Il Team Technipes #InEmiliaRomagna Caffè Borbone ha chiuso, con la Ronde de l’Isard, una serie di corse all’estero intense ma di grande importanza per la formazione guidata da Francesco Chicchi. Erano partiti dal Belgio, con A’ travers les Hautes Fagnes e la Flèche Ardennaise, due corse di un giorno. Il passaggio successivo è stato in Francia alla Ronde de l’Isard, appuntamento appena concluso con buoni risultati e un atteggiamento sempre propositivo da parte dei ragazzi di Chicchi (In apertura foto Flèche Ardennaise)
Finite le avventure all’estero per i corridori della formazione continental è il momento di guardare anche al Giro Next Gen, per questo alcuni di loro sono in ritiro, così da arrivare pronti a uno dei principali appuntamenti di stagione. La nostra curiosità intorno alla Technipes #InEmiliaRomagna è dicapire in che modo si lavori per garantire ai propri ragazzi certe esperienze, utili per la loro crescita.
«Come Technipes – ci racconta il diesse Francesco Chicchi – cerchiamo di trovare il budget, grazie al supporto degli sponsor e di indirizzarlo su gare alle quali i nostri corridori possono partecipare per competere ad alti livelli, fare esperienza ed essere visti da squadre importanti. Quest’anno è stata la seconda volta che siamo andati in Belgio, mentre era la terza esperienza alla Ronde de l’Isard».




Un termometro per la condizione
Andare a correre all’estero porta i ragazzi ad avere una certa esperienza e a confrontarsi con atleti di alto livello ogni volta. Se a questo si aggiungono strade e percorsi impegnativi ed esigenti ecco che l’esperienza trova il culmine massimo.
«Fino alla scorsa stagione – prosegue Chicchi – andavamo a correre anche l’Alpes Isere Tour, ma quest’anno abbiamo rinunciato. Abbiamo visto essere una corsa impegnativa e che messa in fila alle altre due può diventare anche troppo. In squadra ci sono tredici corridori, ma tra infortuni e chi è in altura trovare il numero non è facile».
«Nel corso degli anni abbiamo visto come una gara del calibro della Ronde de l’Isard – dice – sia un’ottima cartina tornasole per valutare la condizione dei nostri ragazzi. In modo da poter calibrare il lavoro da fare nelle tre settimane che ci separano dal Giro Next Gen. Quindi ci sono anche delle motivazioni tecniche dietro la scelta di fare certe esperienze».


Si dà la possibilità a tutti o si sceglie un gruppo definito?
Una via di mezzo, tra Belgio e Francia qualche corridore lo abbiamo cambiato, per esempio Cattani non è venuto in Belgio, così come Menghini, il nostro velocista. C’è stato spazio anche per i più giovani, in modo da fargli fare una prima esperienza che potrà essere utile per il prossimo anno.
Come mai si sono scelte queste gare?
Perché in Belgio le corse erano aperte anche agli elite, in questo modo Ansaloni ha potuto correre e mettersi alla prova. Mentre in Francia era una corsa a tappe under 23 con sette devo team quindi un livello più o meno simile a quello che ci sarà al Giro Next Gen.




In che modo lavorate con gli sponsor?
Ci viene data piena fiducia, Raffaele Barosi (presidente dell’azienda Technipes, ndr) appoggia tutte le nostre scelte. Se diciamo di voler fare una corsa all’estero ci lascia carta bianca, non ci chiede di andare a correre a tutti i costi in Italia o in Toscana (dove la squadra ha sede, ndr). Riconosce l’importanza di certe esperienze.
Si parte con un piano definito a inizio stagione?
Ogni anno a novembre mettiamo giù un possibile calendario per la stagione che verrà e iniziamo mandare richieste. Ad esempio alla Ronde de l’Isard siamo stati invitati nel 2023, e poi per meriti sportivi ci hanno confermato l’invito in questi anni. Mentre in Belgio abbiamo un contatto che collabora con l’organizzazione.


Permettici la domanda diretta: di che costi si parla?
Per gare come quelle che abbiamo fatto in Belgio e Francia siamo sui 10.000/12.000 euro a corsa. Ci sono da pagare gli hotel, la logistica, il trasporto di mezzi e corridori. Ma queste spese servono poi per la crescita dei ragazzi. Lavoriamo tanto sul contenere al massimo il budget e per questo devo ringraziare Roberta.
Chi è?
La nostra segretaria, si parla tanto delle squadre WorldTour che hanno organizzazioni incredibili ma anche lei non è da meno e lo fa da sola. E’ attentissima e davvero molto brava.




Ora poi si deve preparare il Giro Next Gen, e con i ritiri anche questa è un’altra bella spesa…
Bisogna muovere cinque o sei ragazzi per volta, noi quest’anno abbiamo optato per mandarli in ritiro in due appartamenti a Cervinia. Stanno comodi, si allenano al caldo e poi dormono in alto al fresco. E’ lontano, ma è un posto ideale per allenarsi.
Come vi siete organizzati?
Sono andati su da soli, anche questo aspetto per noi è importante. Fanno la vita da corridori, ma intanto lavano, si fanno da mangiare, puliscono. Alla fine è un’esperienza di vita che li responsabilizza ed è importante anche per il loro futuro. Io andrò la prossima settimana per un paio di giorni a dare una mano.