Erica Magnaldi

Con Erica Magnaldi nel regno delle scalatrici (e non solo)

09.01.2026
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BENIDORM (Spagna) – La corazzata femminile UAE ADQ sta riprendendo gli allenamenti in Spagna. La squadra della capitana Elisa Longo Borghini annovera anche Erica Magnaldi. La scalatrice piemontese, sorridente, racconta come sta andando questa stagione. Ormai inizia ad essere una veterana e questa esperienza appare sempre più come un tesoro (in apertura foto UAE ADQ).

Tra l’altro con Magnaldi si parla anche di gregariato, concetto sempre più definito nel ciclismo femminile, il cui livello sta crescendo rapidamente: un tema che assume contorni sempre più definiti. Lei intanto è tra coloro che apriranno l’anno in Australia e infatti in Spagna è apparsa subito molto tirata… anche se lei è sempre magra per caratteristiche.

Erica Magnaldi
Erica Magnaldi (classe 1992) si appresta ad affrontare la sua nona stagione da pro’, la quinta in UAE Adq
Erica Magnaldi
Erica Magnaldi (classe 1992) si appresta ad affrontare la sua nona stagione da pro’, la quinta in UAE Adq

In Australia

Certo ci sorprende un po’ la scelta di vederla subito in azione nell’altro emisfero. Di solito vanno atleti e atlete più veloci, però è anche vero che nel femminile le dinamiche sono diverse.

«Vero – dice Magnaldi – parto dall’Australia e in realtà ci sono alcune tappe del Tour Down Under che non sono proprio piatte, anzi… Quest’anno forse è ancora più duro del precedente. Io avevo già partecipato lo scorso anno. Sono corse interessanti e un bel modo per iniziare la stagione, al caldo. Per chi come me abita in posti freddi, a gennaio è indispensabile spostarsi per trovare temperature miti. Per questo l’Australia è ideale.

«Sin qui le cose vanno bene, molto direi. A dicembre abbiamo svolto un ottimo lavoro in ritiro e già da novembre, da quando avevo ripreso gli allenamenti, avevo costruito un buon volume. Per ora le sensazioni sono positive, ma la forma è in crescita. C’è ancora da lavorare».

Intanto si lavora anche sulla sua bici. Erika utilizza prevalentemente la Colnago V5Rs, una bici prestante e versatile. Qualche intervento potrebbe arrivare in ottica rapporti.

«Fino all’anno scorso – dice Erica – avevo il 52-36. Ora valuteremo se montare il 54, che può tornare utile visto quanto aumentano le velocità. Perché a dirla tutta il 52 comincia a essere un po’ cortino».

Erica Magnaldi
La cuneese prima di partire per gli allenamenti in ritiro in Spagna
Erica Magnaldi
La cuneese prima di partire per gli allenamenti in ritiro in Spagna

Magnaldi ed Elisa

Mentre parliamo con Erika, la capitana Longo Borghini non è seduta molto lontana. Un incrocio di sguardi e li discorso vira sul tema del gregariato, del suo ruolo al fianco della compagna e di come l’ha aiutata in questi anni.

«Sicuramente – va avanti Magnaldi – ci sarà di nuovo da lavorare per Elisa e sarò contenta di farlo quando sarà il momento. Abbiamo fatto ottimi acquisti quest’anno, soprattutto tra le scalatrici. Quindi può capitare che a volte non sia Elisa la leader, ma qualcun’altra. Nello stesso modo sarò felice di portarmi davanti quando il terreno salirà. Spero di ritagliarmi anche qualche spazio personale. Vedremo quando sarà definito il calendario, ma sono sicura che le occasioni, per chi saprà coglierle, non mancheranno.

Erica Magnaldi è una scalatrice pura. Tuttavia sa districarsi bene anche sui tracciati ondulati. E nel gravel è campionessa europea
Erica Magnaldi è una scalatrice pura. Tuttavia sa districarsi bene anche sui tracciati ondulati. E nel gravel è campionessa europea

Il ruolo della scalatrice oggi

Un po’ come abbiamo fatto con Gaia Realini, torna il tema della scalatrice nel femminile, figura più definita rispetto agli uomini. L’introduzione di salite epiche nei Grandi Giri femminili: Alpe d’Huez, Ventoux, Blockhaus… ha cambiato molto.

«Quella della scalatrice – prosegue Magnaldi – è una figura che torna centrale. Quindici anni fa non ce n’erano molte e quando affrontavamo tappe con veri dislivelli si rimaneva subito in tre, cinque… Ora sono sempre di più le ragazze che salgono forte e aumentano anche le gare dure. Piano piano tutto il movimento si sta rendendo conto che possiamo affrontare impegni altimetrici importanti e salite epiche come i ragazzi. Questo ci esalta. Di conseguenza il livello generale cresce e con esso la specializzazione. E’ sempre più difficile restare nelle prime dieci-quindici posizioni».

Restare al top è complicato, come spiega Magnaldi, ma proprio per questo il ruolo diventa ancora più prezioso. Insomma, la scalatrice forte conta eccome.

«E infatti abbiamo rinforzato il reparto scalatrici. Con corse a tappe così impegnative è importante avere più aiuti e più carte da giocare. E’ un ruolo specifico, che richiede non solo watt, ma un certo fisico e determinate attitudini, anche mentali. Non è questione di limare o stare nel gruppo. E’ questione di watt, gambe, ogni tanto può esserci una ragazza in giornata no o un’altra in giornata super. In salita è sempre e tutta farina del tuo sacco. Per questo serve avere più opzioni per la squadra».

Magnaldi è votata alla causa Longo Borghini, ma quando può sa anche finalizzare, come lo scorso anno a Chambery (foto Vaucolour)
Magnaldi è votata alla causa Longo Borghini, ma quando può sa anche finalizzare, come lo scorso anno a Chambery (foto Vaucolour)

Preparazione ad hoc?

In quest’ottica di aiutante di lusso, ma scalatrice pura, Magnaldi sta lavorando in modo mirato. I lavori richiesti dalla specialità sono sempre più specifici. Quando diciamo che il livello femminile aumenta, non è un concetto astratto: si vede nei metodi di preparazione.

«Intanto – chiarisce Erica – cambia il volume. Facciamo più ore, più salita, più lavori mirati. Si lavora sulla salita ma anche su aspetti complementari: la potenza e la forza in palestra sono diventate fondamentali. Alla fine può emergere anche chi non è scalatrice pura ma ha uno spunto finale o una volata importante dopo molto dislivello. Oppure chi scende bene: abbiamo visto tante corse decise in discesa. Quindi sì, l’essere scalatrice è sempre più importante, ma bisogna avere anche altre carte da giocare».

Alla fine si arriva a parlare di Pauline Ferrand-Prevot, che ha dominato il Tour Femmes con doti da scalatrice pura: magrissima, attacchi in salita e controllo nelle restanti tappe.

«Ho sempre ammirato molto Pauline, ma penso anche a Mavi Garcia che da quest’anno è una nostra compagna di squadra. E’ una delle scalatrici più forti al mondo. L’ho vista tante volte mettersi a disposizione del team, sia nei club dove ha corso sia quando indossava la maglia della nazionale».

E qui ritorna il tema delle gregarie: «Non è una dote comune – conclude Magnaldi – quando si va così forte in salita è molto bello saper lavorare per qualcun altro e lasciare i gradi di capitano a chi li merita in quel momento».