Tra Giro d’Italia e Giro delle Regioni, la creatura di Fausto Scotti oltrepassa le 100 gare allestite in giro per l’Italia. Un risultato importante, perché significa che la sua organizzazione è ormai una colonna portante dell’intera attività italiana. A fine mese si ricomincia, accompagnando l’autunno con sei tappe sparse per il Bel Paese e qualche novità.
Le settimane di Scotti sono ormai contraddistinte da un’operatività incessante e contatti ripetuti con i vari comitati di tappa perché la scadenza si avvicina a grandi passi: «Cominciamo dalle Marche, il 27 settembre tornando a Corridonia, poi la consueta sequela di impegni nel Friuli, a Tarvisio, Osoppo e Sutrio-Monte Zoncolan per arrivare il 25 ottobre alla grande novità di quest’edizione, la tappa toscana di Capalbio. Coda per il circuito sotto Natale, il 20 dicembre con la prova ligure di San Colombano Certenoli, nella consolidata cornice della Val Fontanabuona».


La novità di Capalbio
La scelta innovativa di Capalbio ha ragioni profonde: «La Federazione ci ha accordato l’organizzazione dei campionati italiani nel 2029 proprio a Capalbio, noi cominciamo a effettuare i necessari test agonistici, le prove generali sul territorio per mettere alla prova struttura, percorso, i vari servizi. Avremo poi tutto il tempo per effettuare eventuali e necessari correttivi in vista della scadenza tricolore».
I mesi precedenti il circuito sono stati come sempre una sequenza di contatti e difficili scelte. Si potrà dire che il circuito è quasi del tutto uguale a se stesso, alle precedenti edizioni, ma il Giro delle Regioni di ciclocross non è un’entità statica: «Di richieste ne abbiamo sempre tantissime e cerchiamo un po’ di andare a spasso un po’ per tutta la Penisola per verificare, per capire. Quando abbiamo sicurezze economiche, garanzie e serietà ci si muove».


Il Regioni parte dalle Marche
Come si è arrivati allora a queste scelte? «Partiamo dal verde del Corridomnia Shopping Park dove ormai siamo di casa e tutto il meccanismo va avanti quasi da solo. Le tre tappe del Friuli sono affidate ad appassionati come noi, tre comitati di tappa molto precisi e validi, noi siamo solo di supporto. A Capalbio il coinvolgimento è diverso, organizziamo direttamente noi, è una gara al suo primo anno, ci sarà un progetto triennale fatto col Comune e le realtà locali. Chiusura con l’abbraccio finale della Liguria in un contesto ideale per il ciclocross».
E’ chiaro però che questa edizione del Giro delle Regioni, la quinta della challenge, ha un valore speciale celebrando i vent’anni di attività attraverso circuiti nazionali della sua organizzazione, validando il traguardo delle cento prove: «Ma sono molte di più – afferma Scotti – innanzitutto perché fino a qualche anno fa non c’era il vincolo federale delle sei tappe per ogni circuito e quindi ne avevamo di più, toccando anche le 10. Poi perché unendo le altre prove, sia i circuiti locali che soprattutto tappe di Coppa del Mondo, campionati italiani ed altro siamo già oltre le 200».


Venti’anni di gare allestite… e di fatica
E’ un bel traguardo….: «Se mi guardo indietro vedo tantissima fatica e tanti sacrifici, perché poi col doppio ruolo che avevo da direttore tecnico azzurro e da organizzatore, era durissima, gestire trasferte in Coppa del Mondo, europei e quant’altro e poi cambiare cappello mettendo quello da organizzatore era complicato fronteggiare il tutto.
«Le prime manifestazioni le abbiamo fatte noi e i comitati di tappa, poi c’è stato un periodo che organizzavamo tutto da soli e poi abbiamo ricominciato a prevedere i comitati di tappa perché si spendevano molte energie e non potevamo arrivare dappertutto. Ma ogni comitato di tappa doveva crescere e bisognava che avesse il tempo per farlo».


I numeri non aiutano
Rispetto agli inizi è più difficile organizzare adesso? «Molto, anche a livello burocratico, di permessi, economico ma anche di partecipazione nelle categorie assolute che mancano all’appello. Abbiamo tantissimi atleti giovanili, da junior, poi vanno a diminuire progressivamente perché quando passano U23 li perdiamo. Non c’è più quella media che c’era prima, una volta avevi 70-80 partenti nella categoria under e 30 fra gli elite, adesso sono molti meno e i corridori di spessore si contano sulla punta delle dita anche perché il meglio del settore agisce all’estero.
«Ci chiedono spesso perché non portare qualche straniero a correre nelle nostre gare che pure sono internazionali, ma tra trasferte e ingaggio sarebbero spese insostenibili, devi considerare almeno 1.500 euro a fondo perduto e nel budget di ogni tappa sono soldi che non ci sono. I più forti viaggiano da 4.000 in su, fino a arrivare ai loro collettivi che fanno paura per quello che chiedono».


Un circuito per disegnare le nuove nazionali
La collocazione del circuito, in apertura di stagione, è una costante per le gare di Scotti: «Riprendo le mie esperienze del passato, sapevo che le gare di ottobre sono fondamentali per costruire la nazionale per gli europei e tutta la stagione internazionale. Ma ragioni anche sull’evoluzione del movimento: quando allestiamo le prime prove abbiamo numeri enormi, anche 800 corridori perché c’è una grande voglia di gareggia, andando avanti i numeri diminuiscono. Questo avviene anche perché il calendario italiano è talmente vasto che chi cerca punti nazionali e internazionali si divide fra le varie gare evitando la concorrenza».
C’è qualche novità rispetto all’anno scorso nella formula del circuito? «Ci sono importantissime novità in gestazione, ma non sono abituato a parlarne prima di avere risultati concreti in mano, per quando il circuito inizierà nell’ultimo weekend di settembre contiamo di avere qualcosa di più concreto».