Campionato nazionale russo 2026, Kazan, Irek Rizaev, un corridore della BMX (@arustamphoto)

Campionati di Russia, il gran bisogno che si parli di sport

07.07.2026
6 min
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Sul finire della scorsa settimana, in giornate insolitamente calde anche per quella parte del mondo, il ciclismo russo si è dato appuntamento a Kazan per i campionati nazionali. La città viene considerata la terza capitale della Russia, sorge lungo le sponde del Volga, ha circa un milione di abitanti e l’inconfondibile colpo d’occhio del suo Cremlino, della Moschea Kul Sharif e la Torre pendente di Soyembika.

Proprio lì davanti il gruppo dei professionisti è passato per 20 volte, inseguendo la maglia simbolo di un Paese che nello sport non ha più una bandiera né la possibilità di partecipare alle Olimpiadi oppure ai mondiali, se non con atleti isolati. Non tutti i Paesi impegnati in guerra hanno ricevuto lo stesso trattamento.

Il passaggio del gruppo ai piedi del Cremlino di Kazan: sono stati 20 i giri del circuito del camponato di Russia (@arustamphoto)
Il passaggio del gruppo ai piedi del Cremlino di Kazan: sono stati 20 i giri del circuito del campionato di Russia (foto Russian Cycling Federation)
Il passaggio del gruppo ai piedi del Cremlino di Kazan: sono stati 20 i giri del circuito del camponato di Russia (@arustamphoto)
Il passaggio del gruppo ai piedi del Cremlino di Kazan: sono stati 20 i giri del circuito del campionato di Russia (foto Russian Cycling Federation)

Lo strumento dello sport

Si fa fatica a tenere separati i piani, anche se l’Ucraina dista 1.800 chilometri. Ma dopo un po’ che ne parli, capisci che lo sport sia un mondo a parte e che in tutto quello che accade quotidianamente i corridori non abbiano alcun ruolo. Come quelli che a fine giugno si sono giocati i campionati israeliani a 70 chilometri da Gaza. Non si tratta di raccontare le imprese di un gruppo di soldati, ma la fatica di ragazze e ragazzi che hanno subito e ancora subiscono le scelte di altri.

«Quello che vorrei trasmettere da cittadino italiano e cittadino russo – dice Renat Khamiduline, lanciando un appello – è che attraverso lo strumento dello sport possiamo rendere questo mondo un po’ migliore. Sappiamo che siamo tutti messi male e invischiati in situazioni enormi, ma se tramite lo sport riusciamo a riunire persone e Paesi, allora riusciamo a dare felicità alla gente, perché quello che manca è la felicità. Con lo sport qualcosa si può fare».

Al via della prova dei pro' si sono presentati 90 corridori, solo 18 hanno concluso la prova per la grande selezione (@arustamphoto)
Al via della prova dei pro’ si sono presentati 90 corridori da tutta la Russia, solo 18 hanno concluso la prova (foto Russian Cycling Federation)
Al via della prova dei pro' si sono presentati 90 corridori, solo 18 hanno concluso la prova per la grande selezione (@arustamphoto)
Al via della prova dei pro’ si sono presentati 90 corridori da tutta la Russia, solo 18 hanno concluso la prova (foto Russian Cycling Federation)

I corridori non c’entrano

Renat Khamidulin, team manager della Gazprom che nel 2022 venne fermata dall’UCI perché aveva per sponsor un’azienda di Stato, è oggi vicepresidente della Federazione russa e ha seguito in prima persona l’organizzazione dei campionati nazionali. Il lato tecnico è stato affidato invece a Ilnur Zakarin, professionista dal 2013 al 2022, diventato nel frattempo presidente della Federazione ciclistica di Tatarstan, la regione con capitale Kazan.

Il circuito era impegnativo: 10 chilometri tutti in città, con un tratto di pavè in salita, un’altra salitella corta e una più lunga di circa 300-400 metri, da fare per 20 volte fino a raggiungere i 200 chilometri della distanza di gara. I corridori arrivati da Mosca hanno deciso di fare subito gara dura e la selezione è stata così netta che la corsa l’hanno finita in 18.

Su un punto Renat ha ragione: i corridori non c’entrano e immaginiamo non sia facile prendere le distanze vivendo ancora in Russia. Alcuni che si contano sulla punta delle dita sono rientrati per la gara, altri se ne sono andati e in Russia non ci hanno più messo piede. Chi ha potuto ha scelto di adottare una diversa nazionalità, come Sivakov che proprio nel 2022 è diventato francese. I ragazzi e le ragazze che la scorsa settimana si sono ritrovati a Kazan volevano solo correre. 

