L’allenamento invernale di un professionista non passa necessariamente soltanto dalla bici o dalla palestra. Una volta conclusa la stagione, infatti, c’è spazio anche per attività alternative di cui spesso abbiamo parlato. Attività che sono utili per mantenersi attivi, stimolare capacità differenti e, soprattutto, staccare mentalmente dalla routine agonistica. Tra queste ci sono i rollerblade, una disciplina che negli anni ha trovato diversi estimatori anche nel gruppo dei professionisti (in apertura foto Rollerblade.com).
Paolo Tiralongo, per esempio, ne aveva fatto una delle sue abitudini durante l’inverno, così come altri corridori. Ma quanto può essere utile il pattinaggio in linea nella preparazione di un ciclista? Ne abbiamo parlato con Giacomo Notari, coach della UAE Emirates Gen Z, per capire quali siano i benefici dal punto di vista muscolare, coordinativo e atletico. I rollerblade si potrebbero definire la variante più pratica (e a bassa quota) dello sci di fondo.


Muscoli e coordinazione
Dal punto di vista fisico, il pattinaggio in linea coinvolge soprattutto (ma non solo) la muscolatura degli arti inferiori. Il movimento richiama quello della pedalata per alcuni gruppi muscolari, ma introduce anche sollecitazioni differenti, che possono rappresentare uno stimolo interessante durante la fase di preparazione.
«Con i rollerblade – spiega Notari – si utilizzano prevalentemente i quadricipiti e i femorali, quindi anche i glutei, che secondo me vengono utilizzati probabilmente anche di più rispetto alla bici. Non si tratta però soltanto di far lavorare le gambe. Il pattinaggio richiede infatti un continuo controllo della postura, con il coinvolgimento del core e della parte superiore del corpo, chiamati a stabilizzare il movimento».
C’è poi un aspetto meno evidente, ma particolarmente interessante: quello coordinativo. Mantenere l’equilibrio, gestire le spinte laterali e controllare la traiettoria richiede un lavoro specifico sulle capacità propriocettive, che aiutano il corpo a riconoscere la propria posizione nello spazio.
«Anche la componente di core stability e quella parte superiore che si muove nel movimento del pattinaggio vengono coinvolte. Ma penso che una cosa importante possa essere proprio a livello propriocettivo, cioè a livello di equilibrio». Un insieme di stimoli che rende i rollerblade un’attività completa, capace di affiancare il ciclismo senza riprodurne esattamente i gesti.


Benefici inaspettati
Uno degli aspetti più interessanti dei rollerblade è il ridotto impatto articolare. A differenza della corsa, dove ogni appoggio comporta una sollecitazione legata al contatto con il terreno, nel pattinaggio il movimento è continuo e scorrevole. Una caratteristica che permette di mantenere l’attività aerobica senza aggiungere il carico meccanico tipico della corsa. «Il grosso vantaggio rispetto alla corsa è che comunque è a impatto zero, non c’è nessun sovraccarico articolare e quindi da quel punto di vista è una buona cosa», osserva ancora Notari.
«Questo non significa, tuttavia, che pattinare possa sostituire un lavoro specifico di forza in palestra», quando gli chiediamo se i rollerbade aiutano a sviluppare la forza. La posizione più raccolta e le spinte esercitate durante il movimento possono ricordare alcuni aspetti del lavoro muscolare del ciclista, ma l’obiettivo è differente.
«Per allenare la forza probabilmente ci sarebbe da fare qualcosa contro gravità, quindi strada pesante o partenze da fermo, che stimolano maggiormente un richiamo delle fibre muscolari anche veloci», precisa Notari. I rollerblade vanno quindi considerati soprattutto come uno strumento per mantenere una buona attività aerobica, senza attribuire loro proprietà che non hanno. Anche per quanto riguarda la schiena, Notari preferisce non sbilanciarsi su benefici specifici. In poche parole: l’assenza degli impatti della corsa è un elemento positivo, ma non basta per parlare di un’attività terapeutica o di un lavoro mirato sulla colonna vertebrale.


Allenarsi (anche) per divertirsi
Il periodo che separa una stagione agonistica dalla successiva è un momento particolare nella vita di un professionista. «Dopo mesi trascorsi seguendo programmi, carichi e obiettivi, diventa importante recuperare energie e ritrovare anche il piacere di fare attività fisica senza essere necessariamente vincolati a una tabella». In questo senso i rollerblade possono rappresentare una soluzione interessante, soprattutto se inseriti nella fase di transizione e non interpretati come un allenamento da svolgere con obiettivi prestativi precisi. «Anche per questo – precisa Notari – nel contesto ciclistico la vedrei più come un’attività aerobica da fare senza grossi allenamenti specifici».
C’è anche una componente mentale da non sottovalutare. «Il professionista non deve essere considerato soltanto un atleta, ma anche un ragazzo che ha bisogno di vivere il proprio tempo libero. Non va sottovalutata anche la salute mentale. Fare altre attività che fanno bene a livello aerobico e anche di testa è una cosa positiva», spiega Notari.
Lo stesso principio vale per una camminata, una partita a padel o una giornata trascorsa sui pattini con gli amici. Attività diverse, accomunate dalla possibilità di restare in movimento senza vivere ogni gesto come una prestazione. Per i più giovani, inoltre, c’è un ulteriore vantaggio: imparare una disciplina tecnica significa acquisire nuove abilità motorie in una fase della crescita particolarmente favorevole.
«Ci sono delle fasi sensibili nel corso dello sviluppo fisico in cui – conclude Notari – se si fa un’attività che richiede tecnica, si acquisiscini determinate capacità. E questo accade soprattutto in età giovanile. Pensando ad un ciclista che è già avviato nel suo percorso tecnico-sportivo i rollerblade diventano così un modo per preparare il corpo alla stagione che verrà. Magari fanno più effetto ad un giovane o giovanissimo. Ma per tutti i rollerblade possono ricordare che il ciclismo, prima ancora di essere un lavoro, è anche un piacere».