Come si lavora con le junior? L’esempio della Ceresetto

Come si lavora con le juniores? L’esempio della Ceresetto

31.03.2026
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E’ vero che la corsa in questione non era tra le principali del calendario internazionale, ma quando una ragazza junior (nello specifico Elena D’Agnese) va a vincere in Slovenia, ha sempre certo peso. Soprattutto quando la vittoria s’inserisce nel lavoro quotidiano di una società come la Libertas Ceresetto, conosciuta per l’organizzazione del Giro del Friuli, ma che sta anche lavorando con molta attenzione e passione sulle categorie giovanili, arrivando per propria scelta fino agli juniores.

La squadra juniores della Libertas Ceresetto, varata solamente lo scorso anno
La squadra juniores della Libertas Ceresetto, varata solamente lo scorso anno
La squadra juniores della Libertas Ceresetto, varata solamente lo scorso anno
La squadra juniores della Libertas Ceresetto, varata solamente lo scorso anno

Il successo è la ciliegina sulla torta del progetto, raccontato con passione da Paolo Dalla Costa, il direttore sportivo del settore femminile: «Abbiamo 12 ragazze, tra cui una, Elisa Giangrasso della Val d’Aosta, che è molto impegnata nella mountain bike e quindi farà solo una decina di corse su strada. Alcune ragazze arrivano dal vivaio, considerando che è solo il secondo anno che abbiamo il settore juniores al maschile e femminile. La squadra è bella ampia, perché partiamo dai giovanissimi per arrivare fino agli juniores. Io sono arrivato quest’anno e per me che sono trentino è stata anche una sorpresa».

Da quel che dici non sono però tutte atlete locali…

No, abbiamo atleti che arrivano appunto dalla Val d’Aosta, abbiamo Sara Bertino di Cantoira (TO), Jolanda Sambi di Ravenna, poi due ragazze trentine, Laura Benuzzi e Silvia Ciaghi purtroppo ai box per una caduta. Le altre ragazze sono friulane, alcune dal vivaio della società e altre invece che arrivano da altre squadre.

Paolo Dalla Costa, direttore sportivo della Ceresetto è arrivato al team quest'anno
Paolo Dalla Costa, direttore sportivo della Ceresetto, è arrivato al team quest’anno
Paolo Dalla Costa, direttore sportivo della Ceresetto è arrivato al team quest'anno
Paolo Dalla Costa, direttore sportivo della Ceresetto, è arrivato al team quest’anno
Che realtà hai trovato iniziando a lavorare con loro?

Abbiamo la squadra equamente divisa fra primo e secondo anno. E la differenza tra loro, anche solo per un anno, è davvero enorme. Io vengo dalle allieve e lì si fa la gara da sole, anche perché è molto forte la spinta che arriva dal genitore abituato a vedere il proprio figlio nella categoria giovanile e spingerlo nel fare l’azione solitaria. Il passaggio alla categoria juniores internazionale è per loro un bello schiaffo: farsi ore di viaggio tutti i fine settimana per andare a una gara in cui dovrai “solo” aiutare qualche compagno diventa difficile, se prima erano abituati diversamente.

E’ qualcosa da insegnare?

Sì, far capire che devono sacrificare il loro tempo per il risultato di squadra, che tutte quante avranno la loro possibilità di mettersi in luce. Ho sempre utilizzato questa tecnica del farsi vedere, del tirar fuori le unghie per dare valore proprio a quelle ore di viaggio. Dobbiamo essere protagonisti nel bene e nel male, a costo di non finire la corsa, ma dobbiamo animarla, cercare di improvvisare qualcosa. Non abbiamo le atlete più forti che ci sono nel panorama ciclistico juniores, ma è una squadra che sta crescendo piano piano, sempre di più.

La volata vincente di Elena D'Agnese alla Velika nagrada Obcine Piran in Slovenia
La volata vincente di Elena D’Agnese della Ceresetto alla Velika nagrada Obcine Piran in Slovenia
La volata vincente di Elena D'Agnese alla Velika nagrada Obcine Piran in Slovenia
La volata vincente di Elena D’Agnese della Ceresetto alla Velika nagrada Obcine Piran in Slovenia
Com’è lavorare con le ragazze?

