Una maglia tricolore sulle salite, quelle delle Dolomiti Bellunesi prima, quelle del Teide dopo. E’ quella di Elisa Longo Borghini, che è andata in avanscoperta sulle due tappe del prossimo Giro d’Italia Women che si snoderanno nelle zone del Cadore. A seguirla come sempre, Paolo Slongo, direttore sportivo e soprattutto allenatore della piemontese.
Cosa ha detto questo sopralluogo? E come sta adesso Elisa? E ancora: gestione del calendario e ritiro in quota. La carne sul fuoco è tanta e con Paolo Slongo, che si trova proprio sul Teide anche lui, iniziamo subito a sviscerare gli argomenti. Il tutto mentre in casa UAE ADQ si festeggiava per la Vuelta Femenina di Paula Blasi. Una bella iniezione di fiducia.


Partiamo dai sopralluoghi del Giro, Paolo. Quali tappe avete provato? E perché?
Abbiamo fatto i sopralluoghi delle due tappe venete: la cronoscalata del Nevegal e la tappa successiva di Longarone. E le abbiamo provate perché secondo me sono due tappe importantissime per la classifica generale. Quando torneremo dal Teide, e avranno aperto il Colle delle Finestre fino in cima, andremo anche lì. Anche se Elisa lo conosce bene.
Cosa hanno detto questi sopralluoghi?
Volevamo capire bene. La cronoscalata è esattamente quella di Contador su Nibali del Giro 2011. Volevo che la vedesse anche l’atleta. L’abbiamo fatta tre volte, anche per provare ruote e materiali diversi e ci siamo fatti un’idea. La partenza al centro di Belluno, la discesa successiva, le altre insidie.
Come l’avete affrontata? A tutta?
No, non dico a ritmo blando ma quasi. Con valori prestabiliti tra Z2 e Z3. Era importante avere sempre gli stessi watt anche per vedere le differenze fra i vari materiali. Così anche per poter lavorare già con determinati rapporti qui sul Teide.


E la Longarone-Santo Stefano di Cadore?
Ho voluto che la vedesse perché è una tappa veramente dura: 138 chilometri con oltre 3.400 metri di dislivello. La prima parte, fino a Cortina d’Ampezzo, è relativamente semplice, poi ecco il Tre Croci, il Passo Sant’Antonio, Costa Lissolo… Sono posti che io conoscevo, ma ripeto, volevo che li vedesse anche Elisa e soprattutto che li vedesse prima del ritiro per avere le idee chiare.
Ed Elisa cosa ha detto?
Ora sa com’è. Ha visto che i primi tre chilometri della salita del Nevegal sono veramente duri. E che sarà importante curare i particolari. Mentre della tappa di Santo Stefano di Cadore ha capito che il Sant’Antonio è duro. E che il circuito finale non ti fa respirare. In generale anche le discese non son troppo tecniche, Elisa non andrà alla cieca. Se la vedi prima ti resta in testa e anche ai fini delle tattiche future potrà essere utile questa ricognizione. Anche lei potrà parlare meglio in fase di riunione.
E’ un’osservazione utile anche per i preparatori?
E’ una fase embrionale, ma almeno sia lei che io abbiamo i riferimenti per iniziare a pensarci su. Per me vale doppio: sia come coach che come direttore sportivo. Poi quest’anno ci sarà anche Demi Vollering e bisognerà sbagliare ancora meno del solito.


A proposito di Vollering. L’olandese ha fatto tutte le classiche (Roubaix esclusa) e poi ha detto che comunque avrebbe avuto tempo lo stesso per farsi trovare pronta al Giro Women. Voi invece le avete saltate… C’entra anche il discorso che Elisa non era stata bene durante la primavera? Ci spieghi questa scelta?
Semplicemente le due atlete hanno fatto due avvicinamenti differenti. Elisa ha iniziato allo UAE Tour Women, a inizio febbraio, gara alla quale noi teniamo molto. Il nostro progetto comunque era quello di fermarsi in vista di Amstel, Freccia e Liegi… poi la bronchite per la Milano-Sanremo ha bloccato tutto. Abbiamo provato a fare la Roubaix, ma Elisa tossiva veramente troppo. Stava male. E così abbiamo deciso di resettare tutto. Ha saltato due o tre corse ed è stata ferma due settimane. Vollering è partita dopo e ha corso di più in seguito.
Ma volendo ci sarebbe lo spazio temporale tra Ardenne e Giro Women?
Certo. Semplicemente è un planning diverso. Anche perché poi la stagione non finisce mica lì. Per Elisa sarebbe stata lunga partendo da inizio febbraio arrivare fino al Giro Women e oltre. Abbiamo in programma anche il Tour de France Femmes e ci teniamo a farlo bene. Anzi, a finirlo come dice Elisa!


Come sta andando invece sul Teide, Paolo?
Bene. Lo stacco, quasi obbligato, le ha portato benefici. Abbiamo ripreso con calma. Staremo quassù quasi tre settimane, dall’1 al 21 maggio. Abbiamo previsto un lavoro molto in progressione. Un lavoro che ci porterà anche a simulare alcune tappe del Giro Women e le situazioni di corsa. E poi c’è un bel gruppo e anche questo fa bene. Ci sono Silvia Persico, Alena Amialiusik, Eleonora Gasparrini… Doveva esserci anche Brodie Chapman, ma poi è caduta e non è venuta.
Paolo, conosci Elisa da tempo. Quando è stata male e ha dovuto saltare la Sanremo è stata poi preoccupata?
Era preoccupata nella fase in cui è stata male. E anche arrabbiata direi, perché non ha potuto fare alcune corse in cui era una delle poche che poteva veramente competere con Vollering. Poi era preoccupata anche per quello che poteva essere il proseguo della stagione. Adesso semmai c’è più una fase di dubbio, perché arriverà al Giro Women senza i riferimenti delle gare. Come Jonas Vingegaard del resto. Jonas è stato qui tre settimane e poi è andato al Giro. Mentre l’atleta spesso vorrebbe un feedback della gara. Ma lì sta anche alla mia bravura: supportarla con numeri e sensazioni per tenerla tranquilla e arrivare bene al Giro. E’ il mio lavoro