Gabriele Scagliola è sulla strada di ritorno che dalle Marche lo sta portando verso casa, in Piemonte. Il corridore della Lidl-Trek Future Racing si trovava nel centro Italia per motivi scolastici. Dopo essere passato dal correre in un team juniores come la Rostese a una formazione di sviluppo WorldTour, anche il suo percorso di studi ha subito qualche adattamento (in apertura foto Sean Hardy). La scuola nella quale andava fino allo scorso anno, che si trovava dietro casa, non gli permetteva di trovare il giusto equilibrio tra attività under 23 e vita sui libri.
«Con questo istituto nelle Marche riesco a seguire le lezioni online – ci racconta – ma una volta al mese devo andare in presenza, non è male come compromesso e inoltre sono al passo con lo studio. Quando mi sposto porto sempre dietro la bici, così la mattina vado a scuola, e nel pomeriggio pedalo».


Maturità e ciclismo
Per i ragazzi delle superiori è iniziato da pocoil conto alla rovescia, i fatidici 100 giorni alla maturità, e mentre il giovane Gabriele Scagliola cerca di spiegarci il nuovo format dell’esame ci accorgiamo che dal nostro ne è passato di tempo. Meglio non pensarci e scrivere.
«Sono più tranquillo se penso all’esame di maturità che all’esordio con i professionisti – dice ridendo – anche se in realtà sono molto contento di come sono andate le prime corse. Due bellissime esperienze, in Portogallo e in Sardegna, rispettivamente al Figueira Champions e al Giro di Sardegna. Ero curioso di scoprire cosa vuol dire correre con i professionisti, stare in gruppo, l’andatura, lo stile di gara…».


E’ andata bene?
Passare dai 110, massimo 120 chilometri degli juniores fatti sempre a tutta, ai 200 chilometri delle prime gare di stagione non è stato facile. Quelle tre ore in più in bici però vengono gestite diversamente, banalmente fermarsi per un pausa bagno non mi era mai capitato. Sono cose che in televisione magari non vedi e quando sei lì rimani spiazzato, non ero nemmeno abituato all’idea che in corsa ci si potesse fermare.
Con i compagni come ti sei trovato?
La prima gara, a Valencia, l’ho fatta con il devo team. Poi in Portogallo ero con i professionisti e quindi con corridori come Verona, Skujins, Teutenberg, Kamna. E’ stato super emozionante essere in corsa con loro e davvero istruttivo. Banalmente tra un gara come il Gran Premì Valencia e Figueira passa un mondo.
In che senso?
Correre con i professionisti, come fatto in Portogallo, vuol dire vivere certe dinamiche di gara in maniera più accesa. Alla base di tutto in gruppo ci va il rispetto, è normale che un ragazzo giovane debba portarlo verso chi ha maggiore esperienza. Anche se essere in gruppo e indossare una maglia importante dà sicurezza e fiducia, aspetti non banali.


Hai corso anche al Giro di Sardegna, cinque giorni impegnativi?
Lì alla prima tappa ho preso una bella batosta. Ero in una giornata no, con una frazione lunga e impegnativa, ho sofferto parecchio. Una volta tornato in Hotel ero quasi demoralizzato, poi mi sono fatto coraggio, con il passare dei giorni è andata sempre meglio.
C’è un aspetto che ti ha fatto capire l’importanza del percorso che hai intrapreso?
La cosa che mi fa rimanere sempre sconvolto è la grande attenzione ai dettagli che la squadra ha, anche nelle cose più piccole. A partire dall’organizzazione del bus, camper, o anche in corsa tra alberghi, ammiraglie e corridori. Lo staff e l’impegno che c’è mi lasciano sempre a bocca aperta.
Invece come step di crescita? Passare da una squadra juniores di club a un devo team non deve essere facile…
La mentalità che hanno in squadra mi piace un sacco, sono concentrati sulla crescita e non tanto sul puntare a singoli obiettivi già da giovani. Magari c’è qualche compagno più grande che deve entrare nel WorldTour e allora con lui la squadra punta al Giro Next Gen, o alla Roubaix ad esempio. Io quest’anno punto a crescere come persona, come atleta, in vista degli anni futuri. Infatti insieme allo staff abbiamo deciso di strutturare la stagione in modo tale da non esagerare durante l’inverno, pur mantenendo un volume molto alto di allenamento rispetto all’anno scorso.


Quanto è cambiato il modo di allenarti?
Da novembre, quando ho iniziato la preparazione invernale, ad oggi rimango su una media di 20/22 ore di allenamento a settimana. L’anno scorso, da juniores, la media era di 14/16 ore settimanali. Una cosa che ho notato in questi mesi è come la programmazione e la crescita graduale mi abbiano portato a tenere un volume molto alto di ore di allenamento senza avere il fisico che ne risenta. Considerando che sto inserendo anche molta intensità all’interno dei lavori specifici direi che è un risultato ottimo.
E il metodo?
Un’altra cosa che mi piace è il fatto di continuare a mantenere la palestra anche durante la stagione, cosa che non avevo mai fatto. Inoltre c’è una grandissima attenzione in tutti gli ambiti della preparazione: dalla forza, al fondo, al VO2 Max, ecc…
Avete lavorato anche su aspetti tecnici e tattici?
Abbiamo ricevuto i primi insegnamenti dai nutrizionisti, con l’obiettivo di imparare a gestire l’alimentazione e ascoltare il nostro corpo. E’ un aspetto che mi ha sempre affascinato e sono felice di poterlo fare con un supporto come quello del team. Poi ci siamo concentrati sulla parte tattica, come fare i treni, volate, chiudere il gap, mettersi a disposizione dei compagni e leggere certe dinamiche di gara.


E’ stato facile inserirsi e imparare a vivere il gruppo in questa maniera, eri abituato?
L’anno scorso, alla Rostese, capitava di essere spesso il capitano del team alle gare. Quest’anno sono in un ambiente di alto livello dove è richiesto anche di sapersi mettere a disposizione dei compagni. Insieme al nostro diesse Sebastian Andersen abbiamo lavorato su questo aspetto. La cosa bella è che non ci sono capitani a prescindere, ma ognuno può e potrà avere il suo spazio.
Che effetto fa passare da un calendario nazionale a trovarsi a viaggiare spesso in tutta Europa per correre?
E’ bellissimo, ogni gara è una novità e anche il modo in cui si svolge è sempre diverso. Ci penso spesso a questa cosa e devo dire che l’emozione è grande, una delle gare che non vedo l’ora di fare è la Parigi-Roubaix U23, così come la Liegi, sempre under 23.
In Italia quando ti vedremo?
Dopo il Giro di Sardegna tornerò solamente a fine stagione purtroppo, con Il Lombardia U23 e poi a San Daniele.