Con la Volta a Catalunya, Nadia Quagliotto ha chiuso la sua primavera agonistica, la seconda da quand’è alla Cofidis. Ma questa volta è tornata nella sua Montebelluna con qualcosa di tangibile in mano: non solo l’apprezzamento per il suo lavoro quotidiano, ma anche un podio tanto inaspettato quanto importante, colto nell’ultima tappa della corsa precedente, il Tour Feminin des Pyrenées. Un terzo posto che riporta alla ribalta la veneta, l’ultimo era stato alla Volta de la Comunitat Valenciana, nel 2024. Anche allora all’ultima tappa…


Tornata a casa per un po’ di riposo in famiglia in vista di ripartire con destinazione i campionati italiani, la Quagliotto ripercorre la corsa francese che, da buona ciclista che guarda sempre al massimo risultato l’ha lasciata con un po’ d’amaro in bocca: «Era una corsa dura perché con salite un po’ atipiche per noi donne e sapevamo che poteva andare via la fuga in ogni frazione, soprattutto in quella. Dopo una trentina di chilometri fortunatamente è andata via con me dentro. L’ultimo strappo però era di 1.500 metri all’11 per 100 e sapevo che Jansen e Curinier sono più forti di me in quei tipi di ascesa. Non sono riuscita a seguirle, puntavo alla vittoria, ma è andata così».
E’ però il tuo risultato migliore da un bel po’ di tempo a questa parte, com’è stato preso dalla squadra?
Erano contenti perché ho colto l’occasione. Le opportunità qua in Cofidis sono un po’ meno rispetto a quando ero in Laboral Kutxa, quindi quando ho la possibilità di giocarmi le mie carte, devo sfruttarle al meglio. Abbiamo anche deciso di cambiare metodo di gara, perché alla fine nelle volate ristrette sono veloce, ma non son velocissima. Quindi devo provare più ad andare in fuga, non aspettando il finale. Lì è stata la prima volta che ci ho provato, quindi ha dato i suoi frutti. Ora devo continuare così, avere lo stesso approccio, provare a prendere le fughe e vedere se riesco a vincere.


Che differenza stai trovando tra la Cofidis e la Laboral?
Non ce n’è tantissima, salvo il fatto che la Cofidis è una realtà consolidata, è da più anni che c’è. Laboral era come una famiglia, ma anche Cofidis un po’ lo è, solo che ha un ambiente un po’ più grande. Poi in Laboral c’eravamo comunque tante italiane, tante spagnole, più o meno la stessa cultura. Qua invece ci sono comunque tante nazionalità diverse.
Quanto conta in questo senso avere in squadra anche la Alzini?
Martina mi ha aiutato molto anche quando ho firmato, l’avevo chiamata, mi ha spiegato che cosa avrei trovato e non nego che ha contribuito alla mia scelta. Non corriamo spesso insieme perché abbiamo due caratteristiche completamente diverse. E’ comunque un appoggio avere un’italiana in squadra, puoi confrontarti. Ci sentiamo anche quando non ci vediamo.


Tu nella squadra francese sei un elemento di appoggio per la capitana di turno, per le altre, ma hai comunque spazio, non sei una gregaria vera e propria…
E’ un po’ la politica del team, dove vogliono che tutte siano in grado di prendersi i loro spazi, essendo una squadra un po’ più piccolina rispetto a tante altre. Hai le tue possibilità di giocare le tue carte anche se non sei leader e questo è un aspetto importante. Anche questo mi ha convinto lo scorso anno a passare, quando abbiamo fatto le videochiamate mi avevano dato comunque una buona impressione, erano molto interessati a me.
La squadra è stata selezionata per il Tour de France?
Sì, ma non lo faccio, io sono tra le riserve e la cosa non mi dispiace perché è molto dura quest’anno, troppo per le mie caratteristiche. E’ chiaro che come prestigio non ha eguali, ma preferisco puntare a corse minori, dove comunque so che sono competitiva. Infatti a metà luglio sarò in gara al Tour de Perigord.


Il fatto di avere già il contratto per il prossimo anno ti aiuta, ti rende più tranquilla?
Sì, ma comunque continuo a essere professionale, a cercare di dare il mio meglio – risponde la Quagliotto – A me non cambia nulla, anzi credo che sia proprio quando uno non ha scadenze che deve dimostrare il proprio impegno, la propria professionalità. Anche perché poi si andrà a rivedere tutto quanto fatto in questi tre anni per ridiscutere il contratto.
Tu comunque vorresti rimanere nell’ambiente francese?
Sì, mi trovo molto bene io con loro, anche con i direttori sportivi, sono persone aperte. Tra Francia e Spagna sono stata fuori più di due settimane ma il tempo mi è volato, proprio perché c’è un bel gruppo e insieme stai bene.