Esame abilitazione agenti FIGC Roma, Salone d'Onore CONI (foto FIGC)

FCI e procuratori: dove porta la nuova normativa?

21.01.2026
12 min
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Come mai nell’ultimo Consiglio federale, la FCI ha redatto una normativa sui procuratori? Fra le questioni sollevate dall’intervista con Bandolin e Vietri, questa è stata quella di cui meno si è parlato. Deve ancora essere ratificata dal CONI, ci hanno detto, e di più non potevano. Ce ne eravamo quasi fatti una ragione, in attesa di ricevere aggiornamenti ufficiali, quando per una singolare coincidenza e perché certamente incuriosito dal tema, si è fatto avanti Nicolò Martinello.

Non avevamo sue notizie da quando, smesso di correre, aveva iniziato a lavorare da Decathlon. Ma tutto questo accadeva 12 anni fa: il tempo è passato e le competenze e i titoli ne hanno fatto un interlocutore privilegiato. Anche per capire come mai la FCI si sia improvvisamente dedicata agli agenti dei corridori.

«Dopo Decathlon mi sono spostato nell’area risorse umane – racconta il padovano – sono stato in Nestlè a Milano. Poi sono stato con Amazon a Roma e poi in Lussemburgo e da qualche mese sono tornato in Italia. Adesso opero come advisor e sto progettando di tornare a Roma, dove comunque mi trovo spesso per lavoro».

Nicolò Martinello, Padova classe 1989, agente sportivo
Nicolò Martinello, padovano classe 1989, ha corso fino al 2013, poi ha intrapreso un solido percorso di formazione
Nicolò Martinello, Padova classe 1989, agente sportivo
Nicolò Martinello, padovano classe 1989, ha corso fino al 2013, poi ha intrapreso un solido percorso di formazione
La tua esperienza professionale ti ha portato anche nel mondo degli agenti?

Da qualche mese ho l’abilitazione UCI, quella di World Athletics e da poco anche quella FIGC e CONI (in apertura un esame di abilitazione alla Federazione Italiana Gioco Calcio nel Salone d’Onore del CONI, immagine FIGC). Se vi interessa, dato che ultimamente avete seguito il tema, vorrei portare il mio contributo, perché secondo me in ambito ciclistico c’è un grandissimo elefante nella stanza.

L’interesse c’è, chiaramente, perché il mercato degli ultimi anni sta ridisegnando la geografia del ciclismo italiano.

C’è sicuramente un tema di concentrazione di mercato e di conflitto di interessi. La professione dell’agente sportivo in Italia è una professione ordinistica (prevede l’iscrizione a un albo professionale, ndr), lo ha stabilito il Decreto Legislativo 37 del 2021. A seguito di questo, è stato emanato un regolamento del CONI, che traccia il perimetro della normativa, includendo tutte le Federazioni italiane che riconoscono il professionismo sportivo. Quindi calcio, basket, golf e ovviamente il ciclismo. Ebbene, su questo tema, la FCI è l’unica che non applica la norma.

Che cosa prevede la norma?

La Legge prevede che per operare come agenti sportivi in Italia si debba seguire un iter di abilitazione molto severo. Questo include una prova scritta e orale presso il CONI: una prova generale di diritto privato, diritto amministrativo e diritto sportivo. Chi la supera si può abilitare presso una delle quattro Federazioni che prevedono il professionismo, per poi operare come agente sportivo. Attenzione ai termini: dire “agente sportivo” non è una finezza lessicale, c’è una differenza sostanziale. Se qualcuno non ha superato queste prove e non è abilitato presso la Federazione di riferimento, muovendosi come agente sportivo commette un abuso di professione, che è sanzionato dall’articolo 348 del Codice Penale.

Come avviene l’abilitazione presso una Federazione?

