Con il quinto posto del Gran Premio Liberazione e la vittoria al Premio Frare, la settimana successiva, Lorenzo Mottes ha trovato il primo successo nella categoria under 23. Lo ha fatto al terzo anno, in maglia UC Trevigiani Energiapura Marchiol, la squadra che lo ha accolto dopo la parentesi di due stagioni alla Bahrain Victorious Development (che nel 2024 si chiamava ancora CTF Victorious). Il ragazzo che al Giro della Lunigiana, nel 2023, riuscì ad imporsi in una tappa e ad attirare tante attenzioni su di sé sembra essersi ritrovato. Il merito, oltre che suo, è anche della formazione guidata da Rino De Candido.


Diventare grande
Il ragazzo di Trento, che tra Friuli e Veneto sta rincorrendo il sogno di diventare un professionista, era alla ricerca di queste conferme. La vittoria del 3 maggio scorso a Vittorio Veneto è una bella iniezione di fiducia, anche se il cammino è ancora lungo (in apertura foto XPIX).
«Sto crescendo piano piano in questa stagione – racconta dalla casetta della U.C. Trevigiani – e a metà aprile ho notato un miglioramento netto nella mia condizione. Anche se non penso di essere ancora nella mia massima forma. Sto iniziando a pedalare forte, direi che il successo di settimana scorsa ripaga in termini di fiducia e di sicurezza. Ho ritrovato sensazioni che mi erano mancate in questi ultimi due anni».


Intendi negli anni alla Bahrain Victorious?
Quello che mi è mancato nei due anni in cui ho corso lì sono state le prestazioni, non andavo quanto avrei dovuto. Se sapessi dire il perché lo avrei risolto, senza magari il fatto di dover cambiare aria e ripartire. A livello tecnico, in realtà, non è cambiato molto.
E’ stata una questione di testa?
Probabilmente sì, avevo bisogno di una squadra con un ambiente più familiare nella quale ripartire e trovare quella fiducia in me che avevo perso. Ora sto trovando la mia strada, cosa che in tanti mi avevano pronosticato quando ero passato al CTF.




Come ti sei sentito in questi anni?
Vedevo gli altri andare forte, mentre io faticavo tanto, mentalmente questa cosa mi ha fatto andare giù. Mi sono sentito come se fossi fuori posto, un amatore in mezzo a un gruppo di professionisti.
Non riuscivi a fare ciò che ti mettevi in testa?
Mi veniva da mollare prima, dentro di me dicevo: «Tanto questi sono più forti». Non ho nemmeno avuto delle occasioni, ma semplicemente perché non le meritavo. Mi sono trovato senza possibilità e senza nemmeno le gambe per provarci.
Quali erano le tue aspettative quando sei passato con il CTF?
Mi sarei aspettato di andare bene, crescere e nel giro di due stagioni di trovarmi a fare il salto tra i professionisti, o almeno provarci. Invece le cose sono andate in maniera totalmente differente…


Cosa è servito per ripartire?
Non è stato facile, i risultati arrivati nelle ultime corse sono serviti, ma so che devo fare qualcosa in più, essere costante e farmi vedere anche negli impegni internazionali. Mentalmente rimboccarmi le maniche e riprovarci mi è venuto spontaneo, anche perché la voglia di vincere e di arrivare è rimasta sempre la stessa.
La vittoria al Trofeo Frare ti ha dato qualcosa in più?
In un certo senso. Quando ho vinto ero felice ma non troppo, perché un po’ ho ripensato alle due stagioni che ho sprecato. Anche se gli anni al CTF, diventato poi devo team della Bahrain Victorious, mi hanno fatto capire cos’è il ciclismo e come funziona. Guardo a quella parentesi con un po’ di rammarico perché l’occasione era grande, ma non tutto arriva subito.


Ora cosa manca per arrivare ad essere competitivo anche nelle gare internazionali?
Penso di esserci vicino, miglioro ogni settimana e sento che la condizione continua a crescere. Se adesso dovessi rifare una gara di quel livello, come Belvedere o Piva, probabilmente andrei meglio.
Segno che la testa gioca un ruolo importante, no?
Fondamentale, ma devo anche ringraziare la Trevigiani e il suo staff per avermi permesso di riprovarci e crescere. Da quest’anno sto anche lavorando con Claudio Cucinotta, mi trovo bene con lui sia in bici che fuori. Sento di essere più leggero, ma l’impegno che ci metto è sempre lo stesso. Il sogno è ancora acceso.