Team Performance, FCI, test Diego Bragato Acquacetosa Roma (foto FCI)

Bandolin e Vietri: la FCI e l’Editoriale di bici.PRO

18.01.2026
9 min
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Dopo l’ultimo Editoriale, il Vicepresidente federale Stefano Bandolin e il Consigliere Giovanni Vietri hanno chiesto di fare una chiacchierata «molto amichevole» sugli juniores, le rappresentative regionali e le tesi di Enrico Mantovanelli. Nell’intervista della scorsa settimana, il manager della Autozai Contri aveva infatti puntato il dito sul ruolo marginale delle società juniores italiane, malgrado l’enorme peso che la categoria ha acquisito nel movimento.

Da Dagnoni a Mantovanelli

Bandolin è stato presidente del Comitato regionale friulano, Vietri lo è stato in Piemonte ed è ora responsabile per il Consiglio federale della struttura tecnica nazionale. Tra l’altro, vivendo a Parigi, dice di poter fare confronti con il ciclismo francese ed europeo.

«Ho letto l’Editoriale – dice Bandolin – e volevo dire due cose. Durante l’ultima assemblea, non è vero che la gente abbia deciso nella notte di votare in modo diverso. Sapevamo, ed è una mia dichiarazione, che Dagnoni sarebbe stato rieletto. Come pure sapevamo che Martinello non sarebbe diventato presidente, anche se nelle varie riunioni aveva sollevato molta curiosità.

Gianni Vietri e Stefano Bandolin (terzi e quarto in piedi da destra) subito dopo la rielezione di Dagnoni alla presidenza FCI
Gianni Vietri e Stefano Bandolin (terzo e quarto in piedi da destra) subito dopo la rielezione di Dagnoni alla presidenza FCI
Gianni Vietri e Stefano Bandolin (primo e secondo in piedi da destra) subito dopo la rielezione di Dagnoni alla presidenza FCI
Gianni Vietri e Stefano Bandolin (primo e secondo in piedi da destra) subito dopo la rielezione di Dagnoni alla presidenza FCI

«Inoltre vorrei fare i complimenti alla Contri – prosegue Bandolin – perché ha un manager preparato. Nessuno discute le capacità imprenditoriali e manageriali di Mantovanelli, che è bravo a reperire risorse finanziarie, umane e sportive. Da ottimo manager, bisogna dirlo, è stato bravo a spostarsi in Trentino Alto Adige. Le regioni a Statuto Autonomo hanno un occhio di riguardo per tutto quello che è il mondo sportivo».

Ultima cosa – aggiunge – e poi Bandolin promette di passare la parola a Vietri: «Mi permetto di dire che Roma non è Sud, però il campione italiano juniores è laziale. Ci sono i due fenomeni, Vaglio e Dell’Oglio, che sono pugliesi nel fuoristrada e su strada. E poi Pascarella, che è il ragazzo campano arrivato terzo agli italiani su strada. Seguitelo perché secondo me è lo junior più completo che abbiamo in Italia».

Il nodo dei procuratori

Vietri ascolta e viene tirato in ballo dallo stesso Bandolin sull’argomento dei procuratori. Racconta perciò che la Federazione ha varato una norma sul merito approvata dal Consiglio federale e non ancora dal CONI. La notizia è passata francamente inosservata.

«Probabilmente la FCI non lo ha molto pubblicizzato – conferma – ma l’ultimo Consiglio federale ha validato una riforma sui procuratori, che non è ancora entrata in vigore perché è il CONI deve dare l’assenso finale. L’obiettivo è creare una normativa per regolamentare questa figura, che ovviamente non potrà risolvere tutti i problemi, questo lo vedo impossibile. Per i professionisti è giusto che ci sia un procuratore, sono critico quando li vedi avvicinare gli allievi o gli esordienti».

Bandolin spiega che la FCI avrebbe vietato il pullman azzurro ai procuratori
Bandolin spiega che la FCI avrebbe vietato il pullman azzurro ai procuratori

Ciascuno al suo posto

La figura dell’agente dei corridori ha già un inquadramento di livello superiore previsto dall’UCI, con tanto di esame per l’abilitazione professionale. Neppure questo tuttavia impedisce la concentrazione troppo elevata di atleti per agente e di agenti per agenzia. Esistono diverse forme di monopolio e capita anche di imbattersi in procuratori che dettano la tattica.

«Posso confermare anche io che succede – dice Vietri – l’ho visto all’ultimo Lunigiana alla presentazione delle squadre a Lerici. Non faccio più parte del CR Piemonte, ero lì come Consigliere e ho sentito un procuratore avvicinare un corridore del Piemonte e dirgli dove sarebbe dovuto scattare il giorno dopo, cosa fare e quando. Quello che dite è vero».

