Giro d'Italia 2025, Muro di Ca' del Poggio, folla, colore, Wout Van Aert

Ca’ del Poggio, 17 anni fa la profezia di Bruseghin

07.02.2026
6 min
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Il Giro d’Italia lo affronterà per due volte nel giro di quattro giorni: quello degli uomini e poi quello delle donne. Su queste rampe, Giovanni Visconti conquistò la seconda maglia tricolore con una fuga irresistibile. Il Giro d’Italia Giovani U23 ne fece l’arrivo della prima cronometro individuale Real Time e ugualmente a cronometro Ganna ne approfittò per scavare un solco nel Giro del 2020, corso in ottobre a causa del Covid. A sfogliare il libro dei ricordi e il calendario dei prossimi eventi, il Muro di Ca’ del Poggio è lo snodo cruciale di un’antologia di bellissime storie.

Alberto Stocco, Alberto Contador, Ca' del Poggio, museo
Ca’ del Poggio è un Muro, ma anche un bike hotel e un ristorante che custodisce maglie preziose. Qui Alberto Stocco assieme a Contador
Alberto Stocco, Alberto Contador, Ca' del Poggio, museo
Ca’ del Poggio è un Muro, ma anche un bike hotel e un ristorante che custodisce maglie preziose. Qui Alberto Stocco assieme a Contador

L’occhio lungo del Bruse

Raccontare come sia nata la sua leggenda è lo scopo di questo cammino a due voci: quella di Marzio Bruseghin e quella di Alberto Stocco. Il primo che lo scoprì da corridore, il secondo che fu capace di inventarlo e ancora adesso ne alimenta il mito. Siamo a San Pietro di Feletto, provincia di Treviso, fra Vittorio Veneto e Valdobbiadene. La pianura alle spalle, colline di filari tutto intorno e davanti le vette del Monte Grappa e del Monte Cesen.

«Una volta il Muro era una strada bianca – ricorda Bruseghin – si chiamava Via dei Pascoli. La prima volta, se non erro, fu fatta in gara nell’Internazionale Juniores di Solighetto. Ricordo che c’era ancora Ettore Floriani (grande appassionato di ciclismo, fondatore della Sc Solighetto, scomparso nel 2015, ndr). E mi ricordo che dissi a Stocco una frase che ancora oggi si ricorda: “Questo Muro diventerà la salita simbolo del Prosecco”. Una profezia che poi si è avverata sul serio.

«Era un momento di trasformazione, il ciclismo stava diventando molto più esplosivo. I muri cominciavano ad andare di moda, ricordo quello di Montelupone nelle Marche. A Ca’ del Poggio si combinarono il momento storico del ciclismo e la grande espansione del Prosecco. Poi devo dire la verità: la famiglia Stocco è stata bravissima a promuoverlo e credere anche nel ciclismo come veicolo d’immagine».

C'era anche Bruseghin al Giro del 2009 quando la carovana rosa affrontò per la prima volta il Muro di Ca' del Poggio
C’era anche Bruseghin al Giro del 2009 quando la carovana rosa affrontò per la prima volta il Muro di Ca’ del Poggio
C'era anche Bruseghin al Giro del 2009 quando la carovana rosa affrontò per la prima volta il Muro di Ca' del Poggio
C’era anche Bruseghin al Giro del 2009 quando la carovana rosa affrontò per la prima volta il Muro di Ca’ del Poggio

La benedizione di Mosole

Alberto Stocco annuisce. Quella strada in salita è diventata celebre per un’intuizione e la lungimiranza di chi, di fronte al suo dubbio, gli suggerì di alzare l’asticella e puntare in alto.

«Fino al 2007 – racconta Stocco – la strada moriva all’entrata del ristorante. Quell’anno venne fatto un grosso lavoro da parte dell’amministrazione comunale e fu prolungata anche nella parte superiore, fino alla provinciale. Iniziarono a transitare le prime gare: Solighetto e poi San Vendemiano, in ordine di calendario. Mi era venuto in mente di chiamarlo il Dentino di Ca’ del Poggio perché Muro mi sembrava troppo, poi però ebbi la fortuna di incrociare Remo Mosole, che io chiamavo l’imperatore. E lui mi disse di puntare in alto e di chiamarlo Muro di Ca’ del Poggio. E così cominciò la storia.

