COMPIEGNE (Francia) – La presentazione delle squadre per la Parigi-Roubaix di domani avviene davanti al castello di Compiègne, in un clima tipicamente nordico: qualche goccia di pioggia, aria fredda e cielo grigio. I protagonisti di domani sfilano sul palco, il pubblico inizia a scaldarsi ma è quando lo speaker presenta i nomi di Van Aert, Pogacar e Van der Poel che il boato arriva anche a noi, incastrati tra le transenne e i tendoni bianchi dai quali cade l’acqua accumulata in queste ore.
Nel viaggio in macchina di questa mattina, che da Bruxelles ci ha portati fino a Compiegne, abbiamo visto paesaggio e clima cambiare. Poco fuori questa città, dalle case in mattoni con tetti spioventi, le file di auto parcheggiate aumentano di minuto in minuto. La voglia di vedere i propri idoli e guardarli negli occhi in attesa che domani si scateni la battaglia è alta, sguardi e atteggiamenti a volte parlano da sé.




Tadej lancia la sfida
Aprono le danze i corridori del Team Flanders Baloise, seguiti da quelli della Modern Adventure, la formazione di George Hincapie che si dicono emozionati e sperano di «sopravvivere agli attacchi di quelli là».
Sfilano e scorrono davanti alle postazioni dei media, che da pochi diventano sempre di più quando il calibro dei nomi cresce. Alla fine, per sentire le parole di Pogacar, ci tocca arrampicarci su un blocco di cemento. Una collega ci prende il telefono e ci dà una mano per scattare qualche foto del campione del mondo dal ciuffo ossigenato.
«Queste sono le corse che rendono il ciclismo speciale – dice il campione del mondo – la Roubaix è stata la gara più dura che ho fatto negli ultimi anni. Tutti gli avversari arrivano pronti e in forma, il livello sarà altissimo. Domani tante cose saranno possibili, ma staccare Van Der Poel sarà la più difficile di tutte, ci proverò. Non ho molta esperienza di volate in velodromo, lo scenario ideale sarebbe di arrivare solo a Roubaix».


Occhi aperti
Tra i primi dei nove italiani che domani partiranno da Compiègne ecco spuntare Luca Mozzato con la Tudor, la caduta e la frattura della clavicola di Trentin hanno complicato la campagna del Nord del team svizzero.
«Fino ad adesso sono andato bene – racconta – magari è mancata la ciliegina sulla torta ma sono sempre stato presente. Perdere Matteo (Trentin, ndr) è stato un vero peccato, avevamo visto essere quello più in forma del team. Con le armi che abbiamo proveremo a leggere la corsa, sarà importante approcciare bene subito i primi settori di pavé. I ritmi si sono alzati parecchio e non si ha più modo di respirare, dovremo essere bravi a inserirci nelle pieghe della corsa».
Davide Ballerini sta bene, lo dice mentre alle spalle gli passa Alessandro Romele, alla sua seconda Roubaix che ci saluta con un sorriso.
«La condizione c’è – afferma convinto Ballerini – ho speso tanti giorni fuori casa per allenarmi. Le prime gare in Belgio non sono andate come avrei voluto, domani però siamo fiduciosi. Come sempre la Foresta di Arenberg sarà un momento cruciale, i favoriti vorranno arrivarci con un gruppo ridotto. Dovremo essere bravi a stare davanti e restare a ruota il più possibile. La testa giocherà un ruolo chiave, aver voglia di soffrire e spingersi oltre, alla fine è quello che fa la differenza».






La prima di Mattio
Parlando e sentendo le voci dei protagonisti il tema del meteo torna spesso al centro dei discorsi. Le ricognizioni hanno mostrato un pavé asciutto e polveroso, quindi questa “bagnata” che arriva a poche ore dal via sembra provvidenziale.
Uno dei favoriti sarà Wout Van Aert, che al suo fianco ha come sempre il suo cavaliere di fiducia: Edoardo Affini. Ma quest’anno saranno due gli alfieri italiani della Visma Lease a Bike, che ha deciso di portare Pietro Mattio alla sua prima Roubaix da professionista. Anche se il piemontese ha già corso diverse volte la corsa under 23.
«Domani sarà completamente diversa come gara – ci dice con una buona dose di emozione – arrivare con uno dei favoriti come capitano è stupendo, Wout (Van Aert, ndr) è un leader grandissimo. In questi giorni l’ho visto bene, spero abbia recuperato al meglio dal Fiandre, visto che ha fatto un bel fuori giri. Ma era molto sereno.
«Personalmente mi sento bene – prosegue – dovremo capire come funziona, ma se sono qui la condizione è buona. Probabilmente mi toccherà lavorare nella prima parte di gara. Ho anche la fortuna di avere accanto un mentore come Affini, con il quale ho parlato tanto in avvicinamento a domani. La cosa che gli ho chiesto è come affrontare la Foresta di Arenberg, smettevo di pedalare per le vibrazioni e lui mi ha detto di non farlo altrimenti è anche peggio».




Ganna in cerca di fortuna
Il faro dell’Italia per la Parigi-Roubaix sarà Filippo Ganna, il gigante della Ineos arriva dalla vittoria della Dwars Door Vlaanderen di dieci giorni fa. La prima corsa in linea vinta da professionista, segnale incoraggiante. Così come lo è il suo sguardo e il volto tirato.
«La prima cosa da fare – racconta ridendo davanti a una collega della tv francese – è cercare un po’ di fortuna. Domani ci potrebbe essere tanto vento, vedremo di restare al riparo. Mi sono allenato tanto a casa per dare il meglio qui, è una delle mie gare preferite (Ganna nel 2016 vinse la Paris-Roubaix Espoirs, ndr). Voglio migliorare il risultato della Sanremo dove non sono riuscito a dare il meglio, non ho dubbi sulla mia condizione, ogni gara è diversa, quindi tutto è aperto».