Parliamo spesso dei trionfi e dei numeri da capogiro di Tadej Pogacar, ma stavolta facciamo una fotografia, un’analisi, di quando il campionissimo della UAE Emirates non vince. Cosa gli manca quando succede? Perché? Commette degli errori? Un discorso che svisceriamo con Nicolas Roche.
L’irlandese, ex corridore, è oggi uno dei commentatori di Eurosport. Pochi come lui hanno una capacità di analisi e di sintesi. E soprattutto molte delle imprese del campione del mondo le ha viste di persona.


Dicevamo, Nicolas, le poche volte che Tadej Pogacar non vince. Andiamo gara per gara. E iniziamo dalla Milano-Sanremo, uno dei suoi muri in questo momento. Cosa non funziona secondo te?
Secondo me non è che c’è qualcosa che non funziona. Se guardi i tempi delle salite sono più veloci che mai, quindi non mi piace dire che se non ha vinto allora qualcosa non va. Devi avere rispetto per la concorrenza. Penso che la Milano-Sanremo sia una gara dove i velocisti vanno forte come i candidati alla vittoria e storicamente vediamo protagonisti Ganna, Van der Poel, Van Aert, Kwiatkowski, o prima Sagan. Sono corridori veloci, uomini da classiche che riescono a produrre potenze molto molto elevate sui meno di cinque minuti del Poggio, che alla fine è una salita che si affronta quasi a 40 orari di media. Sul Poggio c’è realmente un solo punto dove si può andare forte e provare a fare la differenza: una rampa a 1,5 chilometri dalla cima. Non solo, ma…
Ma, vai avanti…
Il vento gioca sempre un ruolo cruciale. Se è contro è più facile seguire perché si è a ruota. Se è a favore potrebbe aiutare chi attacca, ma in questo caso favorisce anche i corridori potenti che devono seguirlo. Per Pogacar è molto difficile. Anche partire forte sulla Cipressa non garantisce vantaggio: anche staccando qualcuno, sarebbe difficile per lui andare via con quel tratto di pianura nel mezzo. Quindi alla Sanremo lui non sbaglia, non fa errori. E’ che il livello dei velocisti attuali è talmente alto che a ruota su quelle salite riescono a resistere. Sì, Nibali ci è riuscito, ma oggi Van der Poel è più forte in salita rispetto a un Cavendish o a un Hushovd.
Secondo te non sbaglia neanche la volata? Quando si trova con Van der Poel: partire secco o partire lungo?
E’ difficile da dire perché Van der Poel in un’Amstel ha fatto una volata infinita, altre volte più corta sfruttando l’esplosività del cross. Se parliamo di Sanremo, a Pogacar per vincerla serve un colpo di fortuna o, meglio, un “colpo di gara”: l’attimo in cui gli altri si guardano. Ma per lui non è facile perché tutti lo marcano stretto. Oppure serve il maltempo: qualche occasione in più potrebbe averla.


Capitolo Roubaix: se l’è cavata bene, ma non ha vinto…
Si sapeva che sarebbe andato forte, tutti abbiamo visto i suoi tempi su Strava. Il problema è che la Parigi-Roubaix non è la Sanremo e non è il Tour de France: è una gara molto particolare, possono capitare mille cose, dalle forature alle cadute. Il posizionamento è determinante e si vede che le squadre con corridori abituati alla Roubaix stanno sempre davanti. Poi ci sono le performance, le qualità fisiche e quelle tecniche. Pogacar è molto bravo a guidare la bici, è agile. E per me ha fatto un numero l’anno scorso… forse uno di troppo, con quell’ingresso in curva così veloce. E’ anche stato un po’ sfortunato perché si era quasi ripreso. Non direi che gli è mancato qualcosa se non un po’ di esperienza rispetto a Van der Poel. Ma ciò che mi ha stupito è che un corridore che pesa 15 chili in meno rispetto agli specialisti riesca ad andare così forte sul pavé.
Dopo quella caduta Pogacar riparte con 20” di ritardo da Van der Poel, ma non chiude. Perché?
Forse perché per essere davanti, in quella posizione, aveva accumulato più stanchezza rispetto a Van der Poel, che era un po’ più “comodo”. Alla lunga ha speso più energie nervose e di posizionamento. Per me in questo caso la sconfitta è più un fatto di esperienza. Averla fatta quest’anno è stata una ricognizione importantissima per lui.


Altro terreno meno brillante per Pogacar: lo scontro a cronometro contro Remco Evenepoel…
Lì è sorprendente Remco. Quando c’è una cronometro diventa un altro uomo. Lo vedo al Tour e ha una marcia in più contro il tempo. Ma è difficile dire perché Pogacar non vince o se sbaglia. Non è che Tadej abbia una brutta crono, anzi. Il suo setup è molto studiato, non si muove in posizione. Alla fine è il bello del ciclismo: viviamo un’epoca in cui abbiamo un corridore capace di fare tutto, ma in alcune gare trova uno specialista che lo sfida, come Van der Poel nelle classiche, Vingegaard in salita, Evenepoel a cronometro.
Andiamo avanti. L’ultima tappa del Tour, il Giro di Montmartre: cosa è successo?
Quel giorno Van Aert era mentalizzato “all in” sulla tappa finale del Tour de France. Ha messo tutte le energie e si è preso anche il rischio di cadere e perdere tutto. Con la pioggia sapeva che poteva essere la sua occasione. Forse senza pioggia avremmo visto un’altra gara. Pogacar aveva più da perdere.
Certo, anche se la tappa era stata neutralizzata bisognava comunque portare la bici al traguardo…
Se ricordate, dopo il primo passaggio erano rimasti davanti 30-40 corridori: quelli della generale e qualche coraggioso. Pogacar ci ha provato ma ha capito che non poteva rischiare di perdere tutto. Non aveva bisogno di vincere quel giorno, mentre Van Aert si giocava la stagione. In tv si vedeva chiaramente che faceva curve che l’altro non poteva permettersi.


Cosa manca a Pogacar quando non vince? Tu qualche errore lo hai notato?
Errori veri non ne vedo. Ci sono situazioni meno favorevoli: minor peso ed esperienza alla Roubaix, un percorso troppo veloce alla Sanremo. E poi c’è il valore degli avversari. Il livello del gruppo oggi è elevatissimo e, nonostante tutto, solo pochi corridori possono batterlo e solo in determinate condizioni. Quando Vingegaard gli diede un minuto al Marie Blanque tutti dissero che Pogacar non andava forte. Ma rivedendo i tempi Tadej impiegò addirittura 1’20” in meno rispetto a due anni prima. Non è Pogacar che ha avuto una giornata no, è Vingegaard che è andato più forte. A volte si fatica ad accettare quando il super campione perde.
E dell’Amstel Gold Race dell’anno scorso vinta da Skjelmose cosa dici?
Forse Pogacar era un po’ troppo sicuro, forse… Ma attenzione. Skjelmose è meno appariscente, ma è un ottimo corridore, e l’altro, Evenepoel, è un ex campione del mondo anche lui vincitore di molte classiche e corse di un giorno. Magari entrambi hanno sottovalutato Skjelmose. Come vedete, il valore dell’avversario conta.