E’ un mondo diverso da quello maschile. La donna ha un sacco di energia, di voglia di mostrarsi a se stessa, ma anche agli altri. Vedere il proprio nome nella top 10 significa essere forti: decima sono qualcuno, undicesima sono scarsa. Sto cercando di far capire al gruppo il valore della condivisione, del lavoro per un fine comune. Dico sempre che alla Ceresetto siamo un gruppo di formiche, ma lavorando insieme, possiamo mangiarci anche l’elefante. Abbiamo una squadra con delle individualità medio forti, che possono rendere il gruppo coeso e fare davvero i fuochi d’artificio…

La D’Agnese ha quelle caratteristiche di cui dicevi prima, da leader?

E’ una ragazza splendida, che ascolta tanto, che mette in pratica quello che le si dice. L’anno scorso mi ha dato filo da torcere perché ha battuto due volte le mie ragazze nelle allieve. Ha bisogno di una volata lunga perché muscolarmente ha fibre di questo tipo, ma se le si chiede un lavoro di squadra lei lo fa. Solo sapendosi spendere, potremo arrivare da qualche parte. Altrimenti purtroppo vincono quelle che hanno quel qualcosa in più di noi.

La D'Agnese insieme a Iva Colnar del Pika Team, formazione creata da Tadej Pogacar per promuovere il ciclismo femminile
D’Agnese insieme a Iva Colnar del Pika Team, formazione creata da Tadej Pogacar per promuovere il ciclismo femminile
La D'Agnese insieme a Iva Colnar del Pika Team, formazione creata da Tadej Pogacar per promuovere il ciclismo femminile
D’Agnese insieme a Iva Colnar del Pika Team, formazione creata da Tadej Pogacar per promuovere il ciclismo femminile
Oltre a D’Agnese, quali sono gli altri elementi nei quali intravedi un futuro?

E’ sempre difficile far nomi, ma per adesso, visto che siamo all’inizio di stagione, credo molto in Jolanda Sambi, che è una di quelle che purtroppo soffre il freddo. La vedremo emergere da giugno, su di lei punto molto. Poi Rachele Cafueri, Ambra Savorgnano, che hanno qualcosa: chi la volata cattiva, chi lo spirito di squadra, la voglia di aiutare. Nella corsa in Slovenia c’era D’Agnese assieme a una ragazza slovena in fuga, di fianco in senso contrario passava il gruppo. Sentire le compagne che spronavano la compagna in fuga mi ha dato una bella sensazione. Significa che sto lavorando bene.

Che livello aveva la gara in Slovenia?

Non era di altissimo livello, ma spendi delle energie per arrivarci, una gara dove incontri ragazze che non conosci, quindi non hai nessun tipo di punto di riferimento. C’erano comunque atlete importanti, con Pogacar che sta creando società per promuovere l’attività: le sue ragazze hanno abbigliamento e biciclette di altissima fascia. Siamo andati lì e abbiamo detto: noi della Ceresetto attacchiamo prima. L’abbiamo fatto con Vittoria Pigat e il gruppo è andato a riprenderla. Poi con Carlotta Petris che è una secondo anno molto valida. Quando è stata ripresa, è partita Elena con un’altra ragazza slovena e le altre del team hanno coperto la sua fuga.

Con la D'Agnese in fuga, le compagne della Ceresetto hanno fatto buona guardia nel gruppo per proteggerla
Con la D’Agnese in fuga, le compagne della Ceresetto hanno fatto buona guardia nel gruppo per proteggerla
Con la D'Agnese in fuga, le compagne della Ceresetto hanno fatto buona guardia nel gruppo per proteggerla
Con la D’Agnese in fuga, le compagne della Ceresetto hanno fatto buona guardia nel gruppo per proteggerla
Che valore dai al suo successo?

Io dico che sono tappe di crescita. Sono all’inizio, servirà almeno una decina di gare per trovare il nostro vero assetto, la coesione che cerco. Queste sono gare di buon livello per fare squadra e mostrare alle atlete che cosa dovranno essere in futuro. Per comprendere che caratteristiche hanno e che cosa potranno essere, perché alla loro età il fisico continua a cambiare e ad evolversi e tutto può cambiare ancora.