GP Capodarco 2026 (@PhotoZannoni)

GP Capodarco, la favola prosegue nel nome di Gazzoli

19.08.2026
6 min
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«Quest’anno l’ho guidata io. Ho guidato la moto gialla di mio padre e quando ho realizzato cosa significava, mi sono messo a piangere. Ho avuto la pelle d’oca solo a salirci sopra. Portavo con me Chiappucci e la gente quando mi vedeva, ha iniziato a chiamarmi. Volevano fermarmi per salutare a modo loro mio padre Gaetano, perché hanno capito che il Gran Premio di Capodarco è una cosa a sé».

Simone Gazzoli si commuove anche adesso che la corsa è finita in archivio da tre giorni. Non è stato un periodo facile. Dopo la prima edizione senza suo padre, è arrivata la separazione da Adriano Spinozzi e di colpo tutto è parso in salita come quel muro fermano su cui si sono scritte pagine di ciclismo. Poteva mollare tutto, invece si è rimboccato le maniche e ha costruito attorno a sé la squadra giusta per dare ancora una volta vita alla magia del GP di Capodarco.

Prima del via, il dovuto tributo a Gaetano Gazzoli, ideatore della corsa fermana (Photo Zannoni)
Prima del via, il dovuto tributo a Gaetano Gazzoli, ideatore della corsa fermana (Photo Zannoni)
Prima del via, il dovuto tributo a Gaetano Gazzoli, ideatore della corsa fermana (Photo Zannoni)
Prima del via, il dovuto tributo a Gaetano Gazzoli, ideatore della corsa fermana (Photo Zannoni)

Simone ha la voce che trema e la stessa genuinità coinvolgente del padre. Quello che è successo a Capodarco negli ultimi mesi merita una riflessione fra coloro che ne sono stati protagonisti. Di certo è stata una storia faticosa, al punto che nel giorno della corsa cui ha dedicato tanti anni della sua vita, Spinozzi l’hanno portato in mare aperto su una barca, perché non ci pensasse. Come se bastasse il mare per cancellare tanti anni di storia condivisa…

Caro Simone, alla fine è andato tutto bene, no?

E’ andata benissimo, avevo un sacco d’ansia, però è andata alla grande. Ho avuto dei grandi collaboratori al mio fianco, persone competenti che sono riuscite a portare avanti la corsa e a richiamare tanto pubblico. E con Jackowiak abbiamo anche avuto un vincitore fortissimo, che ha fatto un grande numero.

L’hai seguito dalla moto?

L’ho visto andare in fuga nei giri di pianura con 13 altri corridori. Poi giro dopo giro, si sono staccati quasi tutti e alla fine gli ha resistito solo Alessandro Milesi. Suo padre Marco ha vinto Capodarco nel 1992 ed era sull’ammiraglia della Biesse-Carrera. L’ho affiancato con la moto e si vedeva la soddisfazione per suo figlio che si giocava la vittoria. Finché negli ultimi due giri, Jackowiak ha fatto il capolavoro, tirando il rapportone anche in salita. Anche Chiappucci si è meravigliato.

Jackowiak è stato capace di andarein fuga nei giri di pianura e di continuare con ul suo passo vincente (Photo Zannoni)
Jackowiak è stato capace di andarein fuga nei giri di pianura e di continuare con il suo passo vincente (Photo Zannoni)
Jackowiak è stato capace di andarein fuga nei giri di pianura e di continuare con ul suo passo vincente (Photo Zannoni)
Jackowiak è stato capace di andarein fuga nei giri di pianura e di continuare con il suo passo vincente (Photo Zannoni)
Hai parlato della squadra che ti ha sostenuto e aiutato.

C’è stata Sara Grifi, il mio braccio destro, che come prima volta si è saputa giostrare benissimo. Insieme a Raffaele Babini, al direttore di corsa e la segreteria. Abbiamo fatto tutte le cose come andavano fatte. Abbiamo ricreato una squadra che funziona, per la quale tutti mi hanno fatto i complimenti. Qualcuno ha parlato dell’edizione migliore di sempre, ma io non credo che riuscirò mai a superar Gaetano.

Sara Grifi che correva in bicicletta?