«Alla partenza della gara maschile c’erano 90 corridori – racconta Renat – un bel numero. Ha vinto Novikov e alla fine è stato a lungo incredulo per l’emozione. Prima c’è stata la cronometro, con 60 corridori al via, che non sono pochi. L’ha vinta Rikunov, che corre in Cina ed era con noi alla Gazprom: ha fatto quei 36 chilometri a 51 di media. Anche la prova in linea delle donne è stata vinta da una ragazza che corre in Cina. Il secondo giorno invece abbiamo fatto il Mixed Team Relay e la squadra di Mosca ha vinto con 30 secondi di vantaggio, mentre il terzo e il quarto si sono piazzati entro i 3 minuti su 36 chilometri».

Il Tour in diretta

Organizzare corse in Russia, spiega Renat, è meno semplice di quanto accada da noi. Non si possono predisporre chiusure dinamiche delle strade, con il traffico che viene chiuso al passaggio del gruppo e poi riaperto. In Russia la chiusura delle strade è integrale e si può capire che in una città di un milione di abitanti, il grande evento possa essere un fastidio.

«Così il sabato sera a Kazan – racconta – abbiamo organizzato una festa per sdebitarci con la cittadinanza. Lo avevamo già fatto per eventi giovanili e lo abbiamo ripetuto. Ci sono stati un concerto, diverse presentazioni e quest’anno per mezz’ora abbiamo visto in diretta il finale della cronometro di Barcellona al Tour de France, su un grande schermo 6 metri per 3, con il commento dal vivo di Zakarin. Mi sono meravigliato di quanta gente sia venuta, sia per la gara nonostante la temperatura superiore ai 33 gradi, sia alla festa.

«Fra le attrazioni c’è stato anche Irek Rizaev, un corridore della BMX abbastanza conosciuto a livello internazionale. E lui ha fatto un salto passando sopra al gruppo. Non come si vede a volte in Francia, quando saltano ma la strada è giù in basso in una scarpata. Lui ha fatto il suo salto partendo dal livello strada ed è stato davvero molto difficile (foto di apertura, ndr)».

La squadra di Mosca ha dato l'impronta alla squadra, facendo la selezione decisiva (@arustamphoto)
La squadra di Mosca ha dato l’impronta alla corsa, facendo la selezione decisiva nel campionato di Russia (foto Russian Cycling Federation)
La squadra di Mosca ha dato l'impronta alla squadra, facendo la selezione decisiva (@arustamphoto)
La squadra di Mosca ha dato l’impronta alla corsa, facendo la selezione decisiva nel campionato di Russia (foto Russian Cycling Federation)

La suddivisione dei costi

La produzione televisiva di alto livello. I costi suddivisi fra vari soggetti pubblici. La regione di Tatarstan ha pagato la metà delle spese in materia di sicurezza, chiusura delle strade e tutti i servizi di polizia. Ciascuna regione che abbia inviato la sua rappresentativa ha pagato anche la trasferta (viaggio, vitto e alloggio), come accade anche da noi da quando gli organizzatori hanno smesso di riconoscere l’ospitalità alle squadre. La terza fetta, quella che riguardava il programma collaterale, inclusa la festa, è stato pagato dalla Federazione ciclistica russa. Per il salto di Irek Rizaev è infine intervenuto uno sponsor privato.

«Il presidente della Federazione è Oleg Sienko – spiega ancora Khamiduline – anche lui una volta correva in bicicletta ed è un uomo di affari di San Pietroburgo. In Russia tutte le federazioni hanno alla guida un grande businessman, mentre lo Stato e il Ministero tendono a investire sempre meno. Per fare delle belle cose servono soldi dalle sponsorizzazioni, perché il ciclismo è uno sport costoso.

«Però soprattutto ci tengo a dire e sottolineare che stiamo parlando di sport, che nessuno a Kazan è andato per parlare di altro. Noi che nello sport ci viviamo vogliamo fare solo il nostro lavoro, siamo stufi che ci mettano sempre di fronte alla guerra e cose politiche. Perché siamo davvero convinti che se funzionasse come lo sport, il mondo sarebbe migliore di com’è adesso».