Il 2026 riporta nel WorldTour una coppia di fratelli che ha avuto un grosso peso fino a qualche anno fa. Parliamo dei fratelli Frank e Andy Schleck (in apertura, foto Getty Images), per lungo tempo protagonisti di classiche e Tour de France. Rivederli in carovana fa un certo effetto: in fin dei conti non è passato tanto tempo da quando erano nel gruppo (Andy si è ritirato nel 2014, Frank due anni dopo) eppure la loro epoca sembra lontana anni luce.
I due lussemburghesi, che hanno riportato in auge il piccolo principato, mai a quei livelli dai tempi di Charly Gaul, erano espressione di un ciclismo certamente più settorializzato di quello odierno. Il Tour era l’obiettivo centrale di ogni stagione, anche se poi il loro curriculum si è andato riempiendo anche di traguardi importanti come l’Amstel di Frank nel 2006. Erano anche anni oscuri, con mille trabocchetti e quest’ultimo ci è caduto in pieno, nel 2013, perdendo un anno di attività per questioni di doping.


Frank, in anticipo sul fratello
Il loro destino era quasi segnato, considerando la figura del padre Johny professionista che ha anche corso al fianco di Eddy Merckx. Frank è il più grande, 5 anni di differenza e questo gap ha sempre contraddistinto la loro storia: il fratello maggiore ha iniziato prima, è approdato al professionismo nel 2003 contro il 2005 di Andy, anche il rientro nelle file della Lidl-Trek, con ruoli diversi, ha visto il grande ufficializzare il suo ruolo almeno un mese in anticipo rispetto all’altro.
Ci sono però anche dei punti in comune, ad esempio il fatto che entrambi hanno iniziato nel Team CSC di Bjarne Riis e che tutti e due avevano una forte propensione per i percorsi tortuosi, le corse a tappe. Le classiche delle Ardenne erano sempre terreno di caccia, le salite il loro vero banco di prova.


Due carriere con risvolti inattesi
Se guardiamo le loro carriere, alla fin fine le cose hanno avuto un’evoluzione imprevista. Ad esempio Andy si è visto piovere addosso addirittura una maglia gialla. E’ quella dell’edizione 2010, che aveva visto il successo (poi revocato per squalifica) di Alberto Contador con 39” di vantaggio su di lui. Andy ha sempre avuto un rapporto privilegiato con la Grande Boucle cogliendo due piazze d’onore nel 2009 e 2011, mentre al Giro è stato solo nel 2007, battuto da Danilo Di Luca e correndo la Vuelta solo nel 2009 e 2010, finendo sempre ritirato.
Il Tour de France è stata la corsa che ha definito la loro eredità. I fratelli Schleck hanno spesso corso con l’obiettivo comune di vincere la maglia gialla, a volte sognando di vincerla un anno a testa. Andy, dopo il triennio delle piazze d’onore (ancora non sapeva della conquista del 2010) si mise in testa di sfatare il tabù e la sua attività era tutta focalizzata sulla corsa francese, ma la fortuna esigeva un prezzo. Nel 2012 al Criterium du Dauphine una caduta gli costò la frattura del coccige e la rinuncia a Tour e Giochi Olimpici di Londra. L’anno dopo fu una continua caccia alla miglior condizione. Nel 2014 partì per aiutare il fratello ma nella tappa di Londra cadde lesionandosi gravemente il ginocchio destro e la sua carriera si chiuse praticamente lì.


Frank, un vero uomo-squadra
E Frank? Il suo anno migliore è stato il 2006, l’anno dell’Amstel ma anche del suo trionfo all’Alpe d’Huez, al Tour de France, dando scacco matto a Damiano Cunego che chiuse a 11”, con Garzelli terzo a 1’10”. Frank correva in supporto a Carlos Sastre, che chiuse 4° nell’edizione vinta sul campo da Floyd Landis, ma poi attribuita all’altro iberico Oscar Pereiro.
Anche nel suo caso, la carriera è costellata di occasioni perse per la cattiva sorte: il Lombardia 2007, ad esempio, quando cade a pochi chilometri dall’arrivo non potendosi così giocare un possibile successo. Frank però aveva una dote: saper giocare di squadra.
Nel 2008, dopo aver staccato Evans a Prato Nevoso veste la maglia gialla, ma non pensa neanche un attimo a sovvertire le gerarchie e nella frazione dell’Alpe d’Huez lavora per il capitano Sastre, che vincerà frazione e alla fine anche il Tour. Frank sarà sesto, ma felice del suo contributo.


Una storia da cinema
La storia dei fratelli Schleck è un racconto di grande talento, successi condivisi, ma anche errori e sfortuna. Hanno ispirato un documentario, “The Road Uphill”, che racconta le loro performance al Tour del 2011. Dopo il ritiro, Andy ha aperto un negozio di biciclette in Lussemburgo, è stato uomo immagine di Skoda, poi improvvisa è arrivata l’offerta della Lidl-Trek.
Frank sarà diesse del team femminile, proprio per dare quel quid in più all’insegna del lavoro comune: «Per me – dice Frank – significa molto, è quasi una rivincita tornare nel mondo che mi ha accolto per anni. Il progetto mi piace molto, soprattutto la direzione che gli è stata data e voglio dare il mio contributo per far fare altri passi avanti al team».


Ad Andy le chiavi del team
Ruolo diverso per Andy, che torna nel team dove ha militato dal 2011 al 2014. Lui ha una maggiore esperienza nel campo, ha diretto un team femminile, è stato organizzatore del Giro del Lussemburgo. Entra come vicedirettore e lavorerà sia sul versante agonistico che su quello commerciale: «Io – spiega Andy – ho vestito la maglia gialla, so che cosa significa sopportare la pressione. Ho visto ogni aspetto di questo sport e ora voglio dare la mia conoscenza al team perché possa raggiungere grandi obiettivi».
I fratelli Schleck tornano quindi insieme, anche se su fronti diversi (e considerando la concomitanza di prove come le classiche, neanche tanto lontani…). La grande sfida sarà ora adeguarsi a un ciclismo che in poco più di 10 anni è diventato però qualcosa di molto diverso da quello nel quale hanno vissuto.