La Federcalcio, Federgolf e la Federazione Italiana Pallacanestro indicono ogni anno due bandi di prova speciale (articolo 5. Il DPCM è del 2020: il modello che prevede una prova generale più una prova speciale presso le Federazioni era già state definito ed è stato poi inserito nel Decreto del 2021, ndr). I candidati che si possono iscrivere sono quelli che hanno superato le due prove del CONI. Solo così si può ottenere l’abilitazione. L’unica Federazione che in Italia attualmente ignora questo impianto normativo, che assieme a quello francese è uno dei più avanzati in Europa, è proprio la FCI. Nel ciclismo si salta a piedi pari questa abilitazione. Per cui trovo interessante che le due persone intervistate domenica, figure di spicco nella FCI, siano allarmate perché ci sono in giro osservatori e agenti che operano senza abilitazione.

Ryder Cup Roma 2024 (foto Federgolf)
Sono quattro le Federazioni italiane ad ammettere il professionismo: FIGC, FIP, FCI e FIG (foto Federgolf)
Ryder Cup Roma 2024 (foto Federgolf)
Sono quattro le Federazioni italiane ad ammettere il professionismo: FIGC, FIP, FCI e FIG (foto Federgolf)
Perché?

Perché ci sarebbero tutti gli strumenti per fermarli, ma non è possibile muoversi perché la FCI non ha ancora fatto un regolamento. E sottolineo che non si tratta di una misura scritta dall’ordinamento sportivo, ma di un Decreto Legislativo. E’ una Legge dello Stato. Non recependola, si dà la possibilità a sedicenti talent scout e osservatori di operare tranquillamente. Se si fosse nel mondo del calcio, si finirebbe in primo grado davanti alla Commissione Agenti Sportivi FIGC che decide anche in caso di controversie e di esposti. E poi in secondo grado ci sarebbe la Commissione Agenti CONI.

Quindi in questo caso si potrebbero prendere provvedimenti?

Ci sarebbero delle sanzioni chiare, un perimetro ben definito, un mercato regolato dove opererebbero soltanto i soggetti abilitati. Se ci fosse un soggetto abusivo, arriverebbe subito un esposto e partirebbe la fase istruttoria. Nel calcio succede spesso. Gli agenti fanno esposti perché vedono in giro dei faccendieri e delle persone non abilitate. Per questo dico che secondo me c’è un grande elefante nella stanza e la FCI lo sa.

Come fai a dirlo?

Per quello che è stato il mio percorso. A ottobre 2024 ho sostenuto l’esame del CONI, scritto e orale. Avevo l’interesse di operare nel calcio, ma tenevo d’occhio anche il ciclismo, aspettando che pubblicassero il bando per l’abilitazione. Nella seconda parte del 2024 non hanno pubblicato nulla, ma io avevo tante cose da fare e ho aspettato la primavera del 2025. Però ugualmente non c’è stato alcun segnale. Così ho scandagliato il sito della FCI e non ho trovato nulla. Perciò mi sono permesso di scrivere al RUP, Responsabile Unico del Procedimento della Commissione CONI, che è un Ente pubblico e quindi hanno l’obbligo di dare riscontro alle istanze.

Che cosa hai scritto?

Ho scritto che vorrei abilitarmi per operare nel ciclismo professionistico e volevo sapere come fare. Mi hanno risposto il 28 maggio. Hanno scritto: «A seguito di interlocuzioni con la Federazione Ciclistica Italiana, cui la presente è inviata in conoscenza, è confermato che la richiamata Federazione si è attivata con le procedure occorrenti per l’adozione del Regolamento federale agenti sportivi FCI».

Il Ministro dello sport Abodi, qui al Giro 2024 con Tiberi, ha appena firmato un Decreto che rende ancora più stringente la normativa sugli agenti
Il Ministro dello sport Abodi, qui al Giro 2024 con Tiberi, ha appena firmato un Decreto che rende ancora più stringente la normativa sugli agenti
Quindi la decisione presa dal Consiglio federale della FCI di cui si parlava nell’articolo di domenica potrebbe essere la risposta a quella sollecitazione?

Probabilmente è così, ma non so cosa abbiano deliberato. La normativa non è vietare un caffè sul bus oppure contingentare l’accesso degli agenti a determinate aree. Ci sono da fare degli interventi sistemici e la cosa bella è che esiste già tutto l’impianto legale ed è uno dei più avanzati al mondo. Che cosa ha impedito alla FCI di farlo prima?