«Scusami Gianni – si inserisce Bandolin – se entro a gamba tesa su queste cose. Noi addirittura abbiamo vietato il pullman ai procuratori: il pullman azzurro è solo della nazionale. Per prendere il caffè ci sono i bar, a meno di non essere invitati o che si stia sbaraccando a fine evento. Stessa storia per gli accrediti – conviene Bandolin – dati ai procuratori per zone tecniche in cui la loro presenza non è necessaria. Capita spesso però che nell’organizzazione ci siano ex atleti o amici che chiudono un occhio e rilasciano i pass».

Ministro dello Sport Andreea Abodi, Roberto Pella presidente Lega Ciclismo (foto LCP)
La FCI ha proposto delle norme sulla sicurezza stradale, anche se c’è già in rampa la legge di Pella, qui con il ministro Abodi (foto LCP)
Ministro dello Sport Andreea Abodi, Roberto Pella presidente Lega Ciclismo (foto LCP)
La FCI ha proposto delle norme sulla sicurezza stradale, anche se c’è già in rampa la legge di Pella, qui con il ministro Abodi (foto LCP)

Un segnale più che una norma

La proposta della FCI, riprende a spiegare Vietri, propone una limitazione: un segnale che la legge vanificherà.

«La norma non potrà essere applicata perché la legge non te lo permette – dice Vietri – ma prevede che dai 16 anni in giù non si può avere il procuratore. E’ chiaro che un genitore può fare quello che vuole. Può essere lui il procuratore del figlio o firmare in sua vece con un agente. Piuttosto quello che mi fa paura non è il procuratore, piuttosto l’osservatore, che va alle gare e segnala il nominativo su cui poi si muovono i procuratori. Loro possiamo provare ad arginarli, con gli osservatori non si può fare molto».

Si comprende la necessità di gestire l’operato di agenti e osservatori improvvisati. Ma se la legge europea sul lavoro impedisce certe limitazioni, a cosa serve emanare una norma inapplicabile? Ci fa pensare alla serie di proposte appena inviate ai Gruppi Parlamentari sulla sicurezza stradale: non sarebbe stato meglio muoversi assieme alla Lega Ciclismo, portando un contributo alla proposta di legge già presentata? Oppure al tentativo dello scorso anno di imporre il tesseramento ai media per poter seguire le corse. Perché non proporre il lavoro sui procuratori all’UCI?

Test di valutazione e centri pista

«In un altro punto dell’articolo – riprende Vietri – si parlava dei test di valutazione. La Federazione ne prevede in tutti i Centri pista italiani (in apertura una valutazione all’Acquacetosa di Roma, ndr). Questi prendono dei rimborsi dalla FCI e uno degli elementi che compone l’importo è proprio il fatto di fare o non fare i test. I tecnici vogliono un database non solo con gli atleti del giro della nazionale, ma anche quelli di livello regionale. Ma per vostra informazione, ammettiamo che su questo abbiamo delle difficoltà con i Comitati regionali. Non è corretto fare nomi, però parlo anche di Comitati regionali molto grandi, in cui si fa fatica a organizzare questi test».

Velodromo Paolo Borsellino Palerno (foto Palermo Today)
Chi si occupa del ciclismo al Sud? Il velodromo di Palermo ad ora è vietato alle bici, ma dedicato al calcio (foto Palermo Today)
Velodromo Paolo Borsellino Palermo (foto Palermo Today)
Chi si occupa del ciclismo al Sud? Il velodromo di Palermo ad ora è vietato alle bici, ma dedicato al calcio (foto Palermo Today)

Il Sud resta ai margini

Se questo è un tentativo per dire che la ricerca dei talenti è efficace e il Sud non è abbandonato (come in avvio quando Bandolin ha citato il nome di 4 corridori), allora forse è il caso di chiarire i punti di partenza. Gli atleti che vengono testati nei centri pista appartengono già a delle società. I Comitati svolgono una promozione adeguata nelle regioni in cui le società non ci sono o sono in numero irrisorio?

Non bisogna tornare a quando si mettevano in piedi false affiliazioni, ma certo neppure si può pensare che basti così poco. Per questo l’idea di una foresteria a Montichiari permetterebbe di far correre fuori regione ragazzi altrimenti dimenticati. «Questa della Foresteria a Montichiari – sorride Bandolin e dalla Francia sorride anche Vietri – è anche un’idea di Gianni, potete dividerla a metà».

«Fabio Perego è il nuovo responsabile per i test – rilancia Vietri – e ha proposto di legare i contributi federali a queste attività e di portare in pista nuove figure. Incentivare la possibilità di utilizzare ragazzi che escono da Scienze Motorie. Alle gare continuo a vedere i direttori sportivi di quando correvo io e che sono gelosi del loro ruolo. Alcuni sponsor di juniores o U23 vorrebbero allinearsi ai tempi, ma alcuni direttori sportivi restano fermi sulle loro posizioni e non vogliono spostarsi».

