Il 16 luglio rimarrà una data scolpita nel cuore di tante persone, il giorno in cui un incidente ha portato via Samuele Privitera, durante la prima tappa del Giro della Valle d’Aosta. Nella vita di chi lo ha conosciuto qualcosa si è fermato, lasciando intatto il ricordo di un ragazzo di appena 19 anni che amava la bicicletta in maniera viscerale e profonda. I mesi sono trascorsi, ma l’ultimo saluto a Privitera è arrivato solamente la settimana scorsa, il 3 gennaio, sulle strade della sua Liguria in un evento chiamato “Ride for Privi”.
«Mattia Gaffuri ed io volevamo fare qualcosa per ricordare Samuele Privitera – racconta Asbjorn Hellemose – così abbiamo deciso di farla il 3 gennaio (sabato scorso, ndr). La Ride for Privi è stata organizzata da Gaffuri e da me insieme a Luca Vergallito, Chiara Doni e Nicholas Calipa, il suo migliore amico, erano sempre insieme, inseparabili. Ho pensato tanto a Nicholas in questi mesi, così come ho pensato ai genitori di Samuele (in apertura Hellemose insieme alla madre di Samuele, ndr). Anche loro sono venuti alla Ride for Privi, avevano un rapporto speciale, quando eravamo insieme sentivo spesso Privitera parlare con sua madre e suo padre».


L’orgoglio
In questi mesi non sono mancati i segni e i gesti di affetto verso un ragazzo che è stato capace di entrare nel cuore di tutti. Privitera è stato capace di aprirsi un varco nella vita di molte persone grazie alla sua genuinità e alla voglia di stare con gli altri, non per necessità ma per condividere una passione e l’amore verso questo sport.
«La pedalata ha voluto ricordare Samuele Privitera – continua Hellemose – ma è stato anche un qualcosa per i genitori che da un momento all’altro si sono trovati senza un figlio. Vederli lì con noi è stata la cosa che mi ha colpito maggiormente, erano contenti e orgogliosi che tanta gente volesse bene a Samuele (i partecipanti alla Ride for Privi sono stati quasi 200, ndr). Hanno anche voluto parlare prima che la pedalata prendesse il via, ci hanno detto di fare una stagione pensando a Samuele. E’ stato un momento molto emozionante, ma che ci ha dato tanta forza per andare avanti portando “Privi” con noi».


Quando hai conosciuto Samuele Privitera?
Qualche anno fa, era ancora junior. Mattia Gaffuri era diventato il suo preparatore e durante l’inverno abbiamo pedalato spesso insieme in Liguria per allenarci. In bici si creano sempre relazioni forti, per me è difficile instaurare un rapporto altrettanto profondo con qualcuno. Privitera ed io ci siamo visti tante volte, anche a Livigno durante alcuni ritiri. L’ultima volta che abbiamo passato del tempo insieme era venuto a casa mia perché voleva partecipare allo Swatt Criterium.
Cosa ti ha colpito di lui?
In Privitera ho sempre rivisto un po’ me stesso, parlava tanto e faceva moltissime domande. Era un ragazzo curioso, pronto a imparare da tutti. La prima volta che l’ho visto ho pensato avesse un carattere speciale, aperto ed estroverso. Era uno che amava gli scherzi, ma non per prendere in giro qualcuno, senza mai essere cattivo. Era capace di stare con tutti e di tornare a casa la sera potendosi guardare allo specchio.


Di cosa parlavate in bici?
Tutto. Del ciclismo ma anche delle cose normali della vita. Naturalmente si parlava anche della sua carriera, della speranza di vederlo passare nel WorldTour con la Jayco (Privitera correva nella Hagens Berman, devo team Jayco, ndr). Era un ragazzo che lavorava parecchio, sempre concentrato e attento.
Che rapporto ne era nato?
Era il nostro “fratellino” (così lo chiamava Hellemose, ndr). Privi cercava di capire, imparare e apprendere. Seguiva quello che gli diceva il suo preparatore Gaffuri, ma voleva comprendere il perché di certe scelte.
Il giorno della sua scomparsa te lo ricordi?
Siamo rimasti tutto sotto shock, per me è stato importante rimanere tutti vicini, uniti. Nei giorni successivi ho parlato con Gaffuri e avevamo già deciso di fare la “Ride for Privi” in suo onore. Inizialmente doveva essere fatta nel mese di dicembre, poi con i ritiri e gli impegni di tutti abbiamo deciso per il 3 gennaio. Abbiamo fatto un post su Instagram e tutti abbiamo poi fatto girare l’iniziativa sui social.


Com’è stato pedalare tutti insieme per la prima volta senza di lui?
Per me era anche la prima volta che tornavo in Liguria dal giorno della sua scomparsa, è stato difficile capirlo e probabilmente con questa giornata tutto è diventato ancora più reale.
Il percorso come lo avete deciso?
Inizialmente ci siamo spostati sulla ciclabile che da Ospedaletti porta a Imperia, abbiamo fatto andata e ritorno. L’abbiamo scelta per non intralciare il traffico e per permettere a tutti di pedalare con noi in sicurezza. Poi abbiamo fatto un giro su fino a Perinaldo, una strada che Gaffuri e Vergallito fanno spesso e che hanno chiamato il “circuito mondiale”.