Visma senza più Yates, cosa cambia? Il commento di Moreno Moser

16.01.2026
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Il ritiro di Simon Yates è stato un bel colpo per la Visma–Lease a Bike. Il suo addio fa sì che i gialloneri non perdano solo un uomo importante, che poteva essere leader da solo, ma anche un enorme gregario per Jonas Vingegaard. La foto in apertura (foto Instagram -Visma Lease a Bike) è stata scattata a pochissimi giorni dal ritiro di Yates. Era dicembre e in quello scatto c’erano i leader del team… anche Simon, tutto a destra. D’ora in poi ne mancherà uno.

Da qui molti interrogativi: il ritiro di Yates indurrà il team a rivedere i piani? Non potendo più fare grosse rotazioni, con che squadra verrà al Giro d’Italia pensando che poi c’è anche il Tour? E quale treno per Jonas in salita? Non che siano pochi: Kuss, Jorgenson, Kruijswijk, Kelderman, il quale però non è più lo stesso di qualche anno fa, ma non sono neanche tantissimi.
Tutte domande a cui in parte hanno risposto gli stessi tecnici della Visma in questi giorni di media day in Spagna e che abbiamo sottoposto al commento, sempre molto acuto, di Moreno Moser.

In Visma, e lo ha detto anche Vingegaard, si è parlato di esaurimento: ma forse dopo la conquista del Giro Simon Yates, a 34 anni, si sentiva appagato (foto La Presse)
In Visma, e lo ha detto anche Vingegaard, si è parlato di esaurimento: ma forse dopo la conquista del Giro Simon Yates, a 34 anni, si sentiva appagato (foto La Presse)

Visma spiazzata

Lo hanno sottolineato in questi giorni gli stessi dirigenti della squadra olandese. Partiamo dalle parole di Grischa Niermann, uno dei direttori sportivi. «Simon è irrimpiazzabile. Primo, perché al momento non possiamo sostituirlo nemmeno volendo visto che il ciclomercato è chiuso. E sinceramente non vedo chi possa essere come lui. Secondo, perché non credo si possa rimpiazzare Simon Yates come atleta e uomo squadra. Apparentemente non c’erano segnali del suo ritiro, ma durante il periodo natalizio è venuto da noi dicendo che voleva chiudere la sua carriera».

«Prima di tutto – dice Moser – lasciatemi dire la mia sul fatto che abbia lasciato e sulle critiche sui social, che non condivido, da parte del pubblico e persino di alcuni giornalisti che hanno speculato negativamente sulle ragioni del ritiro, suggerendo dubbi o problemi nascosti.

«Io invece, quando ho letto la notizia, l’ho apprezzato. Per me Yates a settembre-ottobre neanche ci pensava, poi quando ha ripreso ad allenarsi ha capito che qualcosa non andava più, che non c’erano gli stimoli necessari. Ha 13 anni di carriera da professionista, tutti tra l’altro con un ottimo stipendio. Sa che una stagione così non la rifarà più… e ha detto basta. Quindi, come dicevo, ho apprezzato questo coraggio di dire basta nel momento migliore. E sono contento per lui se ha scelto di fermarsi sentendosi sereno».

Kuss sarà ancora il punto fermo per Vingegaard…
Kuss sarà ancora il punto fermo per Vingegaard…

Come cambiano i programmi

E poi subentrano i discorsi tecnici. Quante cosa hanno dovuto rivedere in casa Visma-Lease a Bike. «Yates – ha detto Niermann – era nei nostri programmi in molte corse, programmi che sapeva sin da settembre. E alla Parigi-Nizza era addirittura il nostro leader. Questo ci costringe a rivedere molte cose». E qui emerge il vero dilemma: Yates non era solo un gregario, ma anche un leader.

«Dico che per Vingegaard la sua perdita è un bel problema – commenta Moser – la partenza di Yates indebolisce notevolmente la Visma. Mettiamoci che già non era più la “corazzata” di qualche anno fa, soprattutto per quanto riguarda gli uomini di salita. Questo inciderà sui piani e sulle formazioni. Per di più quest’anno verranno al Giro d’Italia con l’intento di vincerlo, quindi dovranno centellinare bene gli uomini. Alla peggio, nelle altre stagioni, sarebbero venuti in Italia con una squadra un po’ così e avrebbero fatto all in sul Tour. Stavolta non possono farlo. Di certo, mi immagino, ci sarà Kuss. Lui diventa davvero fondamentale».

Chiaramente il confronto con Red Bull–Bora e, ancora di più, con UAE Emirates, è svantaggioso per la Visma: loro hanno quantità e qualità. Pensateci: Lipowitz, Roglic, Evenepoel, Pellizzari, Hindley, Vlasov per i “tori rossi”. Pogacar, Almeida, Del Toro, Adam Yates, Torres, Sivakov, Vine… per gli emiratini.

«Come dicevo, infatti, è un bel problema. Vingegaard stesso ha detto che s’immaginava di essere al Giro con Simon vicino. Tra l’altro Jonas ha sì vinto la Vuelta l’anno scorso contro Almeida, ma non l’ha vinta facilmente. Se l’è dovuta sudare e, se vado ad analizzare i dati, Almeida è in crescita costante, mentre la curva di crescita di Vingegaard negli ultimi due anni non è altrettanto brillante. A lui la squadra serve. Non è Pogacar, che vincerebbe il Giro anche da solo… per dire».

Simon Yates, Piganzoli
Il ritiro anticipato di Yates può incidere sui programmi e sul progresso di Piganzoli, giovane neoacquisto della Visma (foto Instagram)
Simon Yates, Piganzoli
Il ritiro anticipato di Yates può incidere sui programmi e sul progresso di Piganzoli, giovane neoacquisto della Visma (foto Instagram)

Quali tattiche?

La Visma–Lease a Bike resta comunque un team enorme e di grande competenza e di certo sapranno come fare. Ma per la salita è chiaro che bisogna fare di nuovo quadrato attorno a Sepp Kuss (giusto ieri anche lui è stato ufficializzato per la corsa rosa) la garanzia e magari modificare i piani e le preparazioni di alcuni uomini come Kelderman o Kruijswijk.

La domanda che abbiamo rivolto a Moser è diretta: che tattiche ti aspetti? Cambierà qualcosa?
«Per me sì – ha replicato Moreno – dato l’indebolimento della squadra, già mi vedo una strategia difensiva, simile a quella vista alla Vuelta. Correranno al risparmio. Punteranno tutto sulla crono e magari su una tappa di montagna: due spot in cui concentreranno le energie. Una tattica meno aggressiva ma pragmatica. Certo, già sento le critiche: “Non attaccano”, “Aspettano sempre”. Ma sono quasi certo che andrà così».

E poi Moser rilancia con un tema molto intrigante. «E se l’uomo per la salita fosse Davide Piganzoli ? Magari lo hanno preso apposta, o comunque se lo ritrovano. Consideriamo che sono un grande team, che sa lavorare, che sa far migliorare gli atleti e che si basa molto sui numeri. Un Piganzoli proiettato per fare un certo lavoro ci potrebbe stare. Magari deve arrivare a metà salita, non deve correre con lo stress della classifica e per certi aspetti è più tranquillo, spenderebbe di meno.

«Le selezioni in Visma sono basate su test e pianificazioni a lungo termine, piuttosto che sulle sole prestazioni della corsa. In quei casi l’atleta si sente in dovere di dimostrare qualcosa e alla fine finisce per esaurirsi, anche solo per guadagnarsi un posto. In Visma invece questo non succede: se sanno che quell’atleta deve lavorare in un certo modo, loro battezzano quell’idea e vanno avanti».