17 anni alla guida, ma per Bramati è come il primo…

Da vent’anni alla guida, ma per Bramati è come il primo…

21.01.2026
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Ultimi giorni a casa, fra conference call e lavoro, per Davide Bramati che a fine settimana partirà verso la penisola araba per l’Alula Tour. Allora inizierà, la sua stagione numero 20 da direttore sportivo, il che rappresenta quasi un primato a livello di WorldTour considerando il fatto che non ha mai cambiato squadra, rimanendo fedele alla Quick-Step attraverso i suoi cambi di colori, di roster, di obiettivi. In tanti sono passati, lui è sempre rimasto al suo posto.

Bramati insieme a Evenepoel: con lui sei anni di soddisfazioni ma anche di grandi paure
Bramati insieme a Evenepoel: con lui sei anni di soddisfazioni ma anche di grandi paure
Bramati insieme a Evenepoel: con lui sei anni di soddisfazioni ma anche di grandi paure
Bramati insieme a Evenepoel: con lui sei anni di soddisfazioni ma anche di grandi paure

Molti immaginerebbero fatica, quasi noia, invece a pochi giorni dalla partenza, le emozioni sono quelle che si vivevano non solo agli inizi della sua avventura da diesse, ma ancora prima, nel corso del 17 anni da corridore.

«Ho smesso al Giro d’Italia nel 2006 ma già l’anno prima, sapendo che il ritiro era dietro l’angolo, in squadra mi avevano paventato quest’idea. Un po’ per scommessa con Lefevere pensai che fosse un’opportunità. Ho avuto grandi maestri, come Alvaro Crespi ma anche Guercilena, Parsani, tutta gente che è ancora nel giro, un patrimonio di esperienza a disposizione. Che devo dire, mi piace questo mondo, è la mia vita, praticamente da quando avevo 8 anni…».

Quanto sei cambiato rispetto a quando sei salito sull’ammiraglia per la prima volta?

Tanto, perché giorno per giorno metti da parte esperienza, impari, lo faccio ancora oggi. Fino a quando corri, pensi a te stesso, a fare il meglio. Tutte le mattine ti devi allenare, cerchi di fare le cose fatte bene anche attraverso qualcosa di ripetitivo. Da diesse è diverso, c’è da dirigere il gruppo, i corridori, è un altro lavoro che cambia di continuo.

Con Alaphilippe, un rapporto rimasto vivo anche dopo il suo addio alla Soudal Quick-Step
Bramati con Alaphilippe, un rapporto rimasto vivo anche dopo il suo addio alla Soudal Quick-Step
Con Alaphilippe, un rapporto rimasto vivo anche dopo il suo addio alla Soudal Quick-Step
Bramati con Alaphilippe, un rapporto rimasto vivo anche dopo il suo addio alla Soudal Quick-Step
Rispetto a quando hai iniziato a fare il direttore sportivo, adesso che cosa provi?

Posso dire una cosa: non so che cosa sia la noia. Il lavoro tutti gli anni cambia, c’è sempre da fare per migliorarsi. Ho ancora tanta passione, tutti coloro che mi conoscono sanno come vivo, dentro e fuori la macchina. Tutti gli anni arrivano corridori nuovi, c’è da conoscerli e farsi conoscere, ogni anno si cancella tutto e si ricomincia, con la stessa emozione, impazienza, voglia di far bene. E questo mi dà sempre entusiasmo.

Il lavoro però è cambiato…

E’ cambiato perché la tecnologia è andata avanti in tutto e anche il nostro lavoro è diverso. Adesso per preparare le gare ci vuole tempo. Una volta i GPX non esistevano e la presentazione di una tappa o di una gara di un giorno ai corridori si faceva su carta, si studiava e basta. Oggi no, si analizza sul pullman fino all’estremo, i percorsi bisogna quasi impararli come piste di sci. E’ cambiato veramente tanto. Una volta poi con l’italiano riuscivi a comunicare con tutti, oggi conoscere le lingue è indispensabile per stare all’avanguardia perché i corridori arrivano da tutte le parti del mondo.

