MONTREAL (Canada) – Domenica si è capita la vera differenza fra Pogacar e quelli che vorrebbero prenderne il posto: quelli che siccome lui non c’era, hanno pensato e dichiarato di avere l’occasione giusta per conquistare la maglia iridata. Quando Evenepoel ha finito la trafila delle televisioni e senza neanche guardare i colleghi dei siti e della carta stampata che lo chiamavano per avere una sua dichiarazione, è passato oltre con espressione quasi di fastidio, si è capito che oltre alle gambe domenica gli è mancato anche altro. Se la Francia ha deluso perché, dopo aver fatto corsa durissima, si è trovata con Seixas in preda ai crampi (potremmo discutere a lungo sulle lacrime e le scuse del giovane francese che si è ritrovato con la nazionale ingiustamente sulle spalle), il Belgio ha davvero rimediato una figuraccia colossale.
Si temeva che la convivenza fra Van Aert ed Evenepoel potesse non essere idilliaca, ma alla fine i due campionissimi hanno depotenziato ogni possibile rivalità. Il primo è partito all’attacco con Van der Poel rispolverando una logica da ciclocross, ma è andato incontro a fine precoce. Il secondo non è mai stato nel vivo della corsa, anche se alla fine, tornato in testa nel penultimo giro per uno dei tanti rimescolamenti alle spalle di McNulty, ha provato persino ad allungare, rimbalzando però sul primo strappo e per l’inseguimento di Del Toro che in certi frangenti è parso correre in copertura.
«Non è stata una buona giornata – ha detto Evenepoel – non era la giornata giusta per vincere qui ed è un peccato. E’ stata una gara dura e fin dal primo giro ho sentito di non avere più molte energie. E’ un peccato che una giornata del genere capiti proprio in un’occasione come questa».


In realtà è il modello di prestazione richiesto dal circuito di Montreal che potrebbe non essere troppo confacente alle sue caratteristiche. Alla prima partecipazione nel 2019, da neoprofessionista, Evenepoel chiuse al 50° posto e non ci fu nulla di strano. Nella settimana che precedeva la crono iridata, pur avendo vinto due giorni prima a Quebec, ha chiuso il GP di Montreal al quinto posto, a 35 secondi da Del Toro. Domenica il mondiale lo ha visto invece 12° a 25 secondi da McNulty.
Ha vinto il più forte
Evenepoel sperava e aveva dichiarato che l’assenza del campione sloveno sarebbe stata una chance piuttosto irripetibile e forse siamo stati tutti un po’ superficiali nel riconoscergli il ruolo di vice-Pogacar, dato che lo scorso anno a Kigali fu lui a piazzarsi secondo alle spalle di Tadej. Di certo è arrivato a Montreal con un’ottima condizione, come ha dimostrato la crono con cui ha schiacciato le velleità di Ganna, ma sul più bello, qualcosa gli è mancato nuovamente.
«Speravo ancora di riuscire a recuperare nelle ultime due ore – ha spiegato Evenepoel – ma questo non è un circuito dove ci si può riprendere facilmente, perché si torna subito al traguardo. E’ stata una vera lotta, ho dovuto stringere i denti e tentare qualcosa ogni tanto. Era chiaro, però, che non era la giornata in cui avrei potuto vincere.
«Sono tornato indietro diverse volte e ho riprovato, ma più che altro nella speranza che non reagissero. Pensavo che la mia mossa al penultimo giro fosse piuttosto azzeccata, ma Del Toro ha recuperato terreno. E’ un peccato che non si possa scegliere di correre nelle giornate migliori. Questo è un circuito dove non ci si può nascondere, quindi ha vinto il più forte».


Lo spirito di Van Aert
Sulla stessa lunghezza d’onda, le dichiarazioni di Van Aert, arrivato ai mondiali dopo l’ottima Vuelta, ma ancora lontano dai livelli del 2023 quando anche in salita riusciva a tenere i migliori. Alla partenza il grande belga ha baciato sua moglie e il primo figlio e si è schierato al via pieno di fiducia.
«Ma è stato un campionato del mondo durissimo – ha ammesso – troppo duro per me. Ho fatto una buona gara, ma a quattro o cinque giri dalla fine ho perso le energie. Mi dispiace, ma non c’era più margine di manovra. I francesi hanno reso la gara incredibilmente difficile, per questo credo sia stata una buona scelta andare con Mathieu (Van der Poel, ndr).
«Non avevo concordato nulla con lui, ma tutti conoscono le sue qualità. Ho visto che non si limitava ad andare avanti, ma che stava davvero cercando di dare il massimo. Sembrava fortissimo ed era l’uomo giusto con cui provare a stare. Se mi sono sentito come se fossimo a un campionato del mondo di ciclocross? Magari, in quel caso avremmo già finito dopo un’ora. Invece quando mi sono staccato, sono andato indietro e ho provato ad aiutare Evenepoel».


Destinazione Lubiana
E Remco da par suo, ha lasciato Montreal con una frase sibillina e speranzosa: «C’è ancora tanto da fare. Speriamo di avere un giorno migliore domenica agli europei».
Lo scorso anno, dopo il secondo posto di Kigali, il belga della Red Bull-Bora se ne andò dalla gara continentale in Ardeche con un altro piazzamento dietro Pogacar. Vediamo se la seconda assenza dello sloveno e la distanza inferiore ai 200 chilometri basteranno per fare di Remco il nuovo campione europeo a Lubiana. Altrimenti inizieremo a pensare che tanto cambiar pelle per essere forte nei Grandi Giri potrebbe avergli portato via la verve che anni fa gli permise di vincere per due volte la Liegi e anche un mondiale.