SENCUR (Slovenia) – Il trionfo di Azzurra Ballan accende i riflettori anche su Marco Velo. Il commissario tecnico delle donne, dalle juniores alle elite, ci parla del suo lavoro. Anzi, siamo noi a chiederglielo. Perché una cosa che abbiamo notato in Slovenia è che tutte le ragazze lo hanno cercato dopo il traguardo e lui ha cercato loro.
Non solo. Al netto della vittoria di Ballan ai campionati europei in Slovenia, è emersa la particolare sensibilità che Velo ha proprio con le più giovani a sua disposizione. E questo lavoro lo vogliamo conoscere meglio.


La vittoria di Azzurra Ballan è il coronamento di un lavoro che non è iniziato quel giorno…
No, sono due anni che sto lavorando con questo gruppo, sacrificando tanti weekend per andare a vedere le gare, perché comunque era un mondo nuovo per me. Sto iniziando a interagire adesso e sono veramente contento. L’anno scorso siamo arrivati secondi al mondiale e terzi all’europeo con le juniores. Quest’anno secondi al mondiale e primi all’europeo. Il secondo mondiale, ancora a distanza di qualche giorno, mi brucia perché veramente potevano essere due ori negli eventi più importanti della nazionale.
Ma la sostanza c’è. E con i giovani non è mai facile…
Però sono vittorie che sento tanto mie, perché ci abbiamo messo tanto. Abbiamo fatto anche vari ritiri e lavori con ragazze che, come ho detto prima, ogni due anni cambiano. Quindi devi essere pronto a entrare subito in sintonia con loro e a creare un gruppo. Credo che quest’anno, più che mai, ci sia stato uno zoccolo duro, un gruppo unito. Si è dimostrato da come hanno corso.
Ti riferisci alle juniores?
Alle juniores e non solo. Le ragazze hanno fatto alla lettera quello che gli è stato detto. Mi ero raccomandato che non dovesse partire nessuna fuga senza una di noi. E’ entrata Azzurra dietro e le altre sono state tutte ferme, rispettando gli accordi. Vi dico che, a un certo punto, ho tentennato un po’ per capire come gestire la corsa.


In che senso?
Perché volevo avere la certezza che Azzurra davanti potesse giocarsi la medaglia più importante. Mi scocciava rischiare per una medaglia meno importante, sapendo che dietro avevo quattro o cinque ragazze pronte a muoversi. Ho usato tutte le mie postazioni sul percorso. Mi sono fermato anche in fondo alla discesa e, a cinque chilometri dall’arrivo, ho corso a fianco di lei. Le ho detto che la più pericolosa era la francese, che doveva stare tranquilla e che dietro non sarebbero più rientrate. Doveva gestire con tranquillità e con la testa gli ultimi chilometri, soprattutto dall’ultima curva in poi.
Anche questo fatto delle postazioni denota il tuo lavoro. Come l’hai organizzato?
Avevo la Tv in auto e, fortunatamente, tranne nella parte finale della salita, funzionava sempre. Avevo una postazione al box 1 e al box 2 e altri appoggi sulla salita. Avevo anche informatori in corsa! Ogni tanto disturbavo i regolatori in corsa, Garosio e Cima, che conosco, e chiedevo a loro. Soprattutto a Garosio, che era in testa alla corsa, chiedevo di darmi qualche feedback e le sue sensazioni su come vedeva Azzurra in fuga.
Le professioniste l’altro giorno in conferenza stampa, parliamo di Vollering e Pieterse, hanno parlato molto del loro cittì, Laurence Ten Dam, e del lavoro che sta facendo. Anche tu hai parlato di gruppo. Ma quanto è importante davvero?
Il gruppo è fondamentale anche e soprattutto perché non le hai sempre sotto mano. Se poi metti assieme delle ragazze che non hanno feeling tra di loro, è difficile anche gestire certe situazioni di gara. Non sono gestibili se non hai un gruppo coeso. Lo hanno dimostrato le juniores, ma anche tutte le mie ragazze delle altre categorie. Le elite hanno corso compatte ed eseguendo alla lettera quanto detto. Ma anche la sera stessa, prima della gara juniores, le elite sono rimaste lì e hanno dato loro consigli.


E appunto, come fa un commissario tecnico che non le ha sempre sotto mano? Non sei il diesse di un team…
Diciamo che con le juniores c’è più tempo per lavorarci e starci assieme, mentre con le elite questo è davvero poco. Loro sono sempre in viaggio. Le trovi nei giorni, o pochi giorni, prima dei grandi eventi. Però ho la fortuna che quasi tutte le gare più importanti sono trasmesse in TV. Quindi le guardo in televisione e ho meno necessità di andare in loco. Con le piccole, invece, devi andare per forza sul posto. Io sono fissato sul vederle in moto.
E come ti organizzi?
Vado con la mia moto oppure, se sono lontane, chiedo all’organizzatore della gara di mettermene a disposizione una che guido io. Non voglio nessuno che me la guidi, mi sento parte del gruppo perché, quando costruisci una squadra, non devi basarti solo sull’ordine d’arrivo. Devi vedere anche chi fa un lavoro per far sì che la compagna di squadra vinca. Quella è la cosa fondamentale. Quindi seguirla in moto mi serve anche per questo.
Le chiami? Avete una chat?
Le chat di gruppo ci sono quando si fa l’evento. Chi non è parte dell’evento la sento soprattutto sotto gara. Non dico tutti i giorni, ma ogni tre giorni al massimo mi confronto con tutte loro, dalle grandi alle piccole. E non sento solo le ragazze, ma anche i direttori delle rispettive squadre di club.