Il comunicato emesso dall’ufficio stampa dell’UC Trevigiani è arrivato quasi come un fulmine a ciel sereno: la sua buona notizia, la conferma dell’attività del team nel prossimo biennio, nascondeva i rischi, corsi fino a pochissimi giorni prima, della sparizione dal panorama italiano di una delle società più antiche del nostro sistema ciclistico. Sarebbe stata una sconfitta per tutto il movimento, qualcosa che è stato solo sfiorato, messo da parte, ma solo per due anni perché nel 2028 ci si ritroverà nella stessa situazione.


Come si è arrivato a tutto ciò? Con il presidente del glorioso sodalizio Ettore Renato Barzi abbiamo provato ad andare al di là del mero comunicato: «Dobbiamo partire dal presupposto che hanno cambiato i regolamenti, per fare la Continental l’UCI ha richiesto 360 mila euro di sponsorizzazione, ai quali non solo la Trevigiani, ma penso qualsiasi altra società non sarebbe stata in grado di garantire. Per fortuna le cose stanno cambiando e stiamo attendendo il nuovo regolamento. Noi però ci siamo dati da fare per trovare appoggi, una quantità di denaro il più cospicua possibile per far fronte al proseguimento dell’attività agonistica, perché voglio rinnovare a tutti».
Ma il rischio di chiusura si è corso davvero?
Su questo bisogna fare un po’ di chiarezza: la Trevigiani come società sarebbe rimasta a prescindere, casomai chiudeva la squadra. La nostra è una SRL, c’è un consiglio di amministrazione, ci sono i soci e la Trevisani avrebbe continuato la sua attività, per esempio continuando ad allestire la Popolarissima. Il problema era sapere se eravamo capaci di acquisire risorse economiche sufficienti per fare la squadra.


Per tirare avanti altri due anni, avete dovuto ridimensionare la squadra o il numero di corridori resta stabile?
I tecnici stanno lavorando per costruire un roster all’altezza e posso dire che sicuramente saranno dai 10 ai 15 atleti, il numero che serve per fare un’attività adeguata, considerando che molti giovani vanno anche a scuola, quindi non è facile seguire il calendario, ma noi stiamo investendo pensando anche a questa cosa.
Lo sviluppo della squadra come Continental in queste ultimissime stagioni vi ha soddisfatto come risultati, come evoluzione dei ragazzi?
Rispondere è complesso. E’ innegabile che i nostri migliori ragazzi italiani, quelli che hanno una certa capacità, le squadre straniere ce li stanno prendendo tutti perché hanno un sistema economico diverso, progetti più strutturati e i procuratori li portano lì. A noi cosa resta? Far crescere i ragazzi da giovanissimi per farli arrivare a quel passo, ma è nostro compito anche far capire loro verso cosa stanno andando, quale comportamento tenere, dare l’educazione. I tempi sono cambiati: vent’anni fa la Trevigiani aveva fatto 60 vittorie in un anno. Oggi non è più possibile.


Questo non pesa a livello di ricerca di sponsor?
Certamente non posso nascondere che una squadra italiana che riesce a fare da 10 a 15 vittorie ha già un pedigree più appetibile. Perché è ovvio che vincendo anche gli sponsor hanno un’immagine diversa. Va considerata una cosa: tutti gli sponsor del ciclismo sono solo appassionati, perché una pubblicità in una società ciclistica non dà quei risultati che qualsiasi altro investimento darebbe. Quindi lo si fa proprio perché ci si crede, perché si ama questo sport. Mettiamoci anche che il ciclismo viene sempre più visto come sport pericoloso, per portare i ragazzi bisogna vincere la resistenza dei genitori, dare loro garanzie di sicurezza che in questo periodo è difficile dare. Tutto ciò influisce.


Voi avete già annunciato che andrete avanti almeno fino al 2028, che cosa vi attendete?
Siamo ripartiti sulla base di un progetto, che prevede degli investimenti, ad esempio per le autovetture che si devono prendere per fare le gare. Noi siamo forse l’unica società in Italia che ha un capitale sociale, stabiliamo a inizio stagione un budget economico sulla base del quale programmiamo l’attività e un caposaldo di questa è andare all’estero. Non so quante gare faremo ma ci saranno sicuramente perché ci teniamo per i ragazzi stessi, per farli crescere. Andiamo avanti nonostante tutto sperando che in questo biennio qualcosa cambi a favore non solo nostro, ma di tutto il movimento italiano.