Il ritorno di Silvio Martinello al commento tecnico della RAI segna un passaggio significativo nel racconto televisivo del ciclismo. Campione olimpico su pista ad Atlanta 1996, professionista su strada e volto storico delle telecronache, Martinello riporta in cabina la competenza maturata in carriera e consolidata negli anni in TV e a RadioRai.
Dopo l’interruzione del 2019, il rientro avviene in un contesto rinnovato, con una squadra tecnica più snella e un assetto che richiama gli equilibri del passato. E’ un ritorno che unisce esperienza, metodo e una visione moderna del commento tecnico.


Silvio, insomma, un bel ritorno per te…
Un bel ritorno, fa assolutamente piacere. La prima telefonata Alessandro Fabretti me l’ha fatta all’inizio di dicembre: mi ha chiesto la disponibilità, spiegandomi che avrebbe avuto piacere di creare le condizioni per un mio rientro. Poi tra le Feste e una cosa e l’altra abbiamo concluso l’accordo a 48 ore dagli europei su pista.
Ecco, come è andato questo percorso?
E’ stato un percorso un po’ lungo. Abbiamo definito tutto alla fine di gennaio, anche perché serviva il tempo necessario per completare i passaggi interni, compresi quelli legati a chi è stato estromesso dalla squadra RAI. Posso solo dire che sarà una squadra un po’ ridotta, ma preparata, che ritorna un po’ a quella che c’era in passato.
Nella trattativa si è parlato anche dei contenuti? Di ciò che dovrai dire o si resta sul commento tecnico classico?
No, non si parla in questi termini. La trattativa riguardava innanzitutto la mia disponibilità. La mia collaborazione si era interrotta nel 2019 e abbiamo ripercorso quanto accaduto allora, anche perché il responsabile non era Fabretti ma Auro Bulbarelli. Alessandro non conosceva nel dettaglio le ragioni di quella scelta. Dopo le valutazioni del caso e i passaggi giornalistici interni, c’è stata anche una trattativa di carattere economico.


Riguardo ai contenuti tecnici, in questo periodo in cui non c’eri hai notato differenze? Riporterai sfumature diverse?
Credo che alla base della scelta ci sia stata l’esigenza di ritrovare un diverso equilibrio rispetto alle ultime sette stagioni. Oggi la responsabilità del ciclismo è direttamente di Alessandro Fabretti, mentre in passato le decisioni spettavano ai direttori che si sono avvicendati. Negli ultimi anni non c’era più una squadra di riferimento stabile: c’era un continuo avvicendamento. Fino al 2018 c’era un assetto definito, poi è stato modificato. Ora si torna a un equilibrio più tradizionale. Io nel 2019 ho scelto di interrompere perché le condizioni, editoriali ed economiche, non mi convincevano più. Fu una decisione mia. Evidentemente oggi si è ritenuto opportuno tornare a una squadra tecnica meno numerosa e più stabile.
Usi spesso il termine squadra. Quanto è importante navigare tutti nella stessa direzione?
Molto. Nei grandi eventi come Giro d’Italia o Tour de France si lavora tutti insieme, con ruoli diversi: chi è in telecronaca, chi nelle trasmissioni di contorno, chi sul posto. Non ho ancora il dettaglio completo del programma, ma c’è una pianificazione fino al campionato italiano.
E tu cosa porterai?
Continuerò a portare la mia esperienza e la mia modalità di commento. Sono stato positivamente sorpreso dall’affetto ricevuto dopo che è uscita la notizia del ritorno. Evidentemente avevo lasciato un buon ricordo. Continuerò a dire ciò che penso, come ho sempre fatto. Il commento tecnico, anche per la durata sempre maggiore delle telecronache, assomiglia sempre più a un secondo telecronista. Servono competenze tecniche, ma anche i telecronisti sono cresciuti molto sotto questo profilo. Resta un lavoro di squadra.
Nonostante l’esperienza, continui a studiare?
Assolutamente sì. Non si finisce mai di imparare. Nel ciclismo l’evoluzione riguarda la bicicletta, i materiali, l’abbigliamento, l’alimentazione, l’idratazione. Bisogna aggiornarsi costantemente. Non ho mai smesso di farlo, neppure nei sette anni in cui non ho collaborato con Rai Sport tv. In questo periodo la radio è stata una scuola fondamentale. Credo di poter offrire un contributo di qualità ancora superiore, perché professionalmente ho continuato a crescere.


A proposito di radio. Chi scrive seguiva moltissimo le vostre trasmissioni. Gli approfondimenti post tappa, le pagelle, gli interventi degli ospiti, tra l’altro avevate uno spazio molto ampio… La domanda è: ti mancherà la radio?
Certamente sì, per ragioni professionali e umane. La radio è stata un’esperienza notevole, ho lavorato con colleghi e giornalisti bravissimi con cui si sono creati legami che vanno oltre il lavoro. In televisione, però, con tempi più lunghi a disposizione, c’è spazio per approfondire come accadeva in radio. Non mi spaventa.
Vuoi aggiungere qualcosa?
Vorrei citare la collaborazione, attiva da 5-6 stagioni, con Extraciclismo e Ciclismoweb. Commentare prove giovanili e femminili, con mezzi e informazioni limitate, è stata una grande scuola. Fare telecronache streaming quasi in solitaria, riempiendo gli spazi con pochi dati a disposizione, è molto formativo. Le collaborazioni continueranno, ma la priorità ovviamente spetta a Rai Sport.
Sai già quali classiche commenterai?
Le due monumento, Parigi-Roubaix e Liegi-Bastogne-Liegi. Prima sarò impegnato alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne. Commenterò la Milano-Sanremo femminile, mentre per quella maschile sarò in studio. Poi altre semiclassiche tra marzo e aprile.