Alessandro Fancellu è nato il 24 aprile 2000 a Como e corre per la MBH Bank CSB Telecom Fort

Fancellu, un brivido e una dedica speciale per la prima da pro’

17.08.2026
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Un dito al cielo sul traguardo e poi un bacio spedito in aria con la mano destra. C’è un pensiero profondo e sentito dietro l’esultanza di Alessandro Fancellu per la sua prima vittoria da pro’, che ha rischiato di non svanire sul più bello. A Pustevny arrivo della quarta e ultima tappa del Czech Tour, il 26enne della MBH Bank CSB Telecom Fort aveva troppa voglia e troppe gambe più degli avversari per arrivare ancora secondo come i due giorni precedenti.

Se l’anno scorso nella stessa corsa Fancellu era sbocciato, la perla conquistata ieri sulla località ceca dei Monti Beschidi può essere considerata la sua consacrazione o quanto meno un attestato del suo definitivo cambio di passo. Oltre al successo di tappa, Alessandro ha concluso al secondo posto nella generale (vinta dallo statunitense August della Netcompany Ineos che passerà alla Pinarello Q36.5) andando a migliorare progressivamente tutte le classifiche finali delle gare a tappe a cui ha partecipato quest’anno. Riviviamo quindi la sua grande giornata, scoprendo cosa gli ha consegnato in vista del resto della stagione.

Riavvolgiamo il nastro di ventiquattr’ore. Come sei arrivato alla vittoria?

Al mattino non pensavo di poter conquistare la tappa avendo visto i valori in campo nei due giorni precedenti, dove aveva sempre vinto August. Per farlo mi dovevo inventare qualcosa, magari facendo tesoro dei finali di gara nei quali mi ero fatto “fregare” o anticipare da lui. La salita conclusiva era abbastanza lunga e dura, ma a ruota si stava bene. La Netcompany ha tirato fin dai subito controllando la situazione. Avrei voluto attaccare presto, anche per puntare alla generale, però sarebbe stato un piccolo suicidio tattico visto che avevano ancora tre uomini. Così ho aspettato gli ultimissimi metri e per poco non la combino grossa (dice sorridendo, ndr).

Per quale motivo?

Conoscevo il percorso della tappa perché l’avevo corsa anche nel 2025 (dove aveva fatto settimo, ndr) e avevo in mente il punto esatto in cui partire. Solo che a 250 metri dal traguardo, poco prima della “esse” del rettilineo finale, sono scattato forse con troppa foga tanto da staccarmi la scarpa dal pedale destro. Per un attimo ho pensato di essere partito troppo presto, ma sono rimasto freddo, ho riattaccato il pedale e nuovamente allungato, tirando dritto fino in fondo.

Hai chiuso a soli sette secondi da August. C’è stata la possibilità di superarlo, guardando anche le altre tappe?

Col senno di poi potrei dire di sì, come dicevo poco fa potevo provarci prima, ma nella realtà dei fatti dovevo avere due marce in più per fare la differenza necessaria per vincere anche la generale. Non abbiamo rimorsi o rimpianti, abbiamo corso bene tutti.

Immaginiamo la soddisfazione in squadra. Cosa ti hanno detto i tuoi tecnici?

In ammiraglia c’erano Gianluca Valoti e Davide Martinelli ed erano anche loro molto contenti per questa vittoria e per l’impegno che ci abbiamo messo. Per noi questa vittoria e i piazzamenti finali degli altri giorni contano molto. Per la MBH Bank, che è un ProTeam nuovo, questi punti sono preziosissimi. Siamo in lotta per i primi 30 posti del ranking (attualmente sono ventinovesimi, ndr) e tutto quello che raccogliamo fa comodo, anche per guadagnare futuri inviti alle corse.

Adesso che è trascorso un giorno che sapore ha questa prima vittoria da pro’?

Naturalmente sono molto soddisfatto e contento. Vengono ripagati tutti i sacrifici che faccio. Avvertivo di avere una buona gamba, merito dell’altura di tre settimane a Livigno. Mi sono sempre allenato con l’obiettivo di vincere, quest’anno mi sono sempre sentito bene e sapevo che prima o poi sarebbe arrivata questa gioia.

Ti ha dato ulteriore fiducia nei tuoi mezzi?

La vittoria, come d’altronde i buoni piazzamenti, dà un grande morale. Ovvio che la consapevolezza cresca. Più che altro questa vittoria significa che adesso anch’io quando mi trovo davanti posso giocarmela con tutti, che posso vincere.

Un pensierino alla nazionale lo hai fatto dopo ieri?

Senza nulla togliere alla mia vittoria, credo che in Italia ci siano tantissimi corridori molto competitivi anche meglio di me per le gare di un giorno. Sarebbe un sogno vestire nuovamente la maglia azzurra, se poi dovesse arrivare una chiamata, io sarei pronto a dare tutto me stesso.

Cosa prevede il tuo programma nel prosieguo della stagione?

Farò due settimane di altura ad Isola 2000 con qualche compagno, poi rientrerò al Gp Industria e Artigianato il 6 settembre. Poi farò il calendario delle classiche italiane, guardando anche alle corse estere dove ci confermeranno l’invito. Mi piacerebbe fare bene alle gare più adatte alle mie caratteristiche come Giro dell’Emilia o Tre Valli Varesine o anche Il Lombardia, che finisce proprio a Como. Quest’ultima l’ho già fatta in passato, ma occorre l’invito e spero arrivi. Ci terrei a correrla e fare bella figura.

Alessandro Fancellu a chi dedica questo successo?

Alla mia famiglia, che ha sempre creduto in me e che per me è molto importante, e alla squadra naturalmente, però il mio primo pensiero sul traguardo è andato altrove. Dedico questa vittoria a Finlay Tarling, a suo fratello Joshua e alla sua famiglia, che stanno provando un dolore inimmaginabile.

Fancellu ha dedicato la vittoria a Finlay Tarling, morto in gara, facendo anche qualche riflessione sulla sicurezza
Fancellu ha dedicato la vittoria a Finlay Tarling, morto al Giro del Portogallo, facendo anche qualche riflessione sulla sicurezza
Fancellu ha dedicato la vittoria a Finlay Tarling, morto in gara, facendo anche qualche riflessione sulla sicurezza
Fancellu ha dedicato la vittoria a Finlay Tarling, morto al Giro del Portogallo, facendo anche qualche riflessione sulla sicurezza
Come avete vissuto questa tragedia in quei giorni?

Personalmente non conoscevo Finlay, però una notizia del genere ti sconvolge perché è capitato ad un tuo collega, oltretutto molto giovane. Quando corriamo non ci rendiamo conto della pericolosità di certe situazioni, poi vedi cosa può succedere, ti fermi a riflettere e capisci che ciò che è successo a lui non è così distante da te. Purtroppo ti ritrovi ad andare avanti, a non pensarci perché sembrano non esserci alternative.

Questo però significa che non si fa abbastanza per la sicurezza anche in gara. Le varie associazioni di categoria dei corridori potrebbero alzare maggiormente la voce?

Sentire della morte di un ragazzo in bici ci fa stare sempre male. In questo caso, che è morto investito da un’auto entrata sul percorso di gara, provo un forte senso di rabbia e ingiustizia. Non conosco con precisione la dinamica, se non per quello che ho letto, quindi non voglio fare polemica, però penso che gli organizzatori, non solo della corsa in Portogallo, dovrebbero fare di più quando accadono queste disgrazie. Certo, le associazioni devono farsi sentire. Nessun corridore si deve sentire “scoperto” così come nessun organizzatore deve dare per scontato di essere a posto con la sicurezza in corsa.