«Ne ho creato un brand, abbiamo inventato un logo e quando nel 2009 passò per la prima volta il Giro d’Italia, il regista RAI Nazzareno Balani mi chiese se la salita avesse un nome e fu per questo che lo scrissero in sovrimpressione. Quando poi si trattò di fare la ricognizione sul percorso per la cartolina che mandavano in onda prima della diretta, proprio Bruseghin ribadì il concetto che questa salita sarebbe diventata il simbolo delle colline del Prosecco».

Il Muro di Ca' del Poggio sarà teatro di un doppio passaggio del Giro 2026: il 28 maggio con i pro', il 31 maggio con le donne
Alberto Stocco e il Muro di Ca’ del Poggio, teatro quest’anno di un doppio passaggio del Giro d’Italia: il 28 maggio gli uomini, il 31 maggio le donne
Alberto Stocco e il Muro di Ca' del Poggio, teatro quest'anno di un doppio passaggio: il 28 maggio il Giro degli uomini, il 31 maggio le donne
Alberto Stocco e il Muro di Ca’ del Poggio, teatro quest’anno di un doppio passaggio del Giro d’Italia: il 28 maggio gli uomini, il 31 maggio le donne

Come il Grammont e la Redoute

Marzio aveva già capito tutto, anche se eravamo ancora agli albori del Muro di Ca’ del Poggio, come tutti quei corridori che viaggiando si guardano intorno e capiscono che cosa funzioni e che cosa no.

«Si è messo in moto il meccanismo giusto – spiega Bruseghin – porti le corse, la gente le vede e torna. Così la strada diventa un’immagine e un veicolo per il turismo. E’ come portare il grande evento in uno stadio nuovo e tanto bello. Quando la bellezza diventa pubblica, la gente torna per vederlo. Uno che passa di qua con la bici, deve fare Ca’ del Poggio. Come quando sei vicino al Muro di Sormano, oppure vai in Belgio e puoi fare il Grammont, il Qwaremont oppure la Redoute. Se hai passione per il ciclismo, non puoi farne a meno.

«A me qualche volta capitava di passarci in allenamento, ma non è che avessi le caratteristiche da ciclista esplosivo. E visto che c’erano delle varianti un po’ più morbide, di solito preferivo quelle (ride, ndr). Però ci sono passato nel 2009 col Giro d’Italia che arrivava a Valdobbiadene e l’anno dopo con il campionato italiano di Visconti. E’ un posto che attira. Anche lo slogan è azzeccato: dove il Prosecco incontra il mare. Perché se c’è la bella giornata bella, vedi fino al mare. Dal punto di vista scenografico è veramente bello, in mezzo a tutti i vigneti».

Marzio Bruseghin
Fu Bruseghin, a sua volta produttore del suo Amets, a proclamare Ca’ del Poggio simbolo delle Colline del Prosecco
Marzio Bruseghin
Fu Bruseghin, a sua volta produttore del suo Amets, a proclamare Ca’ del Poggio simbolo delle Colline del Prosecco

La passione di Alberto Stocco

In attesa che arrivi il Giro d’Italia, il Muro di Ca’ del Poggio è un brulicare quotidiano di attività (come per il gemellaggio con il Muro di Grammont e il Mur de Bretagne) e di ciclisti. Dai professionisti della zona agli amatori che vogliono scoprire le Colline del Prosecco di Valdobbiadene e Conegliano, Patrimonio dell’Unesco, e quelli che si allenano e vogliono migliorare le loro performance su una salita così intrigante.

«Fino ad oggi – sorride Stocco – ho portato avanti questa promozione con grande passione. Trovo un terreno fertile, soprattutto ritengo che il ciclismo sia ancora un mondo in cui dai uno e ricevi dieci. Durante la giornata del Giro, riempiremo tutto il territorio. Perché questo evento crea indotto, crea turismo, interesse e visibilità. Tutti questi fattori messi insieme fanno sì che oggi quando si parla di Ca’ del Poggio si racconti la storia di un territorio. Che è quello che ci sta a cuore».

Mancano 80 giorni al passaggio del Giro d’Italia. Vi racconteremo l’avvicinamento attraverso le storie e gli scorci di questo territorio e i valori di questi uomini e queste donne. Il ciclismo è da sempre un enorme incubatore di idee, avere la capacità di riconoscerle può fare la differenza.