LISSONE (Monza Brianza) – La folla intorno al bus del UAE Team Emirates è la stessa che si vedeva nei giorni e negli anni in cui la maglia iridata era sulle spalle di Tadej Pogacar. La vittoria di Brandon McNulty ha portato entusiasmo e voglia di vedere da vicino questo corridore, un americano timido e introverso. Capace però di indossare la divisa arcobaleno con il sorriso di chi sa che davanti avrà un anno intenso, da vivere sotto i riflettori. Le luci dei palcoscenici mondiali saranno sempre per Pogacar, ma ora anche McNulty verrà illuminato, com’è giusto che sia.
I tifosi lo aspettano alla Coppa Agostoni, sotto a un sole d’autunno che scalda l’asfalto come in estate, la seconda apparizione del campione del mondo è un evento da non perdere. Brandon McNulty ha preso le misure sul calore e la voglia dei tifosi di fare foto da dimenticare nei propri telefoni, ma ora tutto va così. L’americano cerca di scappare dietro il bus, per evitare il bagno di folla, finisce per incastrarsi in un passaggio ristretto. Segnale che ci sono ancora un po’ di cose da imparare.


Successo sfiorato
I 164 chilometri da percorrere sulle salite simbolo della Brianza portano a Brandon McNulty un secondo posto, battuto nella volata ristretta da Paul Lapeira. La prima vittoria da campione del mondo in carica è da rimandare, c’è da capire se di qualche giorno o se direttamente alla prossima stagione.
«Gli ultimi due giorni – ha detto McNulty in conferenza stampa in riferimento al Giro dell’Emilia e alla Coppa Agostoni – sono stati davvero speciali. Correre con questa maglia dà una percezione diversa della fatica e del tempo, sembra che passi più in fretta. Non penso ai chilometri e alla fatica, magari mi ci abituerò piano piano e tutto tornerà a una dimensione normale.
«Ho ricevuto tanto sostegno – continua – e molti atleti sono venuti da me a congratularsi, è una cosa di cui sono molto grato. Il programma di corse non è cambiato, nonostante la vittoria in Canada e va bene così. La motivazione non manca, quindi mi godrò queste ultime due gare e terminerò la stagione al Lombardia. Ci sarà anche Del Toro, credo sarà lui il nostro uomo, però penso di avere buone gambe per stare in testa al gruppo, sarà una gara divertente».


Brandon, una garanzia
La carriera di Brandon McNulty parla di un corridore arrivato dagli USA direttamente nel WorldTour, ad accoglierlo nella massima categoria del ciclismo ci ha pensato il UAE Team Emirates nel 2020. Un cammino lungo sette anni, nei quali ha trovato il suo ruolo e una dimensione all’interno della formazione numero uno al mondo. Spesso in ammiraglia con lui c’è stato Fabio Baldato, al quale abbiamo chiesto di raccontarci il suo McNulty. Perché non è più solo il gregario di Tadej Pogacar, forse non è mai stato solo quello.
«Per noi McNulty è una garanzia – ci dice davanti alla folla in attesa dell’iridato – si tratta di uno dei talenti sul quale il team ha investito fin da giovane. Un atleta fondamentale e che ha fatto vedere delle belle cose. E’ un uomo squadra, che però con noi ha vinto ben 21 corse (alle quali si aggiungono tappa e classifica generale al Giro di Sicilia 2019 in maglia Rally UHC Cycling, ndr). E’ un uomo da finali di gara, capace sia di far vincere ma anche di vincere lui stesso.
«In questa stagione – prosegue – ha avuto tanta sfortuna, in questo è stata brava la squadra a dargli il tempo di stare a casa e riprendersi. Lo abbiamo perso per le gare di agosto, come al Polonia che l’anno scorso aveva vinto, ma questo gli ha permesso di arrivare in Canada al massimo della condizione».




Un americano in Spagna
Fabio Baldato ci racconta di Brandon McNulty e nelle sue parole intuiamo l’orgoglio e l’emozione di averlo visto agguantare un risultato di questo spessore. Un premio per gli anni in cui lo statunitense ha lavorato in silenzio, rispettando i ruoli assegnati e affermandosi quando ne ha avuto occasione.
«Brandon è uno che arriva preparato alle corse – racconta ancora il diesse veneto – allo stesso modo ha bisogno dei suoi spazi. Vive in Europa, a Barcellona, ma quando può torna a Phoenix. E’ un ragazzo che ama stare in famiglia e allenarsi sulle strade di casa, con il team ha trovato questo equilibrio e funziona. Anche perché le libertà che gli vengono date coincidono con le garanzie che McNulty è in grado di portare una volta in corsa».


Un uomo in più
La lettura tattica è una caratteristica che ritorna spesso nei concetti espressi da Fabio Baldato, consapevole di aver trovato un corridore di cui fidarsi ciecamente. In gara e nei momenti salienti Brandon McNulty c’è sempre e sa leggerli di conseguenza, come fatto a Montreal una decina di giorni fa.
«E’ una pedina fondamentale – ci dice Baldato – ovunque, perché è vero che lo si vede insieme a Del Toro o Pogacar quando la corsa diventa dura, ma è stato in grado di pilotare e dare una mano anche a Narvaez in altre occasioni. Sempre a Montreal è stato fondamentale per il successo di Del Toro nelle corse pre mondiale. Ha vinto in Canada allo stesso modo in cui ha trovato il successo con noi in altre gare».


Sorpresa iridata
Nei giorni scorsi sui social del UAE Team Emirates è stato pubblicato un video nel quale McNulty ha svelato i kit iridati che sta utilizzando in questo finale di stagione. Una sorpresa e un regalo arrivato dal team, segno del rispetto e di quanto si possa voler bene a un ragazzo come Brandon McNulty.
«In squadra tutti gli vogliono bene – conclude Baldato – è uno che fa il suo lavoro e ripaga quando gli viene data libertà. Ha un carattere introverso, ma quando si lascia andare ride e scherza di gusto. Ogni tanto se ne esce con delle battute davvero divertenti. Devo essere sincero, vederlo in maglia iridata mi ha emozionato. Lo conosco bene nella sua semplicità e guardarlo in cima al podio mi ha fatto scendere una lacrimuccia. Brandon è uno di poche parole, ma per capirsi basta uno sguardo».