Cerchiamo di capire: se non sei abilitato presso la FCI non puoi operare con atleti in Italia?

Esatto. L’unico soggetto che in Italia può intermediare, lavorare al fine di una costituzione, modificazione o estinzione di un contratto che ha come oggetto una prestazione sportiva professionistica è un agente sportivo iscritto al registro CONI. Questo lo dice il regolamento del CONI e giusto lunedì sera in Gazzetta Ufficiale è uscito un decreto agenti sportivi (D.L. 218 del 2025) firmato dal Ministro Abodi che aggiunge un altro pezzo, alzando ancora il livello di professionalità di questo impianto normativo.

Essere agenti UCI può permettere di superare la norma italiana?

Anche io ho l’abilitazione UCI e sicuramente è un’abilitazione globale. I singoli Paesi hanno però la possibilità di prevedere delle norme più stringenti. Ad esempio in Francia non ti permettono di iscriverti all’esame dell’UCI se prima non hai raggiunto l’abilitazione presso il Comitato olimpico nazionale. C’è una differenza fra la legge sportiva e quella ordinaria. L’UCI, al pari delle Federazioni sportive internazionali, non è un Ente pubblico e quindi non può emanare norme che sovrastino quelle nazionali, come ad esempio può fare la Comunità Europea quando promulga una legge. Nel calcio c’è stata una grandissima discussione su questo tema.

Perché?

Data la difficoltà dell’iter abilitativo in Italia, alcuni agenti hanno sostenuto l’esame FIFA, ma per lavorare in Italia si sono dovuti domiciliare presso lo studio di un soggetto iscritto al Registro CONI e FIGC. In altre parole, puoi essere agente FIFA, ma se non sei domiciliato in Italia, il passaggio di un giocatore dalla Roma al Milan non puoi seguirlo. Non potresti neanche andare a prendere un giovane, per le restrizioni imposte proprio sul tema dei giovani atleti.

Vincenzo Raiola, Gigi Donnarumma (foto Vincenzo Raiola)
Vincenzo Raiola, cugino di Mino, con Donnarumma, è domiciliato presso un avvocato italiano (foto Raiola)
Vincenzo Raiola, Gigi Donnarumma (foto Vincenzo Raiola)
Vincenzo Raiola, cugino di Mino, con Donnarumma, è domiciliato presso un avvocato italiano (foto Raiola)
Discorso interessante su cui torniamo subito, ma prima c’è un dubbio: cosa succede se l’agenzia di intermediazione non ha sede in Italia?

Deve domiciliarsi. Prendiamo l’esempio di Mino Raiola, che purtroppo è scomparso. La sua agenzia ha ancora moltissimi atleti e la sede legale a Cipro. Per cui prima Mino e ora chi manda avanti l’agenzia ha la licenza cipriota, ma per lavorare in Italia si è domiciliato presso un avvocato che a sua volta ha l’abilitazione CONI e FIGC.

Nel ciclismo dovrebbe funzionare allo stesso modo?

Esatto, ma la FCI ha una strada interrotta, perché non fanno la prova di abilitazione. Sarebbe anche curioso sapere cosa ne pensi il Ministro dello Sport, visto che parliamo di una Federazione sportiva di primaria importanza.

Quindi con la licenza UCI puoi lavorare, ma nel momento in cui la FCI dovesse organizzare i bandi d’esame, dovresti metterti in regola con la normativa italiana?

In teoria si, però è complesso dare una risposta univoca, è evidente che ci sia un vulnus normativo. Anche nelle disposizioni UCI, si legge chiaramente che se il lavoro di un agente è sottoposto a una specifica regolamentazione nazionale, prima di richiedere l’abilitazione internazionale, dovrà adempiere a tutti i requisiti del livello nazionale. La regolamentazione nazionale CONI in Italia già c’è, però manca il pezzo finale in FCI. Insomma, è un tema gigante.

Chi ci andrebbe di mezzo casomai ci fosse una controversia?

