Il Belgio non finisce masi di produrre talenti. Ogni anno le cronache si riempiono di nuovi nomi, di juniores che lasciano intendere un futuro radioso e poi, nella maggior parte dei casi, questo si traduce in solide carriere nel WT condite da successi che fanno del Paese centroeuropeo il più prolifico di corridori. Ci sono però casi dove pronosticare una carriera intrisa di vittorie è più facile: è il caso di Vic De Smet (in apertura, foto VDB).
17 anni appena compiuti, De Smet ha una caratteristica: la costanza ai vertici. Certo, non parliamo di un Pogacar anche se qualche “coraggioso” addetto ai lavori propone già paragoni, ma il fiammingo ha un rendimento per molti versi clamoroso: 23 giorni di gara con 7 vittorie e 17 Top 10, considerando anche le classifiche delle corse a tappe. Ce n’è abbastanza per cercare di saperne di più.


Alla Soudal U19 prima si guarda alla persona
Come spesso succede nei confronti dei giovani talenti, vedi Seixas, intorno a lui c’è una sorta di “cordone sanitario” per allentare la pressione e i contatti con la stampa, ma a raccontarlo è chi lo conosce bene e ha continui contatti con lui, Kevin Hulsmans, diesse della Soudal QuickStep che ha tra i suoi compiti anche quello di seguire direttamente tutta la filiera, dal devo team alla formazione U19 della quale De Smet fa parte e il suo giudizio parte dal di fuori del ciclismo.
«Vic è un ragazzo genuino, tranquillo, concentrato su quello che fa ma che dà ancora il giusto peso alla sua attività come deve fare un diciassettenne. E’ importante che intorno a lui ci sia un ambiente sano, genitori che lo lasciano tranquillo, gli fanno fare le sue scelte ma non spingono troppo sul ciclismo ricordandogli che c’è anche, anzi soprattutto lo studio. La persona c’è, ora stiamo costruendo su di essa il corridore».


Un Magnier più a suo agio sulle salite?
I suoi risultati (anche da queste parti, considerando la vittoria a San Vendemiano) parlano di un corridore veramente completo, che sa emergere tanto nelle classiche quanto nelle corse a tappe: «Adesso è difficile dire per che cosa sia più portato perché parliamo sempre di un primo anno juniores. A me, fatto i dovuti distinguo un po’ ricorda Paul Magnier con l’aggiunta di andare forte anche contro il tempo e in salita, sui brevi strappi ma per il resto bisogna anche essere pazienti e vedere. Nelle sue corse ha comunque fatto vedere bellissime volate».
Su questo concetto Hulsmans insiste molto, perché gli addetti ai lavori chiedono, vogliono sapere: «Ma come si fa a dire ora che corridore è? Ha talento, è buono in salita, buono allo sprint, sa anche correre all’attacco e provare azioni solitarie, ma ogni gara ci dice di lui qualcosa di nuovo e credo che anche lui stia imparando sempre più da se stesso».


Allenamento? Solo quel che serve (per ora…)
Una cosa che colpisce è che è molto costante nel rendimento sin da inizio stagione, sempre tra i primi, senza una vera flessione: «Per certi versi è arrivato alla categoria più “fresco” di altri. Lo scorso anno, come allievo ha corso solo metà stagione, a fine 2025 è passato di categoria e si è concentrato subito sulla preparazione e quando ha iniziato era già ad un ottimo livello.
«Bisogna considerare che non fa tantissimo allenamento, per ora segue le tabelle adatte alla sua età, senza strafare, interpretandole con tranquillità e credo che questo sia utile per la sua crescita. La sua gamba, muscolarmente parlando, cresce più tranquillamente rispetto a suoi coetanei e questo conta. Ha fatto anche un test con la nazionale e ha ottenuto il miglior tempo».


Passaggio anticipato? Mondiale forse decisivo
Visti i suoi risultati, non c’è però il rischio che subisca troppa pressione al suo passaggio di categoria, che ci si attenda troppo da lui? «E’ difficile da dire, quel che è certo è che l’intenzione è quella di tenerlo un altro anno con gli junior e poi farlo passare nel devo team, ma quando vedi un talento crescere così come sta facendo quest’anno, in tanti premono per farlo passare subito. Nella decisione conterà quel che farà nella seconda parte di stagione e anche il fatto che correndo nel devo team, De Smet potrà fare subito esperienze con i pro’. Ma come detto dipende molto dea quel che avverrà: un De Smet in maglia iridata, ad esempio, diventa certamente più appetibile per la categoria superiore».
Il Belgio si trova in questo momento con due talenti enormi perché come De Smet, c’è Seff Van Kerckhove, in forza alla Decathlon e campione nazionale a cronometro proprio davanti a De Smet, oltre che vincitore dell’Eroica. Salvoldi anzi ha indicato proprio in quest’ultimo il faro della categoria. Hulsmans chiaramente pende dalla parte del suo pupillo, ma che differenze ci sono fra i due?


De Smet e Van Kerckhove, rivalità in fieri
«Sono entrambi forti ed entrambi in evoluzione, molto dipende dal calendario che fanno e dal background che hanno. Seff ad esempio ha corso un po’ meno. Sono sicuramente molto forti e soprattutto adatti anche ai percorsi delle prossime prove titolate, lì sapremo se fra i due c’è differenza».
Il Belgio produce talenti ogni anno, qual è il segreto? «Segreti non ce ne sono, certamente abbiamo un buon serbatoio di talenti, ma allora che dovremmo dire della Francia con Seixas, Sparfel, Magnier, o dell’Olanda che porta tanti elementi dal ciclocross? Io vedo che anche in Italia ci sono ottimi giovani corridori, poi dipende un po’ dalle annate. Alla fin fine poi il ciclismo si evolve sempre allo stesso modo, emerge chi ha le gambe e non dipende certo dal luogo di nascita, ma da quel quid indefinibile che è il talento naturale».