VOGHERA (PV) – Nella giornata in cui la maglia rosa è passata dalle spalle del giovane Afonso Eulalio a quelle del più solido Jonas Vingegaard c’è stato anche lo zampino di Davide Piganzoli. Il valtellinese, arrivato quest’anno alla Visma Lease a Bike ha di fatto concretizzato il grande lavoro di Sepp Kuss dando una tirata decisa, dando il via all’azione decisiva del danese. Finito il lavoro Piganzoli non si è rialzato, ma ha tenuto duro, seguendo per un po’ anche il passo di Felix Gall. Lasciata la ruota dell’austriaco si è poi ritrovato con la coppia della Red Bull-BORA-hansgrohe, formata da Jai Hindley e dal grande amico Giulio Pellizzari.
La strada ha evidenziato le qualità del ragazzo cresciuto presso la corte di Ivan Basso, dove ha imparato tanto ed è diventato il corridore solido che è ora. Arrivare nel WorldTour era il passaggio successivo per crescere ancora, anche se questo lo ha portato a fare un lavoro diverso al momento.
Riuscire a conquistare la maglia rosa era un obiettivo della seconda settimana del Giro in casa Visma Lease a Bike. Un risultato che è sembrato semplice, ma le parole di Vingegaard hanno fatto capire che la tappa con arrivo a Pila era diventata fondamentale per la riuscita del piano.


Che effetto fa essere finalmente con la maglia rosa accanto?
Finalmente sì – ribadisce Piganzoli – ieri alla partenza da Aosta eravamo arrivati con un piano che era quello di vincere la tappa e prendere la maglia rosa. Tutto è andato per il verso giusto, quindi direi benissimo così.
Sei stato tu a fare l’ultimo forcing prima dell’attacco…
Abbiamo fatto un lavoro perfetto per Jonas (Vingegaard, ndr), poi io sono riuscito a portarlo sul punto indicato nel finale. In squadra stavamo tutti bene e lo abbiamo ampiamente dimostrato, siamo il team più forte.


Manca la terza settimana, quella più difficile?
Roma è ancora lontana, vero, però siamo riusciti ad accumulare un buon vantaggio (2’ 26” su Eulalio che occupa al momento il secondo posto, ndr). Cercheremo di mantenerlo.
Cosa vuol dire per te correre in un team come la Visma e contribuire alla sfida per la maglia rosa?
Sicuramente sono molto emozionato, ma sono anche soddisfatto del percorso che ho fatto e della mia crescita in questi anni. Sono davvero orgoglioso di far parte di questa squadra.
Ci racconti del percorso che senti aver fatto quest’anno con la squadra?
Sicuramente sono migliorato molto dal punto di vista della nutrizione, credo che quando si ha modo di correre accanto a un corridore come Vingegaard e in una squadra così forte si migliora per forza. Poi la testa fa il resto.


La crescita, quindi, è stata anche mentale in questi mesi?
Abbiamo iniziato a lavorare con la squadra del Giro già da dicembre, dai primi ritiri, poi a gennaio siamo andati in altura. Abbiamo corso la Parigi-Nizza e la Vuelta a Catalunya insieme a Vingegaard per imparare e conoscerci. Finite le corse siamo tornati a lavorare in altura, penso che questo avvicinamento così specifico mi abbia fatto crescere tanto.
Cosa significa essere entrato nel WorlTour?
Come ho detto prima mi rende molto orgoglioso di come ho lavorato negli anni passati e del salto che ho fatto quest’anno. Credo che ci sarà da divertirsi.
Quali ambizioni porti in te?
Per ora in questo Giro è di arrivare a Roma con la maglia rosa. Poi vedremo.


L’incoronazione di Kuss
Le prestazioni e le ambizioni di Davide Piganzoli sono forti come le gambe che spingono il ragazzo classe 2002, e la consacrazione arriva anche dai compagni di squadra che hanno imparato a conoscerlo in questi mesi. La voce che sostiene le parole del valtellinese è quella di Sepp Kuss, il quale dopo la tappa di Pila ha affermato che l’apporto di Piganzoli è fondamentale.
«E’ un corridore incredibile – afferma l’americano – ma anche una brava persona, davvero. Sa come correre, come aiutare gli altri e si vede che è una persona gentile ed è anche il tipo di corridore che vuoi accanto. Non è solo forte ma anche un buon compagno di squadra. A mio avviso era già molto forte prima, quando era alla Polti.
«Penso che anche per lui – continua – il solo fatto di poter correre in testa alle gare, avere un obiettivo ogni giorno in una squadra così e lavorare per un leader importante, sia la differenza più grande. E per questo può imparare molto e fare grandi passi avanti anche in termini di imparare a correre con l’idea di curare la classifica generale. Ed è qualcosa che si può imparare solo stando effettivamente in una squadra che lo fa».