L’AQUILA (AQ) – Il terzo gradino del podio in questo Giro Next Gen se lo è conquistato Henrique Bravo, scalatore dal fisico minuto (1 metro e 72 centimetri per 51 chilogrammi) della Soudal Quick-Step Development. Brasiliano, classe 2006, con un sorriso sempre pronto a sorgere sul suo volto. Arriva da lontano Bravo, e per inseguire il suo sogno di diventare un ciclista professionista è venuto a vivere in Europa. La strada intrapresa è quella che sembra portare dritta all’obiettivo, i risultati di questa stagione sono una testimonianza evidente della sua crescita.
Cinque vittorie stagionali, comprese le classifiche generali al Tour of Antalya e alla Oberosterreich Rundfahrt. Ma il podio del Giro Next Gen ha tutto un altro peso, glielo si legge negli occhi appena arriva davanti a noi per raccontare e raccontarsi, parlando un italiano perfetto.
«Sono molto felice di questo risultato – ci racconta Henrique Bravo – perché è una bella conferma dopo la vittoria in Austria. Qui al Giro Next Gen c’era tutto un altro livello, il più alto al mondo per quanto riguarda la categoria under 23. E’ una conferma del mio lavoro e di quello che abbiamo fatto insieme alla squadra».


Hai scoperto qualcosa di nuovo in questa esperienza al Giro Next Gen?
Sapevo quanto riesco a soffrire in corsa, e penso che sia aumentato ancora dopo questa esperienza. Non è da tanto tempo che corro nel ciclismo su strada, quando ero in Brasile facevo mountain bike. Quella di oggi (domenica, ndr) è stata la terza cronometro della mia vita.
C’è ancora tanto margine di crescita?
Sì, credo proprio di avere ancora tanto da scoprire sul mio fisico e di come lavorare per sfruttarlo al massimo. La salita è il mio punto forte, sono passato a correre su strada perché avevo visto che in questa disciplina potevo fare tanto di più.






Come ci si avvicina al ciclismo in Brasile?
Io ho iniziato per curiosità, da noi il ciclismo su strada non è uno sport molto popolare. Quindi ho cominciato con la mountain bike, ma è diverso non ci sono molte persone che pedalano. Sapete da noi lo sport di riferimento è il calcio, io da piccolo ci giocavo, poi però mi sono appassionato alla bicicletta.
Cosa ti è piaciuto della mountain bike?
Mi divertivo, quando ho cominciato avevo undici anni ed ero curioso di scoprire altri sport. La prima cosa che mi è piaciuta della bici è la bellezza di pedalare in montagna e stare in mezzo alla natura.
Poi sei arrivato in Europa…
Vivo a Girona, dall’anno scorso, quando ho firmato con la Soudal Quick-Step. Ero passato a correre dalla mountain bike al ciclismo su strada, avevo visto che sulle salite lunghe ero più performante che in gare dove serve tanta forza. Con la squadra mi sto trovando molto bene, lo staff, le persone, sono tutti disponibili e a darmi una mano.


Com’è stato trasferirti dal Brasile alla Spagna?
Non è facile, perché i miei genitori sono rimasti a vivere in Brasile. Stare lontani da casa non è affatto semplice, ed è un’altra difficoltà che i corridori europei non devono affrontare. In questo Giro Next Gen sono venuti qui a sostenermi e sono felicissimo di averli avuti al mio fianco (eccoli insieme nella foto di apertura, ndr).
Ultima domanda: dove hai imparato così bene l’italiano?
In Brasile studiavo in una scuola italiana, i miei genitori volevano che lo imparassi bene.