Dato che ancora non c’è una normativa FCI, prendiamo spunto dal regolamento CONI per cui la società e il tesserato hanno l’obbligo di avvalersi solo di soggetti che siano iscritti a questo registro e devono anche verificarlo. L’agente deve far vedere che esiste questo registro e deve anche esibire la propria polizza assicurativa. Tutte le parti coinvolte dovrebbero assicurarsi di avere a che fare con un soggetto abilitato.

Quanti sono gli agenti italiani che operano nel ciclismo e hanno superato l’esame CONI?

So che Marco Piccioli opera nel ciclismo: lui non è agente UCI, ipotizzo che operi insieme ad un avvocato (l’avvocato Mari, come dichiarato da Massimiliano Mori in una nostra intervista, ndr). Piccioli è iscritto al Registro CONI e quindi, se la FCI facesse un bando d’esame, potrebbe accedervi (allo stesso modo ci risulta che fra i papabili per l’abilitazione in FCI potrebbe esserci Matteo Roggi, che opera nel ciclismo ed è un agente FIGC, ndr).

Marco Piccioli è iscritto al Registro CONI ed è agente FIGC. Potrebbe abilitarsi nella FCI quando verrà emesso il bando
Marco Piccioli è iscritto al Registro CONI ed è agente FIGC. Potrebbe abilitarsi nella FCI quando verrà emesso il bando
Cercando sul sito del CONI non risulta neppure il tuo nome.

Corretto. Il mio nome non lo vedete ancora perché ho passato da poco l’esame FIGC e ho inviato lunedì la richiesta di iscrizione al Registro FIGC-CONI ed è in fase di approvazione. Per cui io sarei nella stessa situazione di Piccioli, avendo in più l’esame UCI. Quindi, in estrema sintesi possiamo dire che, tra coloro che operano nel ciclismo, ci sarebbero due o tre agenti che potrebbero iscriversi subito ad un bando d’esame FCI.

Quindi al momento hai in mano la tessera di agente rilasciata dalla FCI dopo che hai superato il corso di Aigle?

Ho superato l’esame UCI a luglio e sto ancora aspettando il tesserino dalla FCI. In attesa che si mettessero in pari con il regolamento nazionale, ho richiesto la tessera come da normativa internazionale. Dato che non arrivava, ho mandato una PEC chiedendo che me la inviassero, mettendo l’UCI in copia. Non avendo avuto ancora segnali, la settimana scorsa ho scritto all’UCI e mi sono appellato a uno dei loro regolamenti.

Che cosa dice?

Che in caso di mancata risposta da parte di una delle Federazioni nazionali, in questo caso la FCI, dopo 30 giorni posso fare la richiesta per la tessera direttamente a Aigle. Non voglio andare dagli atleti a fargli firmare un mandato in cui manca un pezzo. Voglio lavorare sapendo di essere perfettamente in linea con i requisiti normativi, sia nazionali che internazionali.

Hai parlato di normativa sui giovani, che al momento sono il terreno di conquista più vivace.

Nel calcio c’è una normativa molto chiara. Dice che quando ottieni il mandato da un atleta che non è ancora professionista, se entro otto mesi non diventa professionista, il mandato cessa. Quindi come agente sei responsabilizzato a fare il massimo affinché quest’atleta diventi professionista. E poi c’è un’altra normativa sul conflitto di interessi, sia pure potenziale.

Puoi fare un esempio?

Non va bene ad esempio che tu abbia due giocatori nello stesso ruolo e nella stessa squadra se questo genera una situazione di influenza anche solo potenzialmente conflittuale con la società. E a proposito di conflitto di interessi, ho letto nella vostra intervista di domenica che un agente ricopre un incarico importante nel settore della pista. Come è possibile?

Nel corso ACCPI per i neoprofessionisti sarebbe indicato un approfondimento ulteriore sulle regole che riguardano gli agenti
Nel corso ACCPI per i neoprofessionisti sarebbe indicato un approfondimento ulteriore sulle regole che riguardano gli agenti
Andrebbe approfondito…

E’ un conflitto di interessi grande come una casa, anche se operi in collaborazione con un avvocato. Se hai un ruolo da consulente, un incarico o una semplice partnership con la FCI, non puoi fare l’agente. Io non potrei mai fare una cosa del genere in FIGC. Chiunque potrebbe farmi un esposto dopo due giorni e mi butterebbero fuori dal registro agenti. La cosa che fa veramente cadere le braccia è che due dirigenti federali lo dichiarino candidamente in un’intervista, in cui in tre paragrafi prima si era parlato di agenti.

