Alessio Delle Vedove ha colto proprio in extremis il suo risultato principale nella stagione conquistando il 4° posto in classifica generale al Tour de Kyushu ma soprattutto la vittoria nella classifica dei giovani. Un segnale importante a fine stagione, oltretutto colto con la squadra maggiore dell’XDS Astana, importante soprattutto per dargli fiducia in settimane delicate, dove c’è da fare una scelta in vista della prossima stagione.


Delle Vedove non vuole affrontare questo periodo lasciandosi prendere dall’angoscia. La bici resta sua fedele compagna attraverso uscite tranquille per non perdere la condizione fisica ed è durante una di queste che traccia un bilancio: «Ero andato in Malesia con l’obiettivo di aiutare Malucelli ed era stata una corsa bella impegnativa perché non mi era mai capitato di tirare tanti chilometri così. Infatti sono riuscito a fare dei valori che non ho mai fatto per tanti chilometri, chiudendo fughe da solo, senza l’aiuto di altre squadre. Poi vedere Malucelli che vince e ti ringrazia perché riesce a finalizzare il lavoro è un premio importante».
Il giusto preambolo per la prova giapponese?
Direi di sì. Sono andato a Kyushu dove mi avevano dato un po’ carta bianca: «Divertiti, fai la tua ultima corsa, se fai il risultato bene, sennò aiutiamo Malucelli la prima tappa e poi vediamo», questo mi hanno detto alla partenza. Alla prima tappa sono andato via con una fuga di 80 chilometri con gente di livello come Oliveira e Jegat. Hanno chiuso, è andata via un’altra fuga e mi hanno messo a tirare perché volevamo arrivare con Malucelli. Ho chiuso una fuga a -2 dall’arrivo, sono rimasto davanti e ho fatto terzo alla prima tappa. E’ nato tutto da lì…


La squadra era contenta?
Molto, ho chiuso la stagione come meglio non potevo. Con differenze rispetto allo scorso anno, con maggiore esperienza. Piano piano vedo degli step sia fisici, mentali e comunque anche di risultato. La squadra è soddisfatta, io sono tornato a vincere dopo la prima stagione in cui avevo colto tre vittorie, quindi non potevo chiedere di meglio.
Qual è la situazione adesso?
Diciamo che sono in attesa di notizie, poi vediamo come gestire la situazione. Non ho ancora firmato nulla: se resto con l’Astana bene, se riesco a trovare un’altra sistemazione idem. Io resto alla finestra senza stressarmi oltremisura, so di aver dimostrato il mio valore.


A prescindere dalla tua permanenza o meno, giudicando dai risultati che hai ottenuto, hai notato se intorno c’era comunque attenzione anche da parte di altri team?
Quello sì, ma da avere attenzione ad avere proposte cambia il mondo. Ci sono stati degli interessamenti, delle proposte per un eventuale contratto e infatti sto ancora valutando adesso cosa fare. Di certo non sono un campione che ha firmato a marzo, bisogna soppesare tante cose.
Che cosa è cambiato rispetto allo scorso anno dal punto di vista delle tue prestazioni, della tua resa fisica nelle corse?
Ho trovato innanzitutto il mio peso, e ho visto un grande cambio di qualità in salita. Mi sono assestato a 71 chili, anche un pochino meno e vedo che la potenza in volata è uguale ma in salita la soglia è cambiata parecchio. Sono molto contento perché ho visto un cambiamento sostanziale: prima non riuscivo a stare con 20-30 corridori in salita, invece all’Avenir, ad esempio, nella tappa regina a 5.000 metri di altimetria sono rimasto nel vivo della corsa e la cosa mi ha quasi scioccato. Un chilo cambia già tanto, io sono sceso di tre…


In questo periodo di passaggio verso il nuovo anno, comunque ti tieni sotto controllo?
Sì, anche perché stare a casa senza far nulla mi annoio e ho una bella compagnia di amici. Con loro si possono fare belle uscite senza impegno, chiacchierando e scherzando, proprio una passeggiata. Non metto stress nell’allenarmi, vale come recupero anche mentale. A questo proposito ho deciso, visti i risultati al Tour of Kyushu di farmi qualche giorno di vacanza in Giappone.
Bici a parte, che cosa ti ha detto il Giappone?
A me piace tantissimo, ci sono andato per la prima volta l’anno scorso ed è stato amore a prima vista e l’ho detto anche ai giornalisti locali. La precisione, l’organizzazione, il modo di vivere mi affascina. Ho visto Tokyo e poi sono andato un po’ verso sud, verso il mare, dove c’erano più templi perché volevo entrare un po’ nella loro cultura.






Che effetto ti ha fatto vedere le bici in quel contesto quotidiano?
C’erano dei negozi dove puoi sistemare la bici e farti il giro a piedi per la città, come un parcheggio dentro un negozio. Tutti i portabici in ordine con la gente che veniva a riprenderla quando voleva. La bici è molto usata anche in Giappone, tra l’altro in gara vedevamo tanto pubblico per le strade, la partenza, l’arrivo.
Che cosa ti aspetti dal prossimo anno?
Vorrei partire dalle basi che ho creato negli ultimi due anni, quindi cercare di rafforzare i risultati che ho fatto e poi essere più convinto. Cercare di tornare alla vittoria sicuramente è un obiettivo, però penso che negli ultimi due anni ho fatto uno step come persona e in questo l’Astana mi ha aiutato tanto, mi ha fatto crescere. Sarò sempre grato di quello che ha fatto, perché sì, sono migliorato come atleta, ma soprattutto come persona, mi sento migliore di quando sono entrato e quindi cercherò di mettere in atto quello che ho imparato, poi quello che viene viene.