Stefano Zanini con Wout Van Aert

Senza Van Aert, Vingegaard ci guadagna? Risponde Zanini

11.07.2026
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Da quando è stato annunciato che Wout Van Aert non sarebbe stato al Tour de France, il dibattito si è acceso subito. La sua assenza è davvero un vantaggio per Jonas Vingegaard, che può contare su una squadra concentrata esclusivamente sulla classifica generale, oppure rappresenta una perdita più grande di quanto si pensi? Nei primi giorni della Grande Boucle, quando eravamo ancora in Spagna, questa teoria è tornata d’attualità anche in Danimarca, dove diversi osservatori hanno sostenuto che una Visma con un solo obiettivo fosse più compatta. E sinceramente vedendoli da fuori anche noi la pensavamo così.

Tra l’altro questa è una riflessione che, in passato, era stata avanzata persino dalla moglie dello stesso Vingegaard, mettendo a confronto il modello Visma Lease a Bike con quello della UAE Emirates, da sempre orientata a lavorare esclusivamente per Tadej Pogacar. Per approfondire il tema abbiamo chiesto il parere di Stefano Zanini (nella foto SprintCycling in apertura proprio con Van Aert)

Zazà, oggi direttore sportivo della XDS-Astana e profondo conoscitore delle dinamiche interne di una squadra, offre però una lettura diversa: per lui un campione come Van Aert non rappresenta un problema da gestire, bensì un valore aggiunto che può fare la differenza dentro e fuori dalla corsa.

Van Aert, Vingegaard e Pogacar ad Hautacam
Tour 2022, quell’anno Van Aert fu sensazionale per la vittoria di Vingegaard. Ad Hautacam (in foto) tirò così forte e a lungo da staccare persino Pogacar
Van Aert, Vingegaard e Pogacar ad Hautacam
Tour 2022, quell’anno Van Aert fu sensazionale per la vittoria di Vingegaard. Ad Hautacam (in foto) tirò così forte e a lungo da staccare persino Pogacar

Van Aert valore aggiunto

Per Zanini il punto di partenza è semplice: perdere Van Aert significa perdere uno dei corridori più importanti del gruppo, indipendentemente dai risultati che potrebbe ottenere in proprio. La sua presenza va oltre il contributo atletico e coinvolge tutto ciò che accade durante tre settimane di Tour.

«Non avere in squadra uno come Van Aert vuol dire tantissimo – spiega Zanini – un corridore come lui, nella corsa più importante dell’anno, è una risorsa enorme. Quando non c’è, manca un uomo fondamentale in tante situazioni delicate. Wout è prima di tutto una garanzia per il leader. L’esperienza accumulata negli anni gli permette di leggere la corsa, di trasmettere tranquillità e aiutare Vingegaard nei momenti più complicati, anche semplicemente con una parola o con la sua presenza al fianco».

«Avere un uomo come lui – continua Zanini – darebbe a Vingegaard una tranquillità assoluta durante tutto il Tour. Sa di poter contare su qualcuno che conosce perfettamente certe situazioni e che può consigliarlo nei momenti decisivi».

A tal proposito senza andare troppo indietro nel tempo, a quando magari Van Aert tirava fino a staccare Pogacar verso Hautacam, Zanini ricorda quanto ha fatto il belga l’anno scorso sul Colle delle Finestre per Adam Yates al Giro d’Italia. Quanto sia stato utile e decisiva la sua presenza.

Van Aert quando si è presentato ad un Grande Giro ha quasi sempre vinto. Secondo Zanini questo è un bene anche per il leader della generale
Van Aert quando si è presentato ad un Grande Giro ha quasi sempre vinto. Secondo Zanini questo è un bene anche per il leader della generale

Vittorie personali, una ricchezza

Uno degli argomenti più ricorrenti è che Van Aert finisca inevitabilmente per assorbire energie della squadra, inseguendo successi personali o andando in fuga. E sono energie anche mentali, che possono distrarre gli altri gregari. In fin dei conti con Van Aert in squadra si lavora anche per qualche tappa o addirittura per la maglia verde… almeno nei tempi migliori di Wout. Zanini di nuovo ribalta completamente questa prospettiva.

