SAINT CHRISTOPHE (AO) – Non era da solo. E quando si è seduto per terra, sfinito e bianco di sudore, O’Brien aveva gli occhi arrossati dalla polvere e probabilmente dalle lacrime. Prima l’acqua, poi il sapore di sale se ne è andato col dolciastro dell’integratore, mentre il pensiero è rimasto dov’è dal giorno in cui suo fratello è morto sulla strada. Ha mostrato al massaggiatore la medaglietta col nome di Shane e quel gesto ha confermato che oggi sulla bici erano in due. E poi finalmente Liam ha sorriso.
«E’ stato un mese senza correre – racconta il direttore sportivo Sebastian Andersen – infatti ieri eravamo un po’ in pensiero. Abbiamo parlato a lungo. L’anno scorso c’era anche lui qui quando è morto Samuele (Privitera, ndr) e ne avevamo ragionato tanto. Finché qualche giorno fa gli abbiamo chiesto se il suo sogno fosse ancora quello di diventare un corridore, come lo era di suo fratello. Ha detto di sì e questa è stata la sua risposta. Oggi Liam è tornato!».
E’ come se la nuvola nera si sia finalmente spostata. Li vedi che parlano. Chiunque arrivi, va a dargli il cinque. Lui ha passato un paio di minuti quasi in apnea, poi ha iniziato a rispondere. La vita va avanti ugualmente, tanto vale prenderla per le corna.




La medaglietta di Shane
Shane aveva sedici anni e si stava allenando sulla bici da crono quando è finito contro un camion fermo sulla strada. Non si sa molto di più della dinamica, se non che l’autista fosse sul posto: le indagini sono ancora in corso. Il giorno dopo, il 27 giugno, Liam ha lasciato il Giro Next Gen ed è tornato dalla sua famiglia, dai genitori Eddie e Mary e dal fratello Aidan.
Da allora non ha più corso, per questo il tecnico era in apprensione. Ieri il distacco è stato di 13’45”. Oggi, nella seconda tappa in linea, l’irlandese alto 1,90, si è infilato nella fuga giusta e poi l’ha portata avanti da solo.
«Oggi ho avuto un’occasione – dice una volta che si è rialzato – mentre ieri non ho avuto una giornata tanto brillante. Ho cercato di correre in modo aggressivo e vedere cosa fosse possibile. Speravo di arrivare, ma è stata una giornata lunga e c’era ancora molta strada da fare. Ho cercato di arrivare in cima all’ultima salita, ma mi hanno raggiunto proprio in vetta e a quel punto ho cercato di rimanere con loro. Quando mi hanno staccato non pensavo che li avrei più rivisti, ma forse si sono guardati e sono riuscito a riprenderli».
Terzo al traguardo. Quando il discorso invece finisce sulla medaglietta, la voce si rompe di nuovo. La mette sotto la maglia, ma non ha più voglia di piangere, per cui chiede di non chiedere. Prova un paio di volte, poi chiede scusa. Niente da scusare, verrebbe voglia di dargli un abbraccio.




L’unghiata di Ramirez
La terza tappa del Giro della Valle d’Aosta l’ha vinta Mateo Ramirez, ecuadoriano del UAE Team Emirates Gen Z, battendo in volata Henrique Bravo e lo stesso O’Brien. Sembrava che la corsa fosse ormai consegnata alla fuga, quando sulle rampe del Saint Barthelemy la Soudal Quick Step ha messo Cisneros davanti e l’accelerazione ha fatto esplodere quel che restava del gruppo di testa. A quel punto Bravo ha attaccato e con lui è andato via ovviamente Ramirez, mentre davanti c’era ancora O’Brien.
«Continuo a pensare alla classifica – spiega Ramirez – ma sono molto contento di aver vinto una tappa. E’ stata una giornata durissima, molto calda, ma ce la siamo cavata bene. Bravo è sempre un avversario ostico, molto forte, ma continueremo a provarci fino all’ultimo giorno, perché domani sarà comunque una tappa molto dura».
Secondo al Giro Next Gen, ora è qui e poi è atteso al Tour de l’Avenir, Ramirez ha lo sguardo tignoso da scalatore e quando si alza sui pedali e spinge il lungo rapporto, riuscire a rispondergli non è per niente facile. Il tanto impegno non gli pesa, come spiega con la grande concretezza del corridore.
«Ho avuto un inizio di stagione pessimo – racconta Ramirez – con la caduta che mi ha tenuto fuori dalle competizioni per quasi tre mesi. Per un ciclista correre è sempre la cosa migliore, perciò non è così difficile. Il problema semmai è battere Bravo, che è un corridore molto forte. Arriverà il giorno in cui dovrò spingerlo al limite. Credo che tutti abbiamo un limite ed è quello che fa la differenza».




C’è bisogno di leggerezza. Lo scambio della borraccia fra Ramirez e Bravo dà la misura della loro voglia di giocarsela faccia a faccia, senza ricorrere a trucchetti. A guardarli fuori corsa, sono ancora dei ragazzini, che rispondono alle domande senza chiedere il permesso e con la voglia di raccontarsi. Sulle bici invece sono delle vere macchine da guerra.
O Brien si allontana dalla zona di arrivo dopo essersi raccontato anche in diretta televisiva, con l’indice e il pollice della destra che girano e rigirano la medaglietta. La strada è tracciata, il ricordo sarà sempre con lui. Ma domani ci sarà da correre ancora e poi ancora nei giorni successivi. Questa loro spontaneità ci sta mostrando un Giro della Valle d’Aosta di altissima intensità.