Juniores e punteggi

Sono entrambi consapevoli dei problemi e dopo venti minuti che se ne parla, abbiamo anche trovato un’intesa. Chissà se nel Consiglio federale sono tutti sul pezzo come Vietri e Bandolin oppure la discussione segue canali diversi per assecondare altre esigenze. Le parole di Mantovanelli continuano a risuonare. Se l’intento del dirigente veneto era smuovere le acque, lo ha certamente raggiunto.

Campionato nazionale francese juniores 2025: Alexandre Trouvain, Theofile Vassal, Lancelot Chevignon (foto Freddy Guerin/Direct Velo)
Vassal campione di Francia juniores 2025 davanti a Trouvain e Chevignon: anche in Francia il tricolore si corre per squadre regionali (foto Freddy Guerin/Direct Velo)
Vassal campione di Francia juniores 2025 davanti a Trouvain e Chevignon: anche in Francia si corre per squadre regionali (foto Freddy Guerin/Direct Velo)
Vassal campione di Francia juniores 2025 davanti a Trouvain e Chevignon: anche in Francia il tricolore si corre per squadre regionali (foto Freddy Guerin/Direct Velo)

«Quando Toneatti è passato nel WorldTour con l’Astana – dice Bandolin – al Jam’s Bike Team Buja sono arrivati 8.000 euro, che per una piccola squadra sono una bella somma. Da due anni l’UCI prevede che venga pagato un corrispettivo per chi passa nelle professional e nelle WorldTour.

«Non si parla di cifre esorbitanti, ma per esempio con Gianni (Vietri, ndr) ci siamo detti che si potrebbe ricalcare quello che fanno nel calcio. Per cui quando un atleta debutta in serie A – prosegue Bandolin – alla società che ha staccato il suo primo tesserino arriva un bonus di 50 mila euro. Magari non possiamo prevedere un importo del genere, ma è giusto che ci sia questo tipo di riconoscimento».

Le rappresentative regionali

Ugualmente ispirandosi a quanto detto da Mantovanelli, Vietri spiega che la spinta perché vengano cancellate le rappresentative regionali sia solamente italiana. Va però registrato che proprio in questi giorni, il Tour de l’Avenir ha aperto le porte ai devo team, mentre l’UCI ha cancellato la Nations Cup: in entrambi i casi voltando le spalle alle nazionali. E’ un fatto che il ciclismo giovanile sia sempre più saldamente in mano ai team.

«In Francia – spiega Vietri – i campionati nazionali, a partire dagli U23 e scendendo per tutte le categorie minori, sono basati sulle rappresentative regionali. Probabilmente da noi si potrebbero rivedere i criteri di partecipazione, perché al campionato italiano la Lombardia può partire con 30 corridori e un altro comitato appena in 5. Questo si può sistemare. Però il sistema dei Comitati regionali è quello che permette alle regioni di avere la migliore partecipazione.

«Se non sbaglio, lo scorso anno la Vangi aveva 10-11 partenti. Se fai il campionato italiano juniores con 4 partenti, squadre con tanti corridori come la Vangi e la stessa Contri probabilmente non riuscirebbero a far correre i più forti. La partecipazione per ranking non funziona. Ho spesso fatto l’esempio di Capello, che due anni fa aveva zero punti e non avrebbe potuto partecipare al tricolore».

Lorenzo Ursella è uno fra gli italiani tornati a casa da un devo team dopo problemi fisici e di adattamento: doveva smettere a 20 anni? (photors.it)
Lorenzo Ursella è uno fra gli italiani tornati a casa da un devo team dopo problemi fisici e di adattamento: doveva smettere a 20 anni? (photors.it)

Le pressioni eccessive

Si va avanti commentando l’agonismo abbassato agli 8 anni, imposto dal CONI – spiega Bandolin – per uniformare il ciclismo tradizionale con la BMX in cui anche a 6 anni sono agonisti. Si commenta l’eccesso di pressione sulle spalle dei più giovani, che a scuola devono essere i più bravi e devono esserlo anche a catechismo.

«Ai ragazzi non è più consentito sbagliare – dice Bandolin – invece dovrebbero poterlo fare. Se il loro futuro non è quello che era stato disegnato, passano dal preparatore allo psicologo, non capiscono più da che parte girarsi nella vita. Li ho visti, li avete visti anche voi? Devi trovare la gente giusta, altrimenti ti lasciano in mezzo a una strada e poi il solo modo per venirne fuori è cavarsela da soli. Purtroppo nel ciclismo di banditi ce ne sono ancora».

Forse la Federazione potrebbe occuparsi anche di loro? In ogni caso, benvengano i confronti sereni e costruttivi come questo con Bandolin e Vietri. I temi sollevati da Mantovanelli, forse sparando nel mucchio, sono concreti e meritano attenzione. Le cose da fare sono tante, magari ci si potrebbe concentrare su quelle veramente necessarie e gli obiettivi più raggiungibili.