BLOCKHAUS (CH) – A 4,4 chilometri dalla cima, mentre le raffiche di vento schiaffeggiavano le nuvole facendo dondolare i mezzi sul traguardo, Vingegaard ha affondato il colpo e Pellizzari si è arreso. Si sapeva che la montagna d’Abruzzo, su cui il Giro è arrivato per l’ottava volta, avrebbe dato la prima svolta alla classifica ed eravamo tutti in attesa di capire se le ambizioni del giovane marchigiano potessero reggere l’impatto del danese.
Per certe sfide si deve essere pronti con le gambe e con la testa e di certo Pellizzari era ansioso di mettersi alla prova accanto al secondo corridore al mondo per i Grandi Giri. Per questo, quando Vingegaard ha attaccato, la risposta di Giulio non si è fatta attendere e in quel momento forse l’impulsività e l’istinto gli hanno teso la trappola fatale.
«Ho fatto l’errore di seguirlo – dice mentre ancora non è riuscito a infilarsi la mantellina – e mi dispiace perché stavo bene. Ne farò tesoro per il prossimo arrivo in salita. Non è andata così male, abbiamo detto di essere qui per il podio e siamo ancora messi bene (Giulio è a 54″ dal terzo posto, ndr). Sono stanco, è stata una salita lunga. Sapevo che Jonas ha uno scatto molto forte. Io l’ho seguito e ho esagerato, tutto qui. Stavo anche bene, mi spiace di aver buttato tutto per la voglia di seguirlo».
Per qualche istante è parso in controllo, poi ha ceduto di colpo, voltandosi per capire chi ci fosse alle spalle. Gall lo ha preso e lo ha staccato, Hindley (vincitore dell’ultima volta sul Blockhaus) lo ha raggiunto e insieme a O’Connor sono andati all’arrivo. Le parole di Artuso alla vigilia del Giro, sulla sua abilità di affrontare le salite in progressione, si sono rivelate profetiche: il cambio di ritmo è stato galeotto, probabilmente nel suo dire di aver imparato per il prossimo arrivo in salita, Giulio si riferiva proprio a questo.




Piganzoli e Kuss, poi Vingegaard
L’opera di demolizione della Visma-Lease a Bike si è fatta subito pesante. Uno dopo l’altro, i corridori hanno iniziato a staccarsi sotto la guida di Piganzoli e Kuss. A 5 chilometri dal traguardo, anche Eulalio ha dovuto cedere terreno, ma la sua difesa è andata probabilmente oltre le aspettative. Sulla cima intanto i tifosi avevano i piedi nella neve e battevano i denti per il freddo. Dopo essere stati assiepati per tutto il giorno nei rifugi della zona, si sono riversati in strada per assistere al finale.
Rimasto nascosto per giorni nella coda del gruppo, Jonas non aspettava altro. Il suo avvicinamento al Giro è stato tutto fuorché faticoso. Non ha provato tappe, non ha fatto altro che allenarsi in altura, accontentandosi di arrivare alla partenza dalla Bulgaria con 15 giorni di gara. Quando ce lo troviamo davanti per farci raccontare la giornata, ha la flemma di chi non aspettava altro e pensava che sarebbe andata esattamente così.
«Aspettavo questo giorno da molto tempo – dice – esattamente da quando ho visto il percorso. Vincere ha reso questa una bella giornata, perché ora ho conquistato una tappa in ciascuno dei tre Grandi Giri ed è qualcosa di speciale. Mi aspettavo che Pellizzari e anche gli altri cercassero di venire con me quando avessi deciso di attaccare e Giulio in effetti mi ha seguito per un po’, poi ha ceduto e da quel punto sono potuto andare da solo fino al traguardo».




