta passato il 15 agosto indenne, ero già contento. Ferragosto non è certo una delle mie feste preferite…
Con la MBH Bank com’era l’atmosfera?
E’ un bel progetto, un bell’ambiente. Nessuno avrebbe mai detto che una “squadretta” come la nostra potesse dire la sua. Invece un po’ per il gruppo, un po’ per le qualità dei corridori e un po’ per lo staff che ci lavora dietro, siamo riusciti a portare a casa buoni risultati. Siamo sulla strada giusta, in un ambiente sereno e molto simpatico ma quando c’è da lavorare si lavora e tra i giovani in una squadra giovane non è scontato.


Resterai con loro il prossimo anno?
Sì, ho firmato per un anno. Era già stato stabilito prima della vittoria in Serbia, ma la conferma non è stata semplice. Per ragioni di budget e di corridori che avevano già preso, i vertici del team mi avevano consigliato di guardarmi intorno e trovare il mio destino da un’altra parte, però da parte loro avrebbero voluto continuare, dovevano solo capire con i nuovi innesti e col budget disponibile se potevo rientrare. Tutto dipendeva dal fatto se erano sopra o sotto la soglia dei 30 team del ranking. Stando dentro non ci sono eventuali penali o comunque ci sono dei bonus che gli sponsor possono dare e quindi magari c’è la possibilità di avere qualche corridore in più.
Hai avuto paura di restare a piedi?
Diciamo che la cosa mi ha fatto riflettere. Ce ne sono un sacco di corridori a piedi e senza squadra. Parlando con i direttori sportivi mi dicevano che ogni giorno ricevevano almeno 10 richieste, anche di corridori affermati, di spicco, vincenti. Io ho provato a sentire altre squadre, ma per le caratteristiche che ho io, più uomo squadra che cacciatore di punti è più difficile. O riesci a trovare una grande squadra che possa inserirti con l’obiettivo di aiutare gli altri oppure guardano a chi fa punti, anche con i piazzamenti.


Nell’ambiente è effettivamente un po’ la nomea che hai, anche una cosa positiva, perché significa che hai un ruolo ben identificato e quindi a qualche squadra può anche servire…
Per farti capire chi sono, mi hanno chiesto qual è stato il momento più bello della stagione, sarebbe stato facile rispondere il Giro della Serbia, ma a me viene in mente il Giro d’Abruzzo con Fancellu perché per me è stato emozionante lavorare e vedere che quello che fai viene ripagato, quindi sono stato contento di aver lavorato per lui e mi sono gasato e caricato un sacco a farlo.
L’esempio di Fancellu, ma anche di altri come Lonardi che passano in una squadra WorldTour ben oltre i 23 anni, ti dà speranza per il futuro, che possa venire ancora comunque il tuo momento da quel punto di vista?
Sarebbe bello esprimermi al 100 per cento in quelle che sono le mie caratteristiche, ma è anche vero che è da sei anni che sono in team professional e quindi penso sia quello il mio livello. Posso migliorare un po’, ma non posso pensare di diventare chi non sono.