A volte le fughe vanno a buon fine e in fin dei conti quello dovrebbe essere il loro scopo. Nel ciclismo odierno Manuele Tarozzi è un vero esperto di fughe, sulle quali ha costruito una carriera, ma ogni tanto queste non si concludono con il gruppo che si ricongiunge, bensì con le braccia alzate al cielo. A Shanghai il romagnolo ha realizzato un vero e proprio colpo di mano, conquistando non solo la vittoria di tappa, ma ponendo le basi anche per la vittoria nella breve corsa a tappe cinese, una prima assoluta per lui.


Chi è abituato ad andare in fuga però difficilmente si esalta di fronte a ogni successo. Tarozzi è quasi sorpreso dal risalto che la sua vittoria ha avuto e sottolinea soprattutto come le gare dall’altra parte del mondo siano quasi una nuova casa per lui e il suo team.
«Sulle trasferte in Asia ormai alla Bardiani CSF 7 Saber siamo esperti. Ne facciamo almeno 3-4 l’anno, ormai riusciamo a gestire sia l’andata sia il ritorno senza grandi problemi e anche col cibo siamo super organizzati. Ma il Tour of Shanghai non l’avevamo mai fatto, avevamo disputato il Tour of Taihu Lake che come tipologia di percorsi è veramente identico, con 3 gare in pianura».


Com’è arrivata la tua vittoria?
In quelle tappe si lavorava per costruire la volata, ma era sempre scatti e controscatti, non avevamo la forza per tenere la gara chiusa, io comunque entravo nelle azioni, collaboravo il giusto e se c’era l’occasione la sfruttavo. Il primo giorno è arrivata la volata, il secondo giorno pioveva e visto che nessuna squadra riusciva a controllare la corsa, sono entrato nella fuga a 40 chilometri dal traguardo. Ai -15, avevamo ancora 30 secondi e conoscendomi ho visto che era abbastanza difficile che il gruppo riuscisse a rientrare, quindi ho corso per vincere.
Come ti sei gestito nel finale?
A -5 ho capito che non c’era una grande collaborazione – racconta Tarozzi – ma io non volevo rischiare che arrivassimo in volata. Ho visto che c’era un ponte e appena finito sono partito per anticipare i compagni di fuga, li ho lasciati lì e sono arrivato da solo.


Tu sei un maestro di fughe, riesci ad andarci anche più giorni di seguito, però riuscirla a portare a termine capita abbastanza raramente. Che effetto ti ha fatto?
Le mie vittorie nel corso degli anni – risponde Tarozzi – le ho costruite in questo modo. La cosa importante è che quando capisci che può arrivare, non bisogna sbagliare. Tanta gente ha quasi paura di vincere, non sa come muoversi. Bisogna essere abbastanza freddi e quando si è lì bisogna sfruttare l’occasione. Io l’ho sfruttata…
Che cosa serve?
Quando inizi la fuga, capisci subito se arriva. Quest’anno sono andato tante volte in fuga, solo che non ho avuto le gambe. A Shanghai ne ho approfittato, la condizione c’era. Quando la corsa non riesci più a controllarla, bisogna guardare un po’ come si muovono le squadre. Anche i miei compagni mi chiedono spesso come faccio a entrare sempre nelle fughe, è difficile dire quando è il momento giusto, è difficile da spiegare, è come un sesto senso, ti accorgi che il momento giusto è quello, ma sono tutti frangenti di corsa, se sbagli quel secondo la fuga è andata.


Secondo te la fuga nasce sempre con più difficoltà?
In ogni corsa la fuga va sempre via – garantisce Tarozzi – dopo bisogna vedere chi vuole andarci, come funziona in quella specifica corsa, perché ogni gara ha la sua storia. A Shanghai ho visto il giorno prima come era andata la fuga che non aveva funzionato e il giorno dopo mi sono mosso in modo diverso. Ma allo stesso Giro d’Italia la formazione della fuga è sempre diversa, non funziona mai allo stesso modo. Ci sono tante squadre che non vogliono fare in modo che la fuga vada via a pochi elementi. Bisogna capire come muoversi e adattarsi al contesto.
Tra l’altro, la tua vittoria è stata importante anche per la Bardiani, perché ha portato punti utili per il ranking.
Nel complesso siamo andati bene, abbiamo guadagnato tanto. Ormai secondo me il calendario principale della Bardiani è l’Asia, perché trovi gare redditizie a fronte di un livello più alto. Guarda il Tour of Hainan, l’ha vinto Silva dell’Astana che poi ha vinto anche la tappa al Giro e ha continuato a raccogliere successi. Per questo dico che la vittoria a Shanghai è importante e noi come squadra siamo stati davvero bravi in un contesto di qualità.


Prossime gare dove andare a caccia di punti?
Io vado a correre in Croazia dove ci sono 6 tappe, quindi spero almeno in una che arrivi la fuga e quindi bisognerà approfittarne. Finora sono abbastanza contento di com’è andata la stagione e la vittoria l’ha fatta svoltare. Ma se riusciamo a fare qualcosa in più è meglio…
Tu hai già il contratto con la Bardiani per l’anno prossimo: tornare al Giro d’Italia e fare altre fughe è un po’ il tuo obiettivo?
Con la squadra non è che si parla solo del Giro d’Italia. Sarei contento se riuscissi ad avere un po’ più di continuità di risultati. Poi sicuramente il Giro è l’appuntamento più importante, come per qualunque italiano ma a me va bene fare risultato dappertutto.