Spesso ci si lamenta della situazione del ciclismo giovanile nel Sud e delle difficoltà che i ragazzi hanno per emergere. Ma siamo sicuri che al Nord sia tanto diverso il discorso? Il tema è tornato d’attualità grazie alla vittoria di Domenico Cirlincione al Gran Premio San Giuseppe. Il portacolori della General Store viene da Cuneo e conosce bene la realtà piemontese, che certamente non è così semplice come si penserebbe considerando che, per i personaggi che ha saputo regalare alla storia delle due ruote, ci si aspetterebbe ben altro.
Cirlincione è ciclista per tradizione famigliare: «Corro in bici fin da quando ne ho memoria – racconta all’indomani del suo successo – mio padre però rispecchia esattamente quel profilo di corridore del sud che si trasferiva al nord per correre, lui viene dalla Sicilia. Poi ha trovato lavoro a Cuneo ed è rimasto quando ha messo da parte la bici. Mi ha portato alla Sc Vigor Piasco dov’era diesse fra i giovanissimi, poi mi ha passato a Fabio Rinaldi e Mattia Pozzo fra gli juniores. Da questo punto di vista sono stato fortunato…».
Perché?
Perché mi sono ritrovato in una squadra dove regnava la tranquillità, non c’erano particolari aspettative. Questo mi è servito per crescere, poi da U23 ho continuato a evolvermi, due anni con la Gallina Ecotek e dallo scorso anno alla General Store.
Come mai hai cambiato a metà della tua permanenza nella categoria?
Non mi trovavo male nel team di Turchetti, i primi due anni sono stati utili, ma a un certo punto si è deciso che il club lasciava la Continental e io invece volevo quella dimensione per mantenere un calendario adeguato. Ci siamo lasciati in buoni rapporti, con la General Store ho trovato esattamente la risposta alle mie aspettative. Il primo anno però è stato difficile perché nelle prime gare sono caduto più volte e ho perso così molto tempo per raggiungere la forma migliore. Mi si era abbassata l’autostima e nel finale ormai, quando mi sono ripreso, era un po’ tardi.
Il 2025 è iniziato con ben altro piglio…
Quest’anno sono partito con più calma, guardando alle classiche primaverili internazionali, ma forse proprio questo disincanto mi ha reso più leggero e quindi efficiente per le prime corse della stagione fino alla vittoria a Civitanova Marche. Facendo il paragone fra i due team, entrambi sono curati nell’appoggio ai propri corridori, il fatto è che il calendario è più ricco.
Parliamo della tua realtà geografica: com’è correre e cercare di emergere venendo da Cuneo, c’è attività dalle tue parti?
E’ un tema interessante. Qui le società ci sono, vedi Mattio e poi dalle mie parti sono emersi corridori anche nelle ultime stagioni, ad esempio Oioli e Bozzola. Forse il problema è che da queste parti non ci sono grandi team nell’ambito juniores e credo che questo derivi molto dall’impostazione culturale che diamo all’attività. Qui si punta soprattutto al divertimento, a lasciare i ragazzi (e ci metto anche gli allievi) liberi di trarre il meglio dall’attività, di rimanere in questo mondo, senza pesare troppo sui risultati. E’ chiaro però che ci si diverte soprattutto se si va forte e i risultati vengono di conseguenza.
Che cosa significa ciò?
Che cresciamo con la voglia di allenarci prendendo l’attività sempre come un gioco. Io dico che il sistema da questo punto di vista funziona, chiaramente poi si arriva al punto di trovare spazio oltre i nostri confini regionali per continuare a crescere e fare di questo gioco qualcosa di più.
Questo però comporta anche che ci sia un peso specifico diverso con altre regioni del nord…
Effettivamente tante squadre soprattutto lombarde vengono da queste parti a fare ciclomercato. I ragazzi sono stimolati ad accettare perché gli danno tutto, compresa la bici, nelle società di qui invece c’è una mentalità diversa. Io ad esempio ho avuto e ho usato la mia bici finché non sono passato under 23. Non dimentichiamo poi che la tradizione di queste zone è molto legata all’offroad.
Ora che cosa ti aspetta?
Sono alla Coppi e Bartali ma so che troverò un livello molto alto, vado non per fare risultato quanto per preparare le classiche della categoria, tra le quali non vedo l’ora di correre il Recioto con il quale ho un rapporto di amore/odio, perché lo reputo la corsa più adatta a me ma per una ragione o per l’altra non riesco mai ad arrivarci nella forma giusta. Speriamo che questo sia l’anno giusto, lì mi voglio proprio divertire…