Prove generali di mondiale. In previsione della gara iridata U23 senza il suo detentore e numero 1 al mondo, quel Lorenzo Finn già promosso alla corsa dei grandi, si aprono prospettive diverse per tutti gli altri e lo stesso cittì Amadori sta preparando una squadra diversa e adatta alla bisogna. Ma anche i suoi più fidati ragazzi lavorano pensando alla prova di Montreal. Così ha fatto Mattia Negrente, reduce dal Tour of Istanbul corso con la mente sempre rivolta a Montreal. Eppure chiuso decimo della generale.


«Nel complesso è andata abbastanza bene – racconta dopo l’ennesima sessione di allenamento a casa – sono soddisfatto. Ero là per vedere come fosse la gamba, per prendere il ritmo e fare qualche allenamento giusto in vista del mondiale, quindi alla fine ero là più per provarmi, senza grandissimi obiettivi. Anche se la prima e la seconda tappa erano molto adatte a me. Nella prima sono arrivati in quattro, tra cui il mio compagno Fofonov che è arrivato terzo, io ho fatto terzo nella volata dietro il gruppo, quindi è stata molto positiva».
Hai portato a casa anche un altro 7° posto parziale…
Sì, sono andato bene anche l’ultimo giorno che era una crono di 7 chilometri e mezzo quindi uno sforzo da 10 minuti. Ho fatto una bella prova, sono andato fortissimo e non me l’aspettavo. Mi ha dato ulteriori segnali positivi sulla mia condizione.


Quando si arriva a queste gare nell’imminenza di una scadenza come il campionato mondiale, si affrontano in maniera diversa, magari anche inconsciamente?
Direi proprio di sì – risponde Negrente – altri correvano come una corsa normale, io andavo con i freni tirati, con la consapevolezza di volermi allenare, far bene ma senza prendere rischi. Nella seconda tappa siamo arrivati in 35. Era un finale che mi piaceva, ma mi sono detto: «Non mi butto a fare la volata, che sia mai che per caso mi tocco con qualcuno e magari cado». Sono cose che possono succedere, così ho preferito dare una mano al mio compagno e all’ultimo chilometro spostarmi e farmi sfilare per evitare rischi.
Che cosa sai fino adesso del percorso e delle caratteristiche della corsa canadese, come ci arrivi?
Ci arriverò soltanto con allenamenti. Vengo da una lunga serie di corse a tappe con Kreiz Breizh Elites, Avenir, Istanbul, ho messo su un bel pacchetto di corse, quindi diciamo che è sufficiente. La gamba alla fine gira bene, quindi posso allenarmi per arrivare al meglio possibile al mondiale.


E’ un percorso che ti piace?
Il percorso a me fa impazzire. Alla fine lo sforzo massimo è di 5 minuti, però viene ripetuto una miriade di volte, perché lo facciamo 13 volte quel circuito. E quindi viene fuori una gara di sfinimento perché sono 175 chilometri: sarà veramente dura. Potrebbe adattarsi molto bene alle mie caratteristiche. Mi allenerò maggiormente per far bene questi sforzi da 5 minuti.
Per voi ragazzi convocati il fatto che Finn non ci sia, che sia nella squadra elite è un vantaggio, nel senso che siete tutti più liberi e si può pensare a una tattica diversa?
Può essere un vantaggio, come anche uno svantaggio, dipende come la vedi. Finn con la gamba che ha è abbastanza una certezza in questa categoria, invece così la corsa è molto più aperta, anche come tattica di gara. Infatti andremo là come una squadra molto più da attacco, con gente che su sprint ristretti se la cava bene, quindi la gestiremo diversamente.


Tutti guardano a Finn come uno di quelli che fanno la differenza, ma nel complesso nella categoria quanti avversari vedi e che livello c’è?
Mi aspetto che il livello più o meno sia come quello che c’era all’Avenir, quindi incredibilmente alto, in fin dei conti mancherà solo Lorenzo. Ma è un livello nel quale ho già dimostrato di poter stare. Non sarò sorpreso se i ritmi saranno incredibilmente alti, anzi sarò abituato.
Non è che senti un clima di sfiducia intorno alla squadra proprio per il fatto che Lorenzo non c’è?
No. Alla fine Marino ha fatto delle belle scelte, a parte Finn che era il migliore a disposizione, dopo di lui più o meno ci siamo tutti. Anzi, alla fine siamo una squadra forte su questo tipo di sforzi, siamo i migliori e si è visto all’Avenir che in tappe così alla fine la nazionale italiana era sempre nei primi 10, quindi secondo me siamo comunque una delle nazionali da tenere d’occhio, anzi forse “la” nazionale.


Tu vieni dall’Avenir: c’è qualcuno che ha colpito il tuo occhio come avversario?
In ottica della gara, Sparfel sarà un corridore interessante da seguire, specialmente perché alla tappa dove io ho fatto secondo lui ha vinto facendo un’azione incredibile dal gruppo. Però all’Avenir mi ha stupito molto Haugland, sempre della Decathlon, in Top 10 in classifica: è un corridore un po’ più pesante, ma è campione nazionale sia a crono che su strada. Le qualità le ha, va veramente forte e può scompaginare il gruppo. Noi dovremo essere attenti a quel che farà.