Tante le classiche che i ragazzi di Bramati hanno portato a casa. Qui la Liegi di Remco nel 2022
Tante le classiche che i ragazzi di Bramati hanno portato a casa. Qui la Liegi di Remco nel 2022
Tante le classiche che i ragazzi di Bramati hanno portato a casa. Qui la Liegi di Remco nel 2022
Tante le classiche che i ragazzi di Bramati hanno portato a casa. Qui la Liegi di Remco nel 2022
Adesso non ci si può distrarre un attimo, perché siete in contatto con i corridori in ogni momento…

Sì, è un altro fattore che è cambiato anche se le radioline c’erano già ai miei tempi. Io lo dico sempre, penso che il nostro lavoro sia fatto anche di comunicazione. Ma non siamo tutti uguali, ognuno usa la radio col suo carattere. Su questo voglio essere molto chiaro: è come se metti un allenatore di calcio, di basket, di volley a bordo campo e non può comunicare con i propri giocatori. Dare indicazioni ai propri ragazzi mi sembra del tutto normale.

In due decenni sono passati tanti corridori sotto le tue mani. Chi è che ti è rimasto nel cuore?

Sono passati veramente in tanti corridori e non vorrei fare torto a nessuno – risponde Bramati – ma sono legato a Bettini perché fa parte dei miei inizi, le gioie che ho vissuto insieme a lui e a Boonen, un altro col quale ho condiviso tante campagne del Nord ricche di momenti epici. Poi devo dire le emozioni vissute grazie ad Alaphilippe, le grandi soddisfazioni in Italia, alle gare che per me hanno un valore particolare come la Sanremo, il Giro, la Tirreno-Adriatico. Infine non si può dimenticare Remco (Evenepoel, ndr), anche lui m’ha dato tante soddisfazioni.

La vittoria di Paret-Peintre sul Ventoux è la recente grande gioia vissuta da Bramati sull'ammiraglia
La vittoria di Paret-Peintre sul Ventoux è la recente grande gioia vissuta da Bramati sull’ammiraglia
La vittoria di Paret-Peintre sul Ventoux è la recente grande gioia vissuta da Bramati sull'ammiraglia
La vittoria di Paret-Peintre sul Ventoux è la recente grande gioia vissuta da Bramati sull’ammiraglia
Di momenti importanti ne hai vissuti tantissimi. Quale ti viene in mente vissuto nella tua ammiraglia?

Sono davvero tanti, è chiaro che quelli vissuti quando a vincere era un italiano hanno un sapore particolare ed è giusto che sia così, vale per tutti. Sono stato anzi fortunato ad averne tanti capaci di trionfare. Sicuramente vivo tutte le vittorie con una passione forte, fa parte del mio carattere, questo è la mia voglia di fare. Se devo citarne una, forse sorprenderò ma cito il successo di Valentin Paret-Peintre all’ultimo Tour perché ha vinto contro ogni pronostico su una montagna storica come il Ventoux, senza dimenticare tutte le altre, prestigiose, che ho avuto con dei grandi corridori.

Tu hai vissuto tutta l’epopea del Wolfpack. Può tornare tale?

Io penso che il Wolfpack sia tale tutt’ora. Forse qualcuno si dimentica che vinciamo sempre il nostro numero di gare, nel 2025 sono state ben 54 e sicuramente continueremo a lavorare per far sì che questo gruppo migliori anno dopo anno, sapendo che anche le altre squadre sono cresciute tanto e tutti sono alla ricerca delle nuove tecnologie, ma sicuramente non siamo fermi e lo spirito del Wolfpack è sempre là.

Alaphilippe sul podio della Sanremo 2019. Era il periodo d'oro del Wolfpack nelle classiche d'un giorno
Alaphilippe sul podio della Sanremo 2019. Era il periodo d’oro del Wolfpack nelle classiche d’un giorno
Alaphilippe sul podio della Sanremo 2019. Era il periodo d'oro del Wolfpack nelle classiche d'un giorno
Alaphilippe sul podio della Sanremo 2019. Era il periodo d’oro del Wolfpack nelle classiche d’un giorno
Ti manca un po’ di avere grandi italiani vincenti a tua disposizione?

Ne sono passati tanti da queste parti, da Trentin a Viviani, a Brambilla che aveva messo la maglia rosa e poi Cattaneo, Bagioli, Ballerini, Masnada. Voglio dire che di italiani di valore in maglia Quick Step ci sono sempre stati. Questo momento non è facile, ma sono sicuro che abbiamo dei giovani italiani che stanno crescendo bene e penso che nel futuro si potranno avere ancora dei buoni corridori e, perché no, magari verranno alla mia corte nei prossimi anni…