L’elevata concentrazione di atleti nelle stesse mani sarebbe ugualmente un problema?

Decisamente. Se nella mia scuderia ho 30 juniores che passano U23, sono io che decido chi mettere in pole position e chi in terza fila. Quindi non sono più un agente, ma divento colui che arbitra la partita e questo è inammissibile anche per il regolamento CONI.

Solo che non esistendo una normativa FCI, problemi per gli agenti non ce ne sono…

Infatti al momento il problema è della FCI, perché si è permesso a tanta gente di lavorare senza un’abilitazione e perché c’è un ritardo di cinque anni. Quindi non ha tanto senso vietare l’accesso al pullman, piuttosto sono d’accordo sull’idea di portare la nostra normativa all’UCI. Saremmo veramente un esempio a livello mondiale.

Come ci si regola negli altri sport?

Nella World Athletics, se vuoi firmare il mandato con un minore, prima di tutto devi avere fatto dei corsi specifici. Infatti c’è un tema di safeguarding che stanno cercando di seguire con grande scrupolo. Detto questo, ci sono delle tempistiche precise per approcciare l’entourage dell’atleta, ma non prima dei sei mesi dalla data in cui potrà iniziare a lavorare. Per cui devi sapere come questa età cambi da Paese a Paese. Ma soprattutto, quando fai la bozza di quel mandato, poi devi mandarla a World Athletics a Monaco che la scansionano con la lente d’ingrandimento.

Tokyo 2020, Nadia Battocletti (foto CONI)
Nel segno della trasparenza, nel sito di World Athetics, per ogni atleta è indicato il suo agente: qui per Nadia Battocletti (foto CONI)
Nel segno della trasparenza, nel sito di World Athetics, per ogni atleta è indiato il suo agente: qui per Nadia Battocletti (foto CONI)
Nel segno della trasparenza, nel sito di World Athetics, per ogni atleta è indicato il suo agente: qui per Nadia Battocletti (foto CONI)
Perché?

Al fine di verificare che non ci siano pratiche vessatorie o svantaggiose per l’atleta. Esempi virtuosi da imitare ci sarebbero. Nel ciclismo si cercano atleti sempre più giovani e io su questo non sono contrario a priori, a patto che la cosa sia gestita con regole chiare e facendo in modo che l’agente sia responsabilizzato.

In che modo?

Se fai legna e li prendi tutti, più che svilupparne la carriera sembra che voglia bloccarli prima che te li prenda un altro. Però tu, come agente, che responsabilità hai? Il rapporto è veramente sbilanciato, è tutto sulle spalle del corridore. E se poi non riesci a trovargli squadra, gli dici che non hai trovato niente e comunque ne hai altri 30 da sistemare.

Tuttavia non esistono norme che lo impediscono, giusto?

L’UCI ha una regolamentazione a maglie abbastanza larghe, però in Italia il legislatore ci mette il naso in modo proprio frequente e dettagliato. E’ chiaro che queste norme da noi sono nate principalmente per il calcio, ma in ogni caso abbiamo la legge sul professionismo sportivo e quindi vale per tutti. Non so dire se questa evidenza proporrà un tema in FCI e solleverà questioni di diritto commerciale, ma di certo si deve dire che qualcosa non funziona. Anche mettendoci la faccia.

Non considerando coloro che operano senza alcuna abilitazione, gli agenti italiani (residenti in Italia) con licenza UCI sono 16, altri sono disseminati tra Svizzera, Spagna e Principato di Monaco, in base alla loro residenza. Sarà curioso scoprire quali saranno gli obblighi che dovranno adempiere quando e se la FCI avrà adottato una normativa in linea con la Legge italiana. Quelli residenti all’estero potranno probabilmente limitarsi alla domiciliazione in Italia presso un agente abilitato CONI e FCI. Quelli residenti in Italia dovranno sottoporsi all’esame (scritto e orale) del CONI?