Proprio lei, ha corso per dieci anni fra le elite. Correvano anche i cugini e suo padre Marino ha partecipato alla prima edizione del Gran Premio di Capodarco. E’ stata per quattro anni nel Consiglio regionale della FCI con Lino Secchi e l’anno scorso era già con Adriano e con me. L’abbiamo fatta entrare per gradi e quest’anno che Spinozzi non c’è stato, ha dimostrato di essere all’altezza. L’hanno detto il giudice, il direttore di corsa, i direttori sportivi, perché lei ha tenuto i contatti com le squadre, con passione e competenza.

C’è stata una grande risposta del pubblico…

C’erano tutte le istituzioni. Il Prefetto, la Questura, il comune, la regione. Sono venuti tutti. C’erano tre assessori regionali, il comandante della Finanza, i Carabinieri e questo mi ha dato soddisfazione perché è stata la conferma che Capodarco è un evento che appartiene al territorio.

La mitica moto gialla di Gaetano ancora una volta protagonista a Capodarco con Simone Gazzoli e Chiappucci (Photo Zannoni)
La mitica moto gialla di Gaetano ancora una volta protagonista a Capodarco con Simone Gazzoli e Chiappucci (Photo Zannoni)
La mitica moto gialla di Gaetano ancora una volta protagonista a Capodarco con Simone Gazzoli e Chiappucci (Photo Zannoni)
La mitica moto gialla di Gaetano ancora una volta protagonista a Capodarco con Simone Gazzoli e Chiappucci (Photo Zannoni)
Superare il lavoro di Gaetano è davvero impossibile?

Mio padre ha inventato il Gran Premio di Capodarco. Adesso che non c’è più, noi stiamo finendo di dipingere il suo quadro. Stiamo portando avanti la sua opera e la gente l’ha capito. Sulla salita c’erano gruppi di ogni colore e provenienza. Dalla Firenze Viareggio è venuta la squadra di Ginestra, che è marchigiano e in Toscana è arrivato terzo. Tutti i suoi compagni sono venuti a tifare per i loro amici e hanno davvero animato la salita. Il calore e l’affetto del pubblico di quest’anno sono stati fantastici.

Te ne sei reso conto dalla moto?

Ogni volta che facevo la salita, mi mettevo a piangere, perché significa che ho lavorato bene. Hanno rivisto in me la stessa passione che ci metteva mio padre. La cosa che più mi ha colpito è quanto mi sia scoperto tranquillo negli ultimi due giorni. Mi è venuto il dubbio di aver dimenticato qualcosa, perché ricordo che Gaetano correva sempre fino all’ultimo momento.

Invece?

Invece tutto il nostro staff si è preso il suo compito e mi hanno lasciato la tranquillità di concentrarmi sulla corsa perché al resto avrebbero pensato loro. E il 16 agosto ho visto che era tutto perfetto, ogni cosa ha funzionato. Sto cercando di portare avanti Capodarco, non posso tradire mio padre. Non lo tradirò mai: finché avrò il nome Gazzoli, porterò avanti il Gran Premio Capodarco. E so che tutto il territorio mi dà una mano, perché in questo momento, mi sono stati tutti vicini.

Come è stato il rapporto con la Comunità di Capodarco?

Don Vinicio mi è stato accanto, perché in questi due mesi sono andato spesso a parlare con lui. Mi ha sempre detto: «Simone non ti preoccupare, Gaetano ti ha insegnato molto, devi metterlo in pratica». Ha ricordato di quando mio padre andava da lui e gli parlava bene di me, ma a me non diceva mai nulla, perché voleva che migliorassi sempre. E a forza di farmi questi discorsi, don Vinicio mi ha trasmesso un po’ di sicurezza.

Possiamo dire che Capodarco 2026 sia stato un punto di ripartenza?

Non l’ho detto io, me lo hanno detto gli altri. E’ un punto di ripartenza e io sono ancora scosso. I protagonisti di Capodarco adesso li vedremo al Tour de l’Avenir e sono certo che si parlerà anche di noi. Ha vinto un campione, che ha ancora 18 anni e dal prossimo passerà professionista. Se al Tour de l’Avenir centra una tappa, vedrete che si parlerà bene anche del Gran Premio di Capodarco.