«Non scherziamo – dice il varesino – Van Aert sa perfettamente quando può giocarsi le proprie carte e quando, invece, deve essere al servizio del capitano. Le due cose possono convivere senza entrare in conflitto. Wout andrebbe in fuga quando non è una giornata importante per Vingegaard e sarebbe al suo fianco quando serve davvero. Io sono sempre dell’idea che una squadra, più è compatta e altruista, più riesce a fare la differenza. Quando parlo di altruismo intendo proprio fra i corridori stessi. L’aiuto reciproco, il supportarsi.

«Anzi, penso che vedere un compagno vincere contribuisce a rafforzare l’ambiente e ad aumentare la fiducia del gruppo. A smorzare la tensione della ricerca del risultato. Se oggi vince il mio compagno Van Aert, io sono contento. E’ contenta la squadra, è contento tutto l’ambiente, è contento persino lo staff… e le cose poi vengono quasi da sole. Questo è il bello del ciclismo e dovrebbe essere la base di ogni formazione».

Zanini ricorda che in carriera solo una volta nei Grandi Giri ha avuto il leader per la classifica. Avvenne nei primi anni 2000 quando in Mapei c’era Stefano Garzelli. «E comunque il leader era solo lui. Mentre in quella squadra come ricorderete altro che due capitani nelle classiche. Ce ne erano sei o sette ogni volta. Per questo motivo ho parlato di altruismo».

Piganzoli è un fedelissimo di Vingegaard è lui che ha sostituito in extremis Van Aert
Piganzoli è un fedelissimo di Vingegaard è lui che ha sostituito in extremis Van Aert
Piganzoli è un fedelissimo di Vingegaard è lui che ha sostituito in extremis Van Aert
Piganzoli è un fedelissimo di Vingegaard è lui che ha sostituito in extremis Van Aert

Tour non ancora finito

In qualche modo Zanini replica anche ai media danesi, secondo cui una Visma senza Van Aert sarebbe più unita perché tutta concentrata su Vingegaard. E pure se in UAE si lavora compatti per Pogacar, risponde indicando proprio il team del campione del mondo.

«Guardate cosa succede con Del Toro e Pogacar – riprende Zanini – Soprattutto dopo la vittoria che gli ha lasciato a Barcellona, Del Toro tira tutto il giorno e farebbe qualsiasi cosa per lui. Questa è la differenza: un leader deve valorizzare i suoi compagni, portarli in alto e far capire che il loro lavoro conta. E tutto questo poi gli torna indietro.

A questo punto gettiamo sul piatto della discussione anche Davide Piganzoli, colui che ha sostituito Van Aert e ormai un fedelissimo di Vingegaard. Magari il danese con un uomo che sa essere suo è più tranquillo, si sente ancora più legittimato.

«Può anche starci, ma resto dell’idea che Van Aert sia meglio averlo. Detto ciò, Davide Piganzoli merita piena fiducia e grande riconoscimento per quanto sta facendo. Tra l’altro vedere un italiano così giovane andare forte fa solo piacere. Mi auguro solo che dopo il Giro e dopo il Tour lo lascino riposare un po’».

Certo ormai la classifica è alquanto assestata. Vingegaard ha oltre due minuti e mezzo di ritardo da Pogacar che ha mostrato una grande solidità, su ogni terreno. Di certo non si può attaccare in salita, almeno in questa fase. E allora un Van Aert potrebbe tornare decisamente utile in qualche tappa vallonata, per la famosa imboscata… ammesso sia ancora valido tale termine.

«Certo – dice Zanini – che in uno scenario cosi Van Aart può tornarti utile. Difficile attaccare Pogacar e la sua squadra, ma fino a Parigi il Tour non è finito. Le situazioni che possono nascere nelle prossime settimane sono tantissime. In Visma hanno uno staff preparato bisogna sempre provarci. Anche se sembra difficile, bisogna attaccare fino alla fine: è questo che dà ancora più valore a un eventuale secondo posto».