Fra vento contrario e salita
Era il 13 gennaio quando la Visma-Lease a Bike annunciò che Vingegaard avrebbe preso parte al Giro d’Italia. La rincorsa a Pogacar negli ultimi anni non si è rivelata il miglior affare e la vittoria della Vuelta 2025 probabilmente gli ha fatto capire che oltre il Tour c’è altro. Ovviamente Jonas non ha mai detto che andrà in Francia con ambizioni ridotte, semplicemente tenterà un diverso approccio: secondo i tecnici, correre il Giro prima del Tour potrebbe dargli la base che finora gli è mancata. Il fatto è che Pogacar continua a migliorare ed è diverso dal giovane che Vingegaard strapazzò nel 2022 e nel 2023.
Quando si è ritrovato da solo a 4 chilometri dall’arrivo, il capitano della Visma non ha fatto altro che continuare con il suo passo composto e potente. Non ha guadagnato manciate di minuti, Gall è arrivato dopo appena 13 secondi, mentre il passivo di Hindley e Pellizzari è stato rispettivamente di 1’02” e 1’05”.
«Gall è un super scalatore – spiega Vingegaard – lo ha dimostrato molte volte. Non mi sorprende che sia arrivato così vicino alla vittoria, perché ha dimostrato di saper andare molto forte. Felix sarà sicuramente un avversario importante, lo sapevo già prima della partenza. Ma noi oggi volevamo vincere e sono estremamente contento di esserci riuscito. I miei compagni di squadra hanno fatto un lavoro fantastico. Sono felice di poterli ripagare con la vittoria. Sono certamente soddisfatto di essere riuscito a recuperare terreno sulla maglia rosa e a guadagnare tempo sui miei avversari».


«Sull’ultima salita è stato difficile seguire qualsiasi piano, abbiamo tutti dovuto improvvisare perché c’era davvero tanto vento contrario e anche a favore. Quindi si trattava di cogliere il momento giusto, quando c’era più vento a favore. Con il vento contrario, ho cercato di risparmiare restando a ruota. L’attacco non era pianificato. Ci eravamo tenuti un po’ aperti per vedere quando si fosse presentata l’occasione giusta. C’era molto vento, è stata una salita davvero dura».
La maglia rosa e il body da crono
La sensazione, guardandolo in viso mentre si racconta, è che in realtà il piano ci sia e si stia svolgendo nel modo desiderato. Ci sono dietro ragionamenti complessi, come si fa nelle grandi squadre quando si cerca di non lasciare nulla al caso.
Ad esempio Campenaerts ha appena confidato che Vingegaard sia contento di non aver preso la maglia rosa, per poter correre la crono con il suo body e non quello dello sponsor Castelli. Del resto, senza nulla togliere all’eccellenza di Castelli, visto il budget riservato ai test in galleria del vento, qual è il senso di giocarsi le corse più importanti con il body di un altro brand non cucito sulle tue misure? Da quanto tempo Pogacar al Tour non corre una crono vestito con i suoi capi Pissei? Aver preso la maglia blu dei GPM sarà un danno in questo senso?
«Oh no – sorride Vingegaard – sono contento di avere la maglia blu. La cronometro non è domani e nella prossima tappa ci sono altri punti per gli scalatori. Considerato che sono in testa per un solo punto, penso che dovremo aspettare e vedere. E poi vedremo come sarò vestito per la crono, se con il mio body o un altro. Però non direi che avere una maglia di classifica si possa definire un problema».


«Non credo che questa vittoria cambierà la nostra strategia verso Roma – prosegue – sappiamo di dover guardare solo a noi stessi. Abbiamo fatto un piano prima della gara e lo seguiremo. Oggi la cosa più importante è aver vinto sul Blockhaus, che in Italia è una salita molto importante. Riuscire a vincere qui è stato speciale per me e anche per la squadra, per tutto il lavoro che ha fatto».
Arrivano i muri marchigiani
Eulalio ha risposto a poche domande per Eurosport e poi è filato via. La gente assiepata nella neve sulla scarpata continua ad aspettare gli ultimi velocisti, chiedendo a tutti la borraccia. E quando un corridore della Groupama decide di accontentarne uno, la borraccia vuota lanciata verso la gente viene fatta volare dal vento dalla parte opposta. Risate di tutti, malcontento per lo sfortunato.
I corridori sono dovuti scendere in bici per 5 chilometri fino al parcheggio dei pullman, poi avranno il trasferimento fino agli hotel di Chieti. Noi ci fermiamo a scrivere in cima nei locali dell’Albergo Mamma Rosa. Domani nella tappa di Fermo ci sarà ancora da mandare giù alcuni dei più iconici muri marchigiani: Massignano, Montefiore, Monterubbiano, Muro del Ferro e Capodarco. La fatica inizia a sommarsi nelle gambe, la prima settimana si avvia a chiusura. Il Giro ha trovato il primo padrone. Resterà da vedere se Vingegaard correrà per dare spettacolo come Pogacar nel 2024 o se piuttosto si limiterà ai margini necessari, correndo da ragioniere, per vincere il Giro senza spendere tutto sulla strada del Tour.