POMARANCE (PI) – Abbiamo approfittato di una pedalata con Paolo Bettini, in ricognizione sui percorsi che sta tracciando per il suo evento GeoGravel Tuscany del 6-7 giugno, per tornare, ad una settimana di distanza, sulla Milano-Sanremo vinta da Pogacar, con un particolare focus sulla volata contro Pidcock. L’inglese, non certo il favorito numero uno della vigilia, è stato l’unico a tenere lo scatenato sloveno su Cipressa e Poggio. Per cui, il secondo posto in via Roma a mezza ruota dal campione del mondo può far sembrare il bicchiere mezzo pieno. Ma è così? Sentiamo Bettini, come lo sentimmo nel 2025 quando la vittoria fu di Van der Poel…
«A posteriori siamo sempre tutti bravi – inizia il toscano – però vediamo di cogliere qualche indizio di questa volata. Pogacar è stato super, qui non ci piove: ha fatto la corsa, ha fatto quello che voleva. E’ caduto, si è rialzato, ha staccato tutti, tranne Pidcock. Pidcock ha avuto la grande occasione della vita, quando è partita la volata ha scelto di andare alla sua destra, praticamente si è infilato nell’imbuto tra Pogacar e le transenne».


Tutto regolare però…
Certo, Pogacar non ha chiuso, non è stato scorretto, ha semplicemente dato il “cenno” di appoggiarsi verso le transenne, cosa che Pidcock ha capito subito. Infatti, se riguardate la volata, esce fuori, gli gira intorno e passa dalla parte sinistra. Alla fine ha perso per pochi centesimi, una trentina di centimetri.
Pidcock poteva fare qualcosa di diverso?
Forse, se fosse uscito dalla parte ampia della strada, dove aveva tutto lo spazio per esprimersi senza indecisioni, non lo so come sarebbe potuta andare a finire. Magari si sarebbe parlato del “fotofinish della storia” e quei due centesimi diventavano pochi millimetri, per giunta, chissà, a favore suo.
La mossa di Pogacar è stata dettata da un po’ di malizia?
Direi di… professionalità. Ripeto, non ha commesso alcuna scorrettezza. E’ normale che, se tra me e le transenne ho un metro, bastano dieci centimetri d’appoggio. A volte basta solo allargare il gomito che già chiudi un varco. E’ astuzia.


Diciamo che Pidcock è caduto in un tranello?
Se fosse passato da subito a centro strada, avrebbe avuto tutta la sede stradale libera. A quel punto Pogacar per “appoggiarsi” avrebbe dovuto cambiare traiettoria. In quel caso, sì, sarebbe stata una scorrettezza. Pertanto l’inglese avrebbe avuto tutto lo spazio per rimontarlo dalla parte sinistra.
Secondo te Pidcock ha qualcosa da recriminare in questa Sanremo?
No, se la riguarderà e dirà: «Come poteva andare la mia volata della vita se uscivo subito a sinistra?». Ma con i “se” e i “ma” non si vincono le Sanremo.
L’anno scorso Pogacar arrivò a giocarsi lo sprint con Van der Poel e Ganna, partendo dall’ultima posizione, leggermente defilato, un po’ passivo. Stavolta invece si è messo in testa con un atteggiamento più rabbioso. Cosa è cambiato?
Lui è abituato a svegliarsi la mattina e sapere che le gare praticamente le vince. La Milano-Sanremo rimaneva una delle poche dove al mattino poteva anche contemplare la sconfitta. La caduta gli ha tirato fuori ancora più adrenalina, si è esaltato ancora di più e, sì, la voleva davvero vincere questa gara…


Abbiamo detto che con i “se” e con i “ma” non si fanno le storie delle corse. Ma se Van Aert fosse rientrato ai 500 metri o se Van der Poel avesse tenuto i due battistrada, Pogacar avrebbe impostato la volata allo stesso modo?
Beh, visto com’è andata con Pidcock, viste queste piccole sbavature dell’inglese che abbiamo analizzato, penso che Pogacar avrebbe perso la volata sia da Van der Poel che da Van Aert.
Anche tu, nel 2003 facesti uno sprint vittorioso sul traguardo della Sanremo dovendo marcare un solo avversario, Mirko Celestino, perché l’altro era il tuo compagno di squadra, Luca Paolini. Che ricordi hai di quella volata?
Avevo sfiorato la Sanremo già un paio di volte. In un’occasione venni ripreso all’ultimo chilometro, un’altra alla fontana. Quell’anno arrivai a vedere via Roma aperta e avevo un compagno di squadra eccezionale come Luca Paolini.
Ti disse qualcosa?
No, però mi servì il rettilineo d’arrivo come a dire: «Adesso sbagliala!». Pertanto, partii dalla terza posizione che in realtà era la seconda perché sapevo che Luca si sarebbe sacrificato fino all’ultimo metro.


E poi?
Io dovevo aspettare il momento giusto per anticipare e per mettere la ruota davanti a Celestino. Così è stato. Un’emozione incredibile anche perché quella Sanremo la vinsi con una maglia speciale per me: la maglia di Coppa del mondo che non esiste più, bellissima. C’era stato da poco il cambio di squadra dalla Mapei alla Quick Step, dall’Italia siamo andati a correre sotto bandiera belga. Partire con la prima grande classica Monumento e centrarla subito è stato veramente, veramente emozionante.
A proposito di Monumento, Pogacar può centrarle tutte e cinque?
Sì, magari anche non quest’anno, però ricordo che di vittorie grandi gliene mancano due: oltre alla Roubaix c’è anche l’Olimpiade…