Iver Vision, la tecnologia col biomeccanico al centro

25.09.2026
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La biomeccanica applicata al ciclismo ha fatto passi avanti importanti. Non si tratta più soltanto di misurare un angolo o di osservare la posizione del ciclista attraverso una telecamera, ma di mettere insieme informazioni diverse per interpretare il movimento nella sua complessità. E’ proprio da questa esigenza che nasce Iver Vision, sistema sviluppato per supportare il lavoro dei biomeccanici durante il bike fitting (in apertura e nell’articolo foto fornite da Iver Vision).

A raccontarne la genesi è Ivan Bizzoni, ingegnere con esperienza nel mondo dei sistemi di visione, che nel 2020 ha iniziato a trasformare un’esigenza familiare in un progetto destinato a diventare un’azienda. Oggi Iver Vision integra videoanalisi, sensori inerziali, rilevazione delle pressioni e dati provenienti dai rulli, con un principio preciso. La biomeccanica è sempre più importante, specie nel mondo dei pro’ (ma non solo) in cui ogni dettaglio può fare la differenza.

Iver Vision, biomeccanica
Dal garage all’IBF, Iver Vison si sta aprendo al mercato
Iver Vision, biomeccanica
Dal garage all’IBF, Iver Vison si sta aprendo al mercato

Un progetto visionario

Prima di scendere nel tecnico però è doveroso raccontare la storia di Iver Vision, che parte da un’esigenza molto concreta. Nel 2020 Ivan Bizzoni lavorava come ingegnere occupandosi di sistemi di visione e telecamere, mentre il fratello Erik aveva già iniziato a dedicarsi alla biomeccanica e al bike fitting. Il suo metodo di lavoro, però, richiedeva diversi passaggi manuali: registrare i video con uno smartphone, trasferirli sul computer e poi analizzarli attraverso un software gratuito.

«A quel punto – racconta Bizzoni – ci siamo detti che, con le mie conoscenze nel mondo delle telecamere, avrei potuto cercare di migliorare il suo metodo di lavoro. Sono andato a vedere una sessione di bike fitting e ho individuato una serie di operazioni che potevano essere automatizzate o velocizzate attraverso un software. L’idea iniziale non era ancora quella di creare un prodotto commerciale. All’inizio ci lavoravamo nel tempo libero, soprattutto nei fine settimana. Poi sono arrivati Covid e lockdown, che hanno cambiato le cose. Ci siamo ritrovati tutti con molto tempo a disposizione e io l’ho sfruttato per dedicarmi al progetto a tempo pieno. All’inizio non voleva essere un prodotto, ma semplicemente qualcosa che potesse aiutare mio fratello nel suo lavoro».

Il primo prototipo è stato quindi testato nello studio di Erik. Era ancora acerbo, ma il concetto funzionava: il processo diventava più rapido, più agile e, soprattutto, permetteva di raccogliere e organizzare le informazioni con maggiore precisione. Da lì è arrivata la decisione di trasformare quell’esperimento quasi artigianale in un’attività vera e propria.

Così nel 2021 Bizzoni ha iniziato ufficialmente il percorso di sviluppo di Iver Vision. «Anno dopo anno abbiamo aggiunto dei tasselli e migliorato il software. Siamo partiti da una sola telecamera e siamo arrivati a una soluzione con tre camere, un sensore inerziale, il sensore di pressione della sella e la possibilità di leggere in diretta i dati dei rulli Elite».

Iver Vision, biomeccanica
Più videocamere, più dati: il sistema Iver Vision è una strumentazione completa al servizio del biomeccanico
Iver Vision, biomeccanica
Più videocamere, più dati: il sistema Iver Vision è una strumentazione completa al servizio del biomeccanico

Più occhi sulla pedalata

La crescita di Iver Vision non è stata quindi soltanto software. L’evoluzione ha portato progressivamente all’integrazione di tecnologie differenti, con l’obiettivo di osservare il ciclista da più punti di vista. La videoanalisi rappresenta una parte del sistema, ma oggi può essere affiancata da sensori inerziali, misurazione delle pressioni sulla sella e acquisizione dei dati provenienti dai rulli.

E’ un approccio che Bizzoni considera uno degli elementi distintivi del progetto. «C’è chi fa solo videoanalisi, chi utilizza esclusivamente i sensori inerziali e chi si concentra sulla pressione della sella. Noi abbiamo sempre avuto l’idea di mettere insieme più tecnologie possibili. Aggiungere, con ogni strumento, una prospettiva ulteriore. Una telecamera permette di osservare determinati aspetti del movimento, una seconda e una terza ampliano i punti di osservazione, mentre i sensori aggiungono informazioni che non possono essere ricavate dalla sola immagine.

«E’ come se ogni tecnologia aggiungesse un occhio, un angolo di osservazione che prima non avevamo. Il biomeccanico può quindi avere diverse prospettive sulla pedalata e costruire una visione d’insieme che una tecnologia basata soltanto sulla videoanalisi non potrebbe offrire».

Ma c’è un altro elemento sul quale Iver Vision insiste: la tecnologia non deve trasformarsi in un protocollo rigido. L’obiettivo è lasciare al professionista la libertà di utilizzare i dati secondo il proprio metodo.

«Per filosofia cerchiamo di sviluppare uno strumento che si adatti ai biomeccanici. La loro estrazione può essere molto diversa: ci sono negozianti, professionisti del movimento, fisioterapisti, preparatori e realtà che lavorano anche con squadre di alto livello. Ognuno può avere una metodologia differente. Noi non vogliamo dirgli esattamente cosa deve fare, ma fornirgli la strumentazione migliore».

Iver Vision, biomeccanica
Non solo angoli e numeri, Iver Vision vuol mettere insieme anche le esperienze del ciclista e del biomeccanico
Iver Vision, biomeccanica
Non solo angoli e numeri, Iver Vision vuol mettere insieme anche le esperienze del ciclista e del biomeccanico

Il cervello resta il biomeccanico

E’ probabilmente questo il punto più interessante della filosofia Iver Vision. In un settore nel quale la tecnologia rischia talvolta di essere presentata come una sorta di arbitro capace di stabilire automaticamente quale sia la posizione corretta, Bizzoni sceglie una strada diversa. Il sistema non pretende di fornire una verità assoluta, ma di aumentare la quantità e la qualità delle informazioni a disposizione di chi deve prendere una decisione.

«Il biomeccanico è, e resta, il cervello e noi costruiamo gli strumenti che lo aiutano nel modo più preciso ed efficiente possibile. Il nostro scopo è fornire dati, poi è il professionista che deve metterli insieme e interpretarli».

Un principio che porta anche a una conseguenza importante: due biomeccanici che utilizzano Iver Vision possono arrivare a regolazioni differenti sulla stessa bicicletta. Non è necessariamente un’anomalia, perché la posizione in sella non è un’equazione con una sola soluzione. Cambiano il professionista, il metodo, ma soprattutto il ciclista e i suoi obiettivi.

«E’ – prosegue Bizzoni – come quando vai da un professionista per un problema alla schiena: due persone competenti possono individuare approcci differenti e portarti comunque verso un miglioramento. Nel bike fitting è la stessa cosa. Le strade per arrivare a una posizione migliore possono essere diverse. Anche il profilo dell’atleta modifica l’approccio. Un giovane professionista, un amatore che pedala nel fine settimana, un atleta di una disciplina specifica o un ciclista che arriva al bike fitting dopo un problema fisico non possono essere trattati necessariamente nello stesso modo. I dati diventano quindi uno strumento di supporto a una valutazione che deve rimanere individuale».

Iver Vision, biomeccanica
La rete di Iver Vision si sta allargando
Iver Vision, biomeccanica
La rete di Iver Vision si sta allargando

Per il Bike fitter

A chi si rivolge allora Iver Vision? La risposta di Bizzoni è netta: «Iver Vision si rivolge ai professionisti che si occupano di biomeccanica e, più in generale, dello studio del movimento applicato al ciclismo. Non direttamente al ciclista finale, dunque, ma a quella figura professionale che utilizza la tecnologia durante la messa in sella. Il nostro è un mercato di nicchia, perché non ci rivolgiamo direttamente ai ciclisti, che rappresentano un bacino molto più grande. Ci rivolgiamo ai biomeccanici, che sono un mercato numericamente più piccolo ma in evoluzione. Però in tal senso c’è una crescita legata anche alla formazione di nuove figure professionali. Sempre più laureati in scienze motorie, fisioterapisti e professionisti dell’ambito sanitario affiancano le proprie competenze alla passione per il ciclismo, trovando nel bike fitting uno sbocco».

Ma lo spettro degli utilizzatori è più ampio. Ci sono i negozi di biciclette che offrono il servizio di messa in sella, i preparatori atletici, gli studi specializzati e chi lavora con società o squadre giovanili. Sul sito Iver Vision sono presenti diversi professionisti che utilizzano il sistema, con competenze che spaziano dalla fisioterapia alla chinesiologia fino al bike fitting.

«Avevamo uno slogan che sintetizza bene questa filosofia: Built around the bike fitter. E’ tutto pensato intorno al bike fitter, al biomeccanico. Non vogliamo sostituirlo, ma dargli strumenti sempre più completi».

Ed è forse proprio qui che si trova la chiave di lettura di Iver Vision. La tecnologia continua a evolvere, le telecamere aumentano, i sensori diventano più precisi e la quantità di dati disponibili cresce. Ma, almeno per ora, il dato resta soltanto il punto di partenza. A trasformarlo in una scelta sulla posizione del ciclista deve essere ancora una persona.

Iver Vision