Il contributo di Christian Bagatin al team MBH Bank Csb Telecom Fort in questo primo anno come professional è stato di due vittorie, ma sotto c’è molto di più. Vincere porta con sé la soddisfazione di assaporare il gusto più dolce che c’è, però nella stagione di Bagatin c’è tanto altro. Ce lo aveva detto lo stesso Gianluca Valoti, diesse della formazione ungherese di forte matrice italiana, di quanto fosse contento dei risultati portati da ragazzi come Masciarelli e Bagatin stesso.
Due corridori cresciuti quando la squadra era ancora continental e lavorava con gli under 23: i loro successi sono la testimonianza dell’ottimo lavoro svolto dal team. Soddisfazione portata anche quando si è voluta cambiare etichetta, ma non pelle, con il passaggio tra i professionisti. Una parte del gruppo giovani cresciuto all’interno della squadra è stata coinvolta anche in questa avventura e Christian Bagatin è uno di questi volti.


Stop doloroso
La stagione del corridore classe 2002 è terminata anzitempo a causa di una caduta alla CRO Race che gli è valsa la frattura della clavicola in quattro punti. Un finale sfortunato, il quale non cancella le soddisfazioni raccolte in questa stagione. Adesso però per Christian Bagatin è il momento di staccare e andare in vacanza, ma prima abbiamo modo di fare un punto con lui su questa prima stagione da professionista.
«La frattura alla clavicola per fortuna è alle spalle – ci racconta – anche se non è stata semplice visto che l’osso era rotto in diversi punti. I giorni prima dell’operazione ho sofferto parecchio, poi tutto è andato per il meglio. Ho avuto modo di fare qualche allenamento tranquillo, quindi direi che tutto è passato. Non ci resta che recuperare e ripartire, avremo un primo ritiro a novembre per conoscere i nuovi compagni e provare qualche novità tecnica».


Una prima stagione da professionista che ha portato due vittorie, un bilancio positivo…
Direi che sono andato oltre le mie più rosee aspettative, avevo cominciato l’anno con l’obiettivo di capire quale ruolo avrei potuto ricoprire in squadra e fare esperienza. In due occasioni ho raccolto delle vittorie (al Tour of Turkyie e al Tour of Magnificent Qinghai, ndr). Ma oltre a quelle c’è stato dell’altro.
Cosa?
Un riscontro positivo l’ho avuto al Tour of Instanbul, dove ero partito con l’idea di fare bene nella cronometro inaugurale e di giocarmi la classifica generale. Ho fatto terzo nella tappa e poi quinto al termine della corsa, un segnale molto positivo.
Tu facevi parte della MBH Bank da quando era continental e sei passato professionista con loro, da dentro che differenze avete notato?
Qualcosa è cambiato, ma il clima con il quale si lavora è lo stesso. Personalmente ho cambiato approccio, facendo dei ritiri in più e lavorando anche in altura per preparare certi eventi. Ad esempio prima del Tour of Magnificent Qinghai o del Tour of Istanbul ero andato in ritiro per fare tutto al meglio.


La prima vittoria però è arrivata sempre in Turchia, ma ben prima.
Era maggio e correvamo al Tour of Turkyie, è stata un’emozione incredibile perché mai avrei pensato di riuscire a vincere al primo anno tra i professionisti. Anche perché l’anno scorso quando ero elite non avevo vinto.
Cosa hai provato?
Una grande fatica (ride, ndr) ma tanta soddisfazione. Quel giorno ero entrato in fuga e poi sulla salita finale: 23 chilometri all’8 per cento, mi ero gestito molto bene. E’ stata una giornata estenuante, con una scalata di un’ora e dieci minuti completamente da solo. Ricordo che guardavo venti metri avanti alla mia ruota e qualche volta ai dati sul ciclocomputer. Però nemmeno troppo, perché fin da piccolo ho sempre avuto la capacità di gestirmi bene anche senza numeri.
Una vittoria che ti ha dato…
Tanta consapevolezza, ho iniziato a credere di più in me stesso. La prima vittoria però l’associavo a una dose di fortuna, considerando il fatto di essere andato in fuga.


Ci vuole sempre la forza per vincere, no?
Certamente, ma lo step sento di averlo fatto anche con la vittoria di tappa in Cina. Lì ho attaccato dalla testa del gruppo e sento di aver trovato ancora qualcosa dentro di me. Vincere è sempre difficile, quindi riconosco il valore di quanto ottenuto, nel continuare la mia crescita voglio guardare alla performance.
In questa prima stagione da professionista hai capito quale direzione intraprendere?
Sono un corridore che al momento deve andare in fuga, non sono ancora pronto per battagliare in certe corse. In alcune gare minori magari sì, ma in corse come le classiche italiane di fine stagione ancora no. Questo inverno vorrei migliorare per rimanere con i più forti nei finali e arrivare a giocarmi dei piazzamenti che possono essere importanti anche per la squadra.
E’ cambiato tanto il metodo di lavoro e di approccio?
Da professionista spesso ti trovi a correre all’estero, viaggi molto e questo influisce sui tempi di recupero e di gestione. Magari arrivi alle corse dopo 30 ore di viaggio, con scali, fuso orario e tanti fattori esterni. Fortunatamente a me è andata sempre bene, anzi i miei risultati migliori sono arrivati proprio in quei contesti.


Come avete vissuto voi corridori del gruppo giovani questo passaggio di categoria?
Non è stato semplice, da under 23 vai alle gare con i professionisti con l’obiettivo di finirle. Mentre adesso questo è il minimo sindacale, essere nel vivo della corsa è un passaggio ulteriore che dobbiamo fare. Non è semplice ma ognuno con i suoi tempi deve provarci.
Avere in squadra atleti esperti come Fancellu o Masnada cosa vi ha insegnato?
Che si possono fare le cose meglio, sempre. Serve lavorare in maniera lineare e trovare quei marginal gain che permettono di fare la differenza. Un aspetto sul quale devo migliorare in questi termini è la mente, tenere duro ed essere consapevole che il tempo è prezioso in ogni caso. Sia che le cose vadano bene, ma anche quando vanno male.
Intanto grazie, noi ti lasciamo al tempo delle meritate vacanze…
Grazie a voi! A presto.