O Gran Camino 2026, As Neves - Monte Trega, Alessandro Pinarello

EDITORIALE / La vittoria di Pinarello e le curve necessarie

20.04.2026
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Tutte le volte che con qualcuno del suo entourage si finisce a parlare di Alessandro Pinarello e in parte anche di Giulio Pellizzari, il finale è costantemente lo stesso: dobbiamo ammettere di esserci sbagliati. Il riferimento è probabilmente a un editoriale di quattro anni fa, in cui commentammo con Pavanello, il suo diesse di allora, la modalità con cui Pinarello venne fatto passare al professionismo (ricorrerendo a una residenza estera): il fatto che lo stesse facendo senza correre fra gli under 23 era secondario.

Alla guida del gruppo giovani della Bardiani era stato posto Mirko Rossato, padovano con grande esperienza fra gli U23
Alla guida del gruppo giovani della Bardiani era stato posto Mirko Rossato, padovano con grande esperienza fra gli U23

L’idea di Reverberi

Il progetto giovani della Bardiani che ha portato Alessandro al professionismo a 19 anni si è rivelato un’ottima idea, purtroppo vanificata dall’UCI con il divieto per gli atleti già professionisti di partecipare alle internazionali U23 e alle gare titolate.

La percentuale degli atleti arrivati ad avere una carriera stabile è in linea con la media italiana: in più quei ragazzi hanno corso a metà fra gli U23 e metà fra i pro’, come nelle migliori continental, mettendo insieme una preziosa esperienza. Se quel progetto un limite ha avuto è stato per coloro che non sono riusciti a sfondare e non hanno trovato posto in squadre U23 da cui ripartire.

Lo stesso problema che dopo gli juniores hanno coloro che si trasferiscono nei devo team: se alla fine dei due anni non approdano nel WorldTour, difficilmente trovano lo spazio e gli stimoli per ripartire da un gradino più basso. Ad ora il conteggio parla complessivamente di una quindicina di atleti.

Nel 2024, Pinarello ha potuto correre il Tour de l’Avenir, che da quest’anno sarà aperto solo a devo team e nazionali U23 senza professionisti (foto DirectVelo)
Nel 2024, Pinarello ha potuto correre il Tour de l’Avenir, che da quest’anno sarà aperto solo a devo team e nazionali U23 senza professionisti (foto DirectVelo)

La residenza all’estero

Quello che accadde nel 2022 fu che per aggirare la normativa italiana (secondo la quale il corridore prima di passare professionista avrebbe dovuto correre per almeno tre anni in categorie internazionali), a Pinarello e ad altri fu chiesto di prendere la residenza all’estero. In questo modo sarebbero potuti passare professionisti.

Il fatto che Alessandro stia iniziando a ottenere i risultati che merita (che aveva dimostrato di valere negli juniores e anche in precedenza) ci riempie ovviamente di gioia per lui e per il ciclismo italiano che sta cercando dei nuovi punti di riferimento. Ma siamo anche certi che si sarebbe risparmiato volentieri le tensioni precedenti e subito successive al suo passaggio.

Quanto alla necessità di ammettere di esserci sbagliati, nessuno ha mai detto una parola contro l’atleta (che resta il centro del discorso), mentre continuiamo a pensare che aggirare le regole non sia il giusto modo per cambiare la situazione. Pinarello a questo livello ci sarebbe arrivato certamente anche facendo un anno da U23: non crediamo che Reverberi lo avrebbe apprezzato di meno e lo stesso il suo NSN Cycling Team.

La controprova? Un nome su tutti: Alberto Bruttomesso (veneto, coetaneo e suo compagno alla Borgo Molino) è arrivato al WorldTour dopo due anni in continental. Va sicuramente riconosciuto, questo sì, che i quattro anni di professionismo alla Bardiani sono serviti a Pinarello per arrivare nel WorldTour probabilmente con un bagaglio migliore.

Pinarello e Bruttomesso hanno corso insieme nella Borgo Molino e hanno seguito strade diverse fino al WorldTour
Pinarello e Bruttomesso hanno corso insieme nella Borgo Molino e hanno seguito strade diverse fino al WorldTour

Le norme da riscrivere

Si può dire che l’esperienza di Pinarello e Pellizzari sia stata il precedente necessario per riscrivere la norma? Probabilmente sì, come l’esperienza di Van Gils è servita per indebolire i contratti e renderli meno vincolanti. 

Quello che non condividiamo tuttavia è non aver lavorato con anticipo per far riscrivere la norma, usando piuttosto dei ragazzini per forzare la mano e modificare infine regolamenti che erano certamente contro la norma e supportati da esigenze tecniche che gli ultimi anni hanno ampiamente superato. Si sarebbe dovuto ragionare su questo.

Nel documento della FCI in cui si stabiliscono i criteri per l’eleggibilità allo status di corridore professionista, c’è oggi la necessità di aver ricevuto una proposta di contratto; aver gareggiato con continuità nei due anni precedenti nelle categorie agonistiche disciplinate dalla FCI e dall’UCI; aver maturato nei due anni precedenti un punteggio minimo di almeno 40 punti (30 per chi ha corso in una continental). Aver svolto i due anni da junior è ora sufficiente e nessuno è più costretto a cambiare residenza, se